Macchine per il legno e sicurezza: seghe alternative, a nastro e circolari | Ingegneri.info

Macchine per il legno e sicurezza: seghe alternative, a nastro e circolari

Dalle seghe alternative a quelle circolari ecco una panoramica normativa, corredata da schede macchine da scaricare

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Lavorare in sicurezza è l’obiettivo condiviso tra lavoratori e datori di lavoro ed è per questo che è fondamentale non solo conoscere le fasi di una lavorazione ma anche e soprattutto i pericoli legati alle varie lavorazioni.

Dal punto di vista normativo ci assiste il Testo Unico sulla Sicurezza (D. Lgs. n. 81/2008), il quale attraverso le disposizioni, sia generali che specifiche, non tralascia di considerare le situazioni di pericolo e di prescrivere apposite norme di tutela.

Dal punto di vista operativo, la possibilità di avere delle schede riepilogative (schede macchine) contenenti l’insieme delle indicazioni pratiche permetterebbe al lavoratore di utilizzare le macchine e le attrezzature di lavoro in modo sicuro.

Le macchine per la lavorazione del legno costituiscono una ampia famiglia di macchine che utilizzano utensili dentati, a coltello e simili per la lavorazione di legno e materiali affini, quali il sughero, la gomma dura, le materie plastiche dure, o i materiali lapidei.

Le macchine più tipiche, nella lavorazione del legno sono le seghe, che possono essere di vario tipologia: alternative, a nastro o circolari.

Ma vediamo le macchine nello specifico.

Seghe alternative
In queste macchine una fonte di rischio specifico è rappresentata dal moto alternativo del telaio portalame e dalla conseguente azione di inerzia. In effetti, l’elemento più delicato della catena di trasmissione e trasformazione del moto è la biella, per la quale, nei tipi in cui essa è realizzata in legno, il rischio di rottura è concreto. Di conseguenza la protezione deve consistere in ripari sufficientemente solidi, capaci di trattenerne i pezzi dopo averli intercettati. Occorre anche impedire che il telaio, non più vincolato dalla biella, possa uscire dal lato opposto, il che si può ottenere con una protezione (paracolpi) sorretta e fissata mediante opportuni supporti e corredata di tamponi elastici in funzione di ammortizzatori.

Le seghe alternative a movimento orizzontale devono essere munite di una solida protezione della biella atta a trattenerne i pezzi in caso di rottura (D. Lgs. n. 81/2008, parte II, Allegato V, punto 5.5.1).
Trattandosi, poi, di macchine di notevoli dimensioni, particolare attenzione merita la protezione degli elementi del gruppo di trasmissione del moto (volani, cinghie, pulegge, ecc.) che vanno tutti segregati con ripari continui o barriere. Le relative aperture di accesso o di ispezione devono essere interbloccate con l’alimentazione dei motori.

Per le macchine a telaio verticale, poiché, a causa di urti o guasti al sistema di fissaggio, può sorgere il rischio che il cilindro di avanzamento superiore possa cadere, occorre che lo stesso sia assicurato nella sua posizione più alta, il che può ottenersi con l’inserimento di spine metalliche tenute in posizione mediante copiglie.

Sempre per questo tipo di macchine, è necessario, per effettuare in sicurezza le operazioni di manutenzione, regolazione e pulizia nella zona sottostante il telaio portalama verticale, prevedere l’uso di spine meccaniche per assicurare la posizione di fermo del telaio che, anche a motore non alimentato, potrebbe mettersi in movimento per azione della gravità.

Infine, nel caso che nel sistema di trasmissione del moto siano impiegate coppie di pulegge fissa e folle, va curata la presenza del dispositivo di fermo meccanico dello spostacinghia.

Seghe a nastro

Il nastro ed i relativi organi di rinvio sono gli elementi più pericolosi in queste macchine.

Il nastro va completamente segregato in tutto il suo percorso, fuorché, beninteso, nel tratto attivo, che va limitato al minimo indispensabile richiesto dallo spessore del materiale in lavorazione con ripari registrabili.

Secondo il D.Lgs. n. 81/2008, parte II, Allegato V, punto 5.5.2, le seghe a nastro devono avere i volani di rinvio del nastro completamente protetti. La protezione deve estendersi anche alle corone dei volani in modo da trattenere il nastro in caso di rottura. Il nastro deve essere protetto contro il contatto accidentale in tutto il suo percorso che non risulta compreso nelle protezioni di cui al primo comma, ad eccezione del tratto strettamente necessario per la lavorazione.

