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Malattia professionale: facciamo il punto

Come è cambiata la malattia professionale nel corso degli ultimi dieci anni. Il quaderno di medicina del lavoro, pubblicato dalla Azienda Asl di Parma ci aiuta a capirlo

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Nel corso degli ultimi due decenni si è assistito ad un radicale cambiamento della natura delle patologie professionali più diffuse in Italia: alla drastica riduzione delle ipoacusie e delle patologie respiratorie, imputabile alle azioni di prevenzione poste in essere negli ambiti lavorativi, ha fatto da contraltare un significativo incremento delle malattie muscolo-scheletriche e, in minor misura, delle neoplasie, patologie a genesi multifattoriale per le quali è sempre auspicabile operare una distinzione tra i fattori di rischio lavorativi e quelli extralavorativi.

Nel caso delle patologie neoplastiche risulta ancora piuttosto complicato, infatti, cogliere il nesso causale tra l’esposizione al rischio lavorativo e una manifestazione clinica della malattia che può differire di molti anni.

Ecco il perché dell’opuscolo “Tumori professionali Aggiornamento 2015 QUADERNI DI MEDICINA DEL LAVORO – n°1” realizzato dall’Azienda USL di Parma con il duplice obiettivo di approfondire, nel corso degli accertamenti sanitari, l’attenzione posta sull’anamnesi professionale e di rendere più semplice la fruizione, per la classe medica, degli adempimenti di legge relativi alle neoplasie professionali.

I tumori di origine professionale sono quelli in cui l’attività lavorativa ha agito come causa scatenante o come concausa. Tra gli agenti chimici e fisici e i processi industriali classificati come sicuramente cancerogeni per l’uomo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), più della metà sono presenti, o lo sono stati in passato, negli ambienti di lavoro, mentre la frazione di tumori attribuibile alle esposizioni professionali nelle nazioni industrializzate è dell’ordine del 4-5%.
Sebbene in Italia si stimi che i nuovi casi di neoplasia imputabili a cause lavorative siano, ogni anno, circa 10.000, nel triennio 2010-2012, l’INAIL ha riconosciuto, mediamente, poco più di 1000 casi all’anno di tumori professionali a testimonianza di una sottostima del fenomeno piuttosto evidente. Tra i principali fattori della sottostima, accanto all’impossibilità di distinguere i tumori professionali dalle altre neoplasie e di un periodo di induzione-latenza, nella maggioranza dei casi, piuttosto lungo, vi sono altri fattori che non possono essere sottovalutati.

Oltre agli effetti negativi del fumo del tabacco che possono aggiungersi a quelli delle esposizioni professionali, va sottolineata la scarsa abitudine e la difficoltà del personale medico a svolgere una adeguata e completa anamnesi lavorativa e a porre la dovuta attenzione agli aspetti medico-legali connessi al riconoscimento delle malattie professionali.

L’opuscolo della Azienda Asl di PArma riporta una serie di schede di associazione tra neoplasie ed attività lavorativa che, fornendo indicazioni sia sulle sedi tumorali che sulle esposizioni lavorative, intende rappresentare un valido supporto di tipo pratico per il clinico.

Le neoplasie sono state selezionate tenendo conto delle considerazioni epidemiologiche e sperimentali contenute nelle Monografie IARC – Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Human – (fino alla 108), in associazione con gli agenti cancerogeni per i quali è previsto il riconoscimento facilitato da parte dell’INAIL (“le cosiddette neoplasie tabellate”), e delle informazioni sulle esposizioni lavorative contenute nella banca dati MATline (Matrice delle esposizioni ad agenti cancerogeni).

Per ogni agente cancerogeno tabellato è indicato il corrispondente riferimento alla tabella delle malattie professionali INAIL e, per ogni tumore, il codice secondo la classificazione internazionale delle malattie dell’OMS (ICD-10). Accanto ai cancerogeni certi, appartenenti al Gruppo 1 IARC, sono stati indicati anche quelli con probabile attività cancerogena (Gruppo 2A IARC), in presenza dei quali, la dimostrazione del nesso causale tra esposizione lavorativa e la malattia è a carico del lavoratore.

In caso di riscontrata neoplasia professionale, il diagnosta dovrà consegnare il primo certificato di malattia professionale, direttamente al lavoratore o a un suo congiunto, contenente le seguenti informazioni:

  • generalità del lavoratore;
  • datore di lavoro attuale;
  • lavorazione o sostanza che hanno determinato la malattia;
  • datori di lavoro esercenti tali lavorazioni, se diversi dall’attuale;
  • periodi nei quali l’ammalato è stato addetto a queste lavorazioni con specificate le mansioni;
  • sintomatologia accusata, esame obiettivo, diagnosi e prognosi;
  • data di compilazione del certificato.

È consigliabile, successivamente, l’invio del certificato ad un patronato sindacale per il riconoscimento della malattia professionale presso l’Inail.

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