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Medicina del lavoro: la scheda personale di destinazione lavorativa

La scheda personale di destinazione lavorativa descrive dettagliatamente l’attività di ciascun lavoratore in azienda

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Lo scopo principale della medicina del lavoro è quello di diagnosticare precocemente eventuali malattie professionali e, soprattutto, prevenire l’insorgenza di qualunque tecnopatia. È quindi essenziale per il medico competente, o per il medico autorizzato, conoscere perfettamente le caratteristiche e le modalità operative di tutte le attività svolte da ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza medica.

La più moderna legislazione in tema di medicina del lavoro prevede l’obbligo per il medico di visitare periodicamente gli ambienti di lavoro (D.Lgs. n. 81/2008, art. 25, c. 1, lett. l) e D.Lgs. n. 230/1995, art. 89, c. 1, lett. a). È questa un’azione indispensabile per conoscere e valutare a fondo i rischi connessi al lavoro svolto nelle varie unità produttive, effettuando quindi una programmazione mirata della tipologia di visita medica e degli eventuali accertamenti specialistici necessari per una corretta sorveglianza medica specifica su gruppi omogenei di lavoratori.

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Questi sopralluoghi periodici però possono non essere sufficienti; infatti l’attività lavorativa del singolo può discostarsi da quella del gruppo omogeneo in cui è inserito. La graduale scomparsa della catena di montaggio, la sempre maggiore specializzazione delle diverse attività produttive, fanno sì che ogni lavoratore, pur svolgendo le proprie mansioni in un reparto considerato omogeneo, possa trovarsi esposto a rischi lavorativi diversi da quelli di altri colleghi operanti nello stesso ambiente. Per tale motivo è essenziale che l’attività lavorativa del singolo sia sinteticamente, ma dettagliatamente, descritta a cura del datore di lavoro in una scheda personale di destinazione lavorativa che espliciti in modo chiaro sia tutte le fasi del lavoro svolto, che gli specifici rischi fisici, chimici o di altra natura cui il soggetto è esposto, quantizzandoli nel modo più preciso possibile.

Con questo strumento il medico può conoscere a fondo i rischi complessivi cui è esposto il lavoratore.
La scheda personale rappresenta inoltre un valido aiuto per una raccolta assistita dell’anamnesi lavorativa, sia in occasione della visita preventiva che di quelle periodiche. Per correggere eventuali inesattezze di compilazione è anzi raccomandabile, all’inizio di ogni visita, che il medico competente rilegga la descrizione dell’attività lavorativa e ne chieda conferma al lavoratore.

Questo modo di procedere offre una miglior tutela sia al datore di lavoro che al lavoratore, in quanto la puntuale descrizione dei rischi lavorativi e la loro quantizzazione, conosciuta preventivamente da entrambi le parti, potrà consentire, in sede di valutazione di un eventuale danno, di correlare o meno una malattia professionale all’attività lavorativa svolta. Si pensi ad esempio al fatto che molti tumori di origine professionale non sono assolutamente distinguibili da quelli insorti per cause naturali o che alcune tecnopatie possono avere un’origine extraprofessionale (ipoacusia nei cacciatori o negli assidui frequentatori di discoteche).

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Proprio per tale motivo la descrizione dell’attività lavorativa deve essere il più possibile accurata e deve essere evitata l’abitudine di inserire nella descrizione attività che non vengono effettivamente svolte, con il solo scopo di tutelarsi da eventuali dimenticanze (operando in questo modo sarebbe molto difficile dimostrare, dopo molti anni ed in seguito alla comparsa di una malattia la cui patogenesi potrebbe anche essere professionale, che il rischio lavorativo era stato aggiunto a solo scopo cautelativo). Vanno evitate anche descrizioni estremamente generiche (del tipo: “partecipa alla costruzione di apparati”) che non permettano di individuare l’attività esplicata dal lavoratore.

È fuor di dubbio, per i motivi su esposti, che la scheda personale di destinazione lavorativa deve essere ricompilata ad ogni variazione dell’attività lavorativa del dipendente, anche perché il giudizio d’idoneità espresso dal medico competente era riferito al lavoro specifico svolto in precedenza.

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La scheda personale di destinazione lavorativa può infine rappresentare un valido sussidio per la compilazione del documento di valutazione dei rischi previsto dall’art. 28 del D.Lgs. n. 81/2008, rappresentandone un’eventuale integrazione (pur non potendosi ovviamente sostituire ad esso).
Per tale motivo è utile che per ogni rischio indicato venga previsto un esplicito riferimento al documento stesso; potrà essere in tal modo effettuato anche un riscontro incrociato per evitare possibili dimenticanze o discordanze. Tale collegamento al documento di valutazione dei rischi rappresenta un ulteriore motivo di rielaborazione della scheda ad ogni variazione dell’attività lavorativa (D.Lgs. n. 81/2008, art. 29, c. 3).

Si ricorda infine che la scheda personale di destinazione lavorativa deve essere compilata per tutti i lavoratori, anche per quelli per i quali non sussiste alcun obbligo di legge, quale conferma dell’avvenuta valutazione dell’attività lavorativa ai fini della tutela della salute sul luogo di lavoro.

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Raccolta di informazioni per la compilazione della scheda personale di destinazione lavorativa

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