I volani quindi vanno completamente protetti, con sistemi (ripari chiusi), estesi anche alle periferie, che siano in grado di intercettare e trattenere il nastro in caso di rottura.
Ad integrare la protezione della parte attiva del nastro (parte discendente) e per tenere lontane dalla zona pericolosa le mani dell’operatore (caso di lavorazione di pezzi di ridotta dimensione) occorre predisporre ed utilizzare attrezzi appositi (guide, spingitoi, ecc.).

Nel caso di tagli longitudinali su pezzi di notevole lunghezza, per evitare urti con le parti sporgenti o cadute dei pezzi recisi, dovranno essere disposti, rispettivamente, ripari e supporti adeguati alla configurazione del luogo di lavoro.

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Seghe circolari

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Secondo D. Lgs. n. 81/2008, parte II, Allegato V, punto 5.5.3, le seghe circolari fisse devono essere provviste:

  1. di una solida cuffia registrabile atta a evitare il contatto accidentale del lavoratore con la lama e ad intercettare le schegge;
  2. di coltello divisore in acciaio, quando la macchina è usata per segare tavolame in lungo, applicato posteriormente alla lama a distanza di non più di 3 millimetri dalla dentatura per mantenere aperto il taglio;
  3. di schermi messi ai due lati della lama nella parte sporgente sotto la tavola di lavoro in modo da impedirne il contatto.

Qualora per esigenze tecniche non sia possibile l’adozione del dispositivo di cui alla lettera a), si deve applicare uno schermo paraschegge di dimensioni appropriate.

La protezione dell’utensile è uno dei principali obiettivi di sicurezza per queste macchine, che si potrà attuare mediante una cuffia in grado di fornire la protezione contro il contatto accidentale con la lama e contro la proiezione di schegge. La cuffia deve essere registrabile in funzione degli spessori del materiale e del diametro della lama. Contro il rischio di pervenire alla lama in fase di arresto mentre è ancora in rotazione, le macchine marcate CE devono avere dispositivo di frenatura se l’arresto per inerzia non avviene entro 10 secondi dalla disattivazione. Una cuffia in materiale trasparente riduce questo rischio anche per macchine antecedenti.

Contro il rischio di rifiuto o di rigetto del pezzo in lavorazione, nel caso di taglio in lungo, occorre applicare un coltello divisore per tenere aperto il taglio e facilitare l’avanzamento. Il coltello deve essere registrabile in funzione del diametro della sega in modo da non distare più di 3 mm dal bordo della dentatura.

Le seghe circolari a pendolo, a bilanciere e simili devono essere provviste di cuffie di protezione conformate in modo che durante la lavorazione rimanga scoperto il solo tratto attivo del disco.

Le seghe circolari a pendolo e simili devono essere inoltre provviste di un dispositivo di sicurezza atto ad impedire che la lama possa uscire fuori dal banco dalla parte del lavoratore in caso di rottura dell’organo tirante (D. Lgs. n. 81/2008, parte II, Allegato V, punto 5.5.4).

La protezione a cuffia degli utensili, nel caso delle seghe a pendolo o a bilanciere, deve essere tale da lasciare scoperta la sola parte necessaria alla lavorazione (cuffia di tipo oscillante o basculante capace di adattarsi al taglio secondo il procedere di questo).

Sempre per le seghe a pendolo e simili, deve essere impedita la possibilità che, in caso di guasti agli organi di sospensione o di tiro, il disco utensile possa fuoriuscire dal banco dalla parte dell’operatore. Allo scopo, si potranno applicare tamponi di arresto corsa ed assicurare gli eventuali contrappesi nella loro corretta posizione di fissaggio.

Ancora, queste macchine devono essere provviste di un idoneo sistema di avviamento/arresto dell’utensile del tipo a pulsante ad azione continua, applicato sul dispositivo (leva, braccio, ecc.) per l’azionamento del gruppo di taglio (Cass. pen., sez. IV, 14 gennaio 1992, n. 290).

Infine, tutte le volte che la lavorazione lo consente, devono essere applicati ed usati dispositivi di bloccaggio (morse, griffe, ecc.) dei pezzi da lavorare, in modo da impedire che l’operatore debba mantenerli in posizione con le mani in prossimità della zona attiva della lama.

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