Ergonomia for dummies: le basi per il lavoro al computer | Ingegneri.info

Ergonomia for dummies: le basi per il lavoro al computer

Cenni di ergonomia e principi di rischio: tutto quello che è essenziale conoscere per lavorare in sicurezza e in salute. Dall'ebook "Formazione alla Sicurezza per Videoterminalisti"

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Valutazione dei rischi, ergonomia, caratteristiche dell’ambiente e della postazione di lavoro, stress e tecnostress, contenimento degli infortuni, principali riferimenti normativi. Sono solo alcuni dei temi trattati nell’ebook “Formazione alla Sicurezza per Videoterminalisti“, scritto da Flavio Battiston. Il libro, corso d’aggiornamento per gli operatori VDT snello e puntuale – corredato da slide tratte dalla banca Wolters Kluwer e con commenti a cura dell’Ingegner Andrea Rotella – fa parte della serie “Igiene & Sicurezza del Lavoro“.

Vi proponiamo un estratto dell’ebook incentrato sull’articolato tema dell’ergonomia. Potete acquistare “Formazione alla Sicurezza per Videoterminalisti” cliccando il link sottostante.

L’ergonomia spiegata agli scettici

“Ma io lavoro meglio così” disse la segretaria seduta, meglio, sdraiata, con una postura che è facile ammirare in una qualsiasi delle ineguagliabili località balneari italiane sotto il sole estivo. E che dire poi di chi non usa il portacomputer (che porta il video all’altezza corretta) per i PC portatili perché “Sono abituato così”? È poi esperienza comune incontrare per i corridoi dei nostri uffici persone che camminano con andature “improbabili” e che sentenziano: “Quel maledetto computer mi sta spaccando la schiena”.

In realtà “quel maledetto computer” molte volte è innocente e bisognerebbe spiegare che la realtà è un po’ più complessa e che sarebbe più giusto affermare: “Ho mal di schiena perché non mantengo una postura corretta mentre sono davanti al computer e perché non ho una scrivania e una sedia adeguati”. Come specie umana abbiamo impiegato un lungo tratto della nostra evoluzione per raggiungere la postura eretta, ma rischiamo di tornare da dove siamo partiti se non curiamo il nostro modo di stare di fronte ai videoterminali.

Va combattuto il “Fai da te” oppure il “Mi trovo meglio così”, cioè un affidarsi al proprio modo di vedere la realtà e al soggettivismo, nell’organizzare le nostre scrivanie e gli uffici. Come già detto, spesso alle spalle di quest’atteggiamento vi è la convinzione che “tanto si fanno male al di là della parete nei reparti produttivi”, ma tale convincimento si dimostra sempre più erroneo e privo di qualsivoglia fondamento. Questo “fai da te” porta poi alle malattie professionali o comunque, quando va bene, a tendiniti, infiammazioni, dolori articolari, ecc. che non sono riconducibili ad un preciso qui ed ora, ma la cui origine risale, magari, a molto tempo addietro e si è alimentata di piccoli errori e superficialità quotidiane.

Questo discorso risulta ostico soprattutto quando il pubblico è molto giovane perché ci siamo sentiti tutti “immortali”, un po’ superuomini all’inizio della nostra carriera lavorativa ritenendo che certe cose capitano solo ai “vecchi” perché non stanno attenti o semplicemente perché, appunto, sono vecchi.

Queste riflessioni introducono due materie centrali per il tema che stiamo trattando: l’ergonomia e la percezione del rischio che si accompagna a quello della propensione ai rischi.

Cenni di ergonomia

L’ergonomia, la cui etimologia somma i termini greci ergon, cioè lavoro, e nomos, prescrizione, legge, ma anche usanza, consuetudine, costume (e per chi si occupa di formazione è inevitabile preferire questi secondi significati), è la disciplina che regola la progettazione di prodotti, ambienti e servizi rispondenti alle necessità dell’utente migliorando la sicurezza, la salute, il confort, il benessere e la prestazione umana.

Tale disciplina si avvale di altre scienze che possiamo definire accessorie, ma imprescindibili e indispensabili: disegno industriale; psicologia del lavoro; antropometria; biomeccanica; medicina del lavoro; sociologia; etica.

