Locali interrati o seminterrati: norma e uso in deroga come luoghi di lavoro | Ingegneri.info

Locali interrati o seminterrati: norma e uso in deroga come luoghi di lavoro

Il Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro consente l’utilizzo di questi locali come luoghi di lavoro solo a determinare condizioni

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I locali interrati e seminterrati non possono essere utilizzati come luoghi di lavoro ma tale divieto non è assoluto: c’è la possibilità di richiedere un’autorizzazione in deroga subordinata al rispetto di determinati criteri e requisiti. In questo articolo vediamo cosa dice il Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro a riguardo e quali sono le linee guida generali da tener presente per poter ottenere l’autorizzazione a svolgere un’attività lavorativa all’interno di locali interrati e seminterrati.

Locali interrati e seminterrati: cosa dice la normativa?
L’art. 65, comma 1, del D.Lgs. n. 81/2008 vieta l’utilizzo di locali interrati o seminterrati per scopi lavorativi; salvo poi precisare, al comma 2, che si può derogare a tale prescrizione quando ricorrono particolari esigenze tecniche a patto che il datore di lavoro garantisca, all’interno di questi spazi, idonee condizioni di aerazione, microclima e illuminazione. Fermo restando che devono sempre essere rispettati i dettami del Tusl e le idonee condizioni suddette, l’organo di vigilanza può consentire che tali locali vengano impiegati anche in mancanza di esigenze tecniche che giustifichino l’attività svolta all’interno di essi, purché le lavorazioni non diano luogo ad emissioni di agenti nocivi – comma 3.
Il CNI – Consigli Nazionale degli Ingegneri, in merito alla corretta interpretazione di questo articolo, ha chiesto alla Commissione per gli interpelli – prevista dall’art.12, comma 2, del Tusl – se, date le prefate deroghe, “vi possa essere permanenza di lavoratori in detti locali per l’intera giornata lavorativa contrattuale”. La risposta è stata pubblicata con l’Interpello n. 5/2015 del 24 giugno 2015 nel quale si chiarisce che, con l’art.65, si è voluto attribuire all’organo di vigilanza uno specifico potere autorizzativo, atto a rimuovere i limiti imposti dal legislatore per i locali interrati e seminterrati, previa verifica di compatibilità tra l’esercizio svolto e i requisiti di salubrità e sicurezza richiesti per i lavoratori.
L’autorizzazione in deroga all’uso dei locali interrati o seminterrati quali luoghi di lavoro, deve essere rilasciata solo dopo aver accertato l’assenza di agenti nocivi derivanti dal ciclo produttivo dell’attività svolta al loro interno (esempio: galvanica, verniciatura, saldatura, fusione metalli, falegnameria, ecc.), il rispetto del D.Lgs. n. 81/2008 e la verifica delle idonee condizioni di aerazione, microclima e illuminazione. Infine, la Commissione precisa che “eventuali limitazioni sull’orario di lavoro devono trovare una concreta e determinata motivazione strettamente correlata alle esigenze imposte e specificate dalla norma medesima”.

Locali interrati e seminterrati: linee guida generali
L’organo di vigilanza al quale la normativa fa riferimento per il rilascio dell’autorizzazione in deroga, generalmente, coincide con la ASL – Azienda Sanitaria Locale (o come viene denominata nella propria regione di appartenenza). Ognuno di questi enti pubblici possiede una propria autonomia procedurale e, pertanto, i requisiti richiesti agli ambienti di lavoro, situati nei locali interrati e seminterrati, per l’ammissione alla valutazione dell’istanza di deroga sono simili ma non uniformi.
Di seguito vi proponiamo una lista, esemplificativa e non esaustiva, degli adempimenti da produrre per richiedere l’autorizzazione in deroga all’organo di vigilanza competente nel proprio territorio:
• Istanza e scheda tecnico-anagrafica relativa all’ASL di competenza;
• Ricevuta di versamento/bonifico intestato all’ASL di competenza;
• Marca da bollo da € 16,00;
• Iscrizione alla CCIA o Agenzia delle Entrate;
• Documento attestante la piena disponibilità dei locali (proprietà, contratto d’affitto, ecc.);
• Certificato di destinazione d’uso corrispondente all’attività della richiesta;
• Certificato di agibilità del locale interessato;
• Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (ai sensi dell’art. 47, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445), nel quale il proprietario o l’avente titolo, dichiara che dalla data del rilascio del certificato di agibilità, presentato per la richiesta di deroga, non sono intervenute trasformazioni edilizie che abbiano influito sulle condizioni di cui all’art. 24, comma 1 del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.;
• Elaborati grafici, in duplice o triplice copia, comprensivi di planimetria dei locali in scala, sezioni quotate, indicazioni sulla destinazione d’uso degli ambienti rappresentati, eventuale lay-out dell’impianto di aerazione/condizionamento e illuminazione;
• Relazione tecnica, firmata da un professionista abilitato, che descriva le lavorazioni eseguite, le caratteristiche dei locali e degli impianti;
• Certificato di Prevenzioni Incendi (C.P.I.) o Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.) ai VV.FF. – (se soggetti);
• Dichiarazione di conformità degli impianti tecnologici, ai sensi del D.M. n. 37/2008 (impianti aeraulici, impianti elettrici, impianti gas, ecc.);
• Certificazione INAIL (ex ISPESL)/ARPA per macchine e impianti soggetti ad omologazione e verifiche.

Leggi anche: Cos’è il luogo di lavoro? La definizione ai sensi del D.Lgs. n. 81/2008

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