Stress e tecnostress nel lavoro al computer: i principali fattori di rischio | Ingegneri.info

Stress e tecnostress nel lavoro al computer: i principali fattori di rischio

Che cosa si intende per 'tecnostress'? Quali sono gli elementi da tenere in considerazione per una corretta valutazione del rischio? Una panoramica da "Formazione alla sicurezza per videoterminalisti"

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Stress fisico e tecnostress sono fattori connaturati al lavoro al videoterminale. Flavio Battiston, nell’ebook “Formazione alla Sicurezza per Videoterminalisti” affronta il tema dello stress correlato al lavoro al videoterminale, parlando anche di prevenzione ed ergonomia. L’ebook – parte della serie “Igiene & Sicurezza del Lavoro” – intende fornire  “spunti utili da comunicare e facili da ricordare e mettere in pratica” a chi lavora al videoterminale. Completano l’opera slide tratte dalla banca dati Wolters Kluwer, corredate da commenti a cura dell’Ingegner Andrea Rotella.

Di seguito un estratto del libro, incentrato proprio su stress e tecnostress. L’ebook è acquistabile cliccando il box sottostante.

Stress e tecnostress

La convivenza per lunghe ore con le stesse persone, la percezione diversa di fenomeni quali il microclima e l’illuminazione, l’interferenza fra vita privata ed esigenze lavorative, il sovrapporsi di scadenze e richieste, il controllo sul lavoro svolto, i diversi gradi di autonomia e responsabilità, i frequenti cambiamenti di procedure e norme sono solo alcuni dei fattori che rendono rilevante anche all’interno di un ufficio la valutazione del rischio di stress lavoro-correlato o del tecnostress. I due termini, pur diversi in alcuni aspetti, presentano molti tratti comuni e strategie di contenimento similari.

Stress

Lo stress può essere definito come una risposta o reazione cognitiva, emotiva e fisica dell’organismo per ripristinare l’adattamento con l’ambiente di fronte alle continue e quotidiane stimolazioni che minano l’equilibrio interno. Qualsiasi stimolazione, sia essa positiva o negativa, fisica, psicosociale, relazionale, determina nell’individuo una reazione di stress che si manifesta quando le persone percepiscono uno squilibrio tra le richieste avanzate nei loro confronti e le risorse a loro disposizione per far fronte a tali richieste.

Quotidianamente ci sono dei fattori stressanti e ogni lavoratore ha una soglia di tollerabilità diversa. Ciascuno di noi è capace di sostenere un’esposizione alla tensione che può addirittura essere considerata positiva (si parla in tal senso di “eustress”), ma nessuno riesce a sostenere una pressione intensa e prolungata senza che questa esposizione sfoci in una vera patologia o quanto meno generi dei problemi di salute. Le energie suscitate dall’adattamento al mutato contesto, se non utilizzate correttamente o se cognitivamente mal gestite, si veicolano verso organi e apparati e diventano fattori facilitanti le malattie psicosomatiche e i conflitti sociali.

Lo stress diventa, allora, un rischio per la salute e richiede l’intervento di specialisti e l’attuazione di precise strategie di cura prima che questo stato, già di per sé grave, sfoci in fenomeni più significativi come la sindrome da burn-out, cioè una situazione di totale esaurimento emotivo, psichico e fisico che annulla la persona chiudendola in se stessa e impedendo qualsiasi relazione con gli altri.

Tecnostress

Da alcuni anni ha fatto la sua comparsa nella letteratura che riguarda i rischi nei luoghi di lavoro il termine “tecnostress”. Esso è l’effetto dell’uso eccessivo e problematico dei mezzi tecnologici a nostra disposizione ed è legato in particolare a:

  • Notevole aumento del numero di strumenti tecnologici con cui quotidianamente ci interfacciamo;
  • Costante sviluppo e rapido invecchiamento dei dispositivi per cui spesso assistiamo ad una“corsa” all’ultimo modello che domani è già diventato il penultimo;
  • Crescente articolazione e diversificazione dei dispositivi per cui non siamo mai del tutto sicuri di saperli davvero governare;
  • Ruolo sempre più invadente che queste tecnologie hanno assunto nelle nostre vite lavorative e non;
  • Sovraccarico di informazioni con cui l’utente si deve interfacciare e che richiedono grande attenzione nel saperle vagliare;
  • Possibilità (o condanna, dipende dai punti di vista) di essere sempre collegato e di non staccare mai.

L’utilizzo costante e invadente delle tecnologie informatiche nel nostro lavoro e nella vita quotidiana genera sia rischi muscolo-scheletrici che rischi di carattere psicosociale (stress e altro) dovuti all’aumento del carico cognitivo, al prolungarsi dei tempi di lavoro e al venire meno di una netta frattura fra lavoro e vita privata.

Processo

Spesso il fenomeno dello stress lavoro-correlato nasce dal fatto che il lavoratore inizia la sua esperienza nel luogo di lavoro con una base di entusiasmo idealistico, alte aspettative, forte motivazione e desiderio di affermazione. Successivamente subentra uno stato di impotenza acquisita, per cui il lavoratore inizia a sentirsi quotidianamente frustrato e deluso; alla fine subentra una situazione di difesa passiva, caratterizzata da stati di apatia, noia, disgusto, disinteresse e cinismo.