I fattori di rischio ergonomico

Le analisi e gli studi realizzati ci hanno dimostrato che i principali fattori di rischio in ambito
ergonomico sono:

  • Ripetitività e frequenza di esecuzione del lavoro;
  • Forza muscolare esercitata;
  • Correttezza posturale;
  • Gestione del tempo di lavoro;
  • Fattori ambientali;
  • Fattori meccanici;
  • Fattori organizzativi;
  • Mancanza di addestramento, informazione e formazione.

È facile capire come questi aspetti coinvolgano e riguardino appieno anche i soggetti la cui attività lavorativa consista nel lavorare per lunghi periodi seduti davanti ad un computer e non semplicemente i reparti produttivi. Ecco perché l’ergonomia è scienza tutt’altro che secondaria nella tutela della salute dei videoterminalisti e non può ridursi, come già detto, al semplice garantire le “giuste misure” nella postazione dell’operatore.

Se tali sono i fattori di rischio, molto diversificati e variegati saranno gli interventi e gli ambiti d’azione di cui il datore di lavoro, supportato dal responsabile del servizio prevenzione e protezione e dal medico competente, dopo aver consultato i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, dovrà farsi carico.

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Ambiti di intervento ergonomici

Operatore

Gli interventi dovranno tener conto e nello stesso tempo essere rivolti:

  • Al grado di formazione e informazione sulla sicurezza e salute con particolare riguardo alla correttezza posturale e ad un sano stile di vita;
  • Alle precedenti abilità ed esperienza valorizzando ciò che costituisce un bagaglio positivo, ma anche spiegando ciò che deve essere modificato;
  • Alle condizioni psico-fisiche personali e a come esse mutano e sono sottoposte a stress fisico e mentale in relazione all’attività svolta;
  • All’istruzione pregressa e alle nuove conoscenza che si vogliono trasmettere affinché la persona possa svolgere con efficacia ed efficienza ed in sicurezza la propria mansione.

Va tenuto conto anche dei dati e dei tratti distintivi forniti dall’antropometria che non sono modificabili e dai quali non possiamo prescindere nei nostri interventi:

  • Sesso;
  • Età;
  • Caratteri antropometrici;
  • Costituzione;
  • Funzioni dell’organismo.

Ambiente di lavoro

I fattori da tenere sotto controllo sono:

  • La qualità e la quantità dell’arredamento;
  • Il layout delle postazioni di lavoro;
  • Il microclima;
    L’illuminazione;
  • L’eventuale segnaletica;
  • Il rumore;
  • Le vibrazioni e le radiazioni;
  • L’ordine e la pulizia.

Contenuto del lavoro

L’attenzione dovrà essere rivolta almeno ai seguenti elementi:

  • Mancanza di motivazione o stimoli oppure, all’opposto, presenza di pressanti richieste;
  • Ripetitività e monotonia del compito assegnato o, al contrario, continui cambiamenti e innovazione;
  • Eccesso o difetto di responsabilità e autonomia (metodi di controllo del lavoro svolto, possibilità di programmare l’attività, ecc.);
  • Eccesso o difetto di lavoro rispetto alle risorse in campo (tempo, conoscenza, tecnologia, ecc.).

Organizzazione del lavoro

Anche per questo ambito vanno monitorati diversi fattori:

  • L’organizzazione dei processi lavorativi;
  • La distribuzione dei compiti;
  • La scelta delle attrezzature;
  • L’assegnazione e la pianificazione dei lavori;
  • L’orario di lavoro (turni, ferie, riposi, pause, …);
  • Il sistemi di controllo e di feedback;
  • L’assegnazione di premi e/o sanzioni.

Postazione di lavoro

Può essere visto come un sottoinsieme dell’ambiente di lavoro, ma è meglio trattarlo a parte vista la tipologia di lavoratori di cui ci occupiamo. Vanno considerati i seguenti aspetti:

  • La posizione in piedi o seduta;
  • Le dimensioni della postazione e la libertà di movimento consentita;
  • Le posture;
  • L’angolo visivo e la visibilità;
  • La collocazione e la raggiungibilità dei dispositivi.

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