Caratteristiche evidenti di questo fenomeno è che il lavoratore non ce la fa più, è di malumore, ha uno stato di irritazione quotidiana, vive un forte senso di prostrazione e svuotamento, è deluso, si sente impotente ed insoddisfatto. Inoltre aumentano notevolmente i conflitti, sia all’interno del luogo di lavoro sia all’interno della realtà aziendale, per cui si arriva ad un circolo vizioso, caratterizzato da rabbia, tentativi di rimedio, sforzi falliti, indifferenza. In questa situazione si innesta l’evoluzione dello stress nel burn-out in cui, come già sopra ricordato, la persona letteralmente “si brucia” nel tentativo di adattarsi alle difficoltà del confronto quotidiano con la propria attività lavorativa .

Fattori di rischio

Le principali fonti di stress in un luogo di lavoro possono essere:

  • Intrinseche al lavoro e alla mansione da espletare (esempio: carico di lavoro);
  • Riferite a fattori fisici e ambientali (esempio: disordine, sporcizia, rumore);
  • Legate al ruolo dell’organizzazione (esempio: ambiguità di ruolo, ossia mancanza di chiarezza rispetto al compito e conflitti di ruolo con richieste tra loro incompatibili);
  • Dipendenti dalle possibilità di crescita professionale e di carriera o anche più semplicemente di assegnazione di premi o riconoscimenti in azienda (esempio: criteri non chiari di valutazione delle prestazioni lavorative);
  • Relazionali (esempio: conflittualità con la dirigenza, rivalità coi colleghi, assenza di sostegno da parte dei colleghi, mancanza del lavoro in gruppo);
  • Strutturali in base alla configurazione organizzativa, a seconda della grandezza e delle dimensioni dell’azienda (esempio: scarso livello di autonomia decisionali ed estraneità ai processi deliberativi);
  • Organizzative (esempio: poche risorse disponibili, orari di lavoro, presenza di turni o meno);
  • Socio-culturali (esempio: immagine sociale di quel dato lavoro, perdita di prestigio professionale, scarsa retribuzione);
  • Personali (esempio: età, aspettative professionali, cultura, valori, stile cognitivo, locus of control interno o esterno, situazione familiare, temperamento, stile di vita, eventi stressanti aggiuntivi quale un lutto o una separazione).

Quando in un’azienda sono presenti fattori di stress, di essi si colgono quella che è la punta dell’iceberg, cioè il maggior assenteismo, l’aumento considerevole delle richieste di malattia o di permesso ingiustificate, le richieste di malattia per la presenza di stati depressivi e di stati di natura ansiogena o di esaurimento fisico in generale. Inoltre possono con più probabilità verificarsi degli infortuni, nella misura in cui il lavoratore è svogliato, somatizza, si chiude in se steso, ha uno stato di esaurimento e presenta, anche se in forma lieve, i caratteri tipici della depressione.

Fattori da considerare nella valutazione dello stress lavoro-correlato

Aspetti temporali della giornata di lavoro e dell’attività lavorativa:

  • Orario di lavoro
  • Lavoro straordinario indesiderato o numero “eccessivo” di ore
  • Ritmo di lavoro soprattutto con richieste pressanti
  • Tempo insufficiente per rispettare le scadenze di lavoro
  • Programmazione dei cicli di lavoro e di riposo
  • Variazioni della quantità di lavoro assegnata
  • Interruzioni

Contenuto dell’attività lavorativa:

  • Lavoro frammentario, ripetitivo, monotono che prevede compiti e competenze poco variati
  • Autonomia, indipendenza, influsso, controllo
  • Utilizzo delle competenze disponibili
  • Opportunità di acquisire nuove competenze
  • Vigilanza mentale e concentrazione
  • Incertezza delle mansioni o delle richieste
  • Contraddittorietà delle mansioni o delle richieste
  • Risorse insufficienti rispetto a quelle richieste per portare a termine il lavoro (per esempio competenze, apparecchiature, struttura organizzativa)

Rapporti interpersonali nel gruppo di lavoro:

  • Possibilità di interagire con i colleghi durante il lavoro, nelle pause e dopo il lavoro
  • Dimensione e coesione del gruppo di lavoro
  • Riconoscimento per i risultati ottenuti nel lavoro
  • Sostegno sociale
  • Equa distribuzione del lavoro

Rapporti interpersonali con i superiori:

  • Partecipazione ai processi decisionali
  • Feedback e riconoscimento da parte dei superiori
  • Grado di rigore della supervisione
  • Sostegno sociale
  • Incertezza o contraddittorietà delle richieste

Condizioni dell’organizzazione:

  • Dimensione e struttura dell’organizzazione
  • Lavoro alla periferia dell’organizzazione
  • Prestigio relativo delle mansioni svolte
  • Struttura organizzativa non chiaramente definita (attribuzione delle responsabilità, presupposti organizzativi per conflitti di ruolo e ambiguità)
  • Burocrazia organizzativa (amministrativa) e procedure incongrue (irrazionali)
  • Politiche discriminatorie (per esempio nelle decisioni sui licenziamenti o le promozioni)

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