Noi ingegneri agibilitatori, al servizio delle emergenze: intervista all'ing. Patrizia Angeli | Ingegneri.info

Noi ingegneri agibilitatori, al servizio delle emergenze: intervista all’ing. Patrizia Angeli

A pochi giorni da Expo Emergenze 2016, incontriamo l'ing. Patrizia Angeli, presidente dell'Associazione nazionale ingegneri per la prevenzione e le emergenze, per fare il punto su rischio sismico, dissesto e ricostruzione

L'area esterna per la gestione delle emergenze allestita all'edizione 2014 di Expo Emergenze
L'area esterna per la gestione delle emergenze allestita all'edizione 2014 di Expo Emergenze
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Parte la terza edizione di “Expo Emergenze”, l’evento in programma a Umbriafiere di Bastia Umbra, dal 3 al 5 Giugno 2016, che mette l’Umbria al centro d’Italia e al centro del dibattito sui temi dell’emergenza e della sicurezza. Molti i temi sul piatto dell’edizione 2016 di Expo Emergenze: Primo soccorso sanitario, Disabilità motoria, Protezione Civile, Antincendio, Sicurezza sul Lavoro, Protezione ambiente, il tutto in un palinsesto molto dinamico composto da iniziative promosse da aziende ed enti partner. E per la prima volta Expo Emergenze ospiterà anche gare nazionali e momenti di positiva competizione, con “Eroe a 4 zampe” e “Soccorritori d’Italia” due contest dedicati ad unità cinofile e volontari, con l’obiettivo di dinamizzare l’evento, rendendolo teatro di attuazione delle ordinarie procedure di salvataggio che vengono applicate nei contesti emergenziali; un contributo per dare il giusto valore a tutti i professionisti che operano quotidianamente nel mondo dell’emergenza’.

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Dimostrazione cinofila a Expo Emergenze 2014

Di fianco a queste attività, la Regione propone un calendario ricco di interventi applicativi atti a sottolineare come l’organizzazione in fase emergenziale e la pianificazione, operazione quest’ultima quanto mai necessaria e assolutamente non trascurabile, siano aspetti cruciali e complementari
A questo proposito abbiamo raggiunto uno degli organizzatori, l’ing. Patrizia Angeli, Presidente I.P.E. – Associazione Nazionale Ingegneri per la Prevenzione e le Emergenze, a cui abbiamo rivolto la seguenti domande.

Nel Convegno promosso dalla Regione Umbria e dalla Protezione Civile, che si aprirà il prossimo 3 giugno risaltano in particolare, dai titoli degli interventi le seguenti parole chiave: emergenza, gestione del rischio e pianificazione. A che punto siamo e come è possibile educare il cittadino comune e spronare il tecnico ad operare sul territorio?

I temi dell’emergenza e della gestione del rischio sono sempre stati presenti nella nostra cultura, tanto che il sistema protezione civile italiano rappresenta oggi un modello positivo di riferimento europeo ed internazionale.
In questo sistema sono inclusi tutti i soggetti che operano nel settore emergenza in modo coordinato ed efficiente, compresi noi ingegneri che negli ultimi anni, tramite la collaborazione attiva con il Dipartimento nazionale della Protezione Civile, siamo riusciti a offrire la nostra competenza al servizio della collettività.
Se da un lato si sono raggiunti risultati ragguardevoli, intendo nella creazione di un modello corale ed efficiente di gestione dell’emergenza, dal punto di vista della pianificazione e della cultura del rischio c’è ancora molto da lavorare.
A livello nazionale e regionale sono stati avviati programmi che capillarmente giungono fino al livello comunale dove, attraverso strumenti innovativi quali studi di microzonazione sismica (MZS) e analisi della condizione limite per l’emergenza (CLE), si possono adeguare sia gli strumenti di pianificazione generale che i piani di emergenza in un’ottica di prevenzione del rischio.
Per quanto riguarda la cultura del rischio occorre lavorare sempre di più sulla consapevolezza e sulla preparazione dei cittadini in modo che la nostra società diventi più resiliente, coinvolgendo ad esempio i cittadini e gli amministratori in un percorso di conoscenza e di maggiore preparazione di fronte ai rischi.
Come Associazione IPE (Associazione nazionale Ingegneri per la Prevenzione e le Emergenze) siamo impegnati su tutti i fronti, dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione e alla diffusione di una cultura dell’emergenza all’interno della nostra società agendo sia in informazione che in formazione.

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Alluvioni, frane e terremoti sono eventi che caratterizzano la nostra penisola e ne hanno messo in luce le fragilità. L’ultimo evento sismico, ed è ricorso da pochi giorni l’anniversario, il terremoto del 2012 in Emilia Romagna. Qual è stato il  bagaglio culturale tecnico che è stato possibile estrapolare da quell’evento e quali provvedimenti devono essere intrapresi?
Le fragilità del nostro territorio ci vengono ciclicamente ricordate dagli eventi e sono certamente connesse all’uso che abbiamo fatto del nostro territorio negli anni. La storia ha però la capacità di risvegliare una coscienza pubblica che ogni tanto si assopisce e ci ricorda, con i fatti, che la sicurezza del nostro territorio deve essere non solo una priorità, ma la più importante delle priorità perchè da essa dipende la salute e il benessere della popolazione, cioè di ognuno di noi.
Il terremoto emiliano porta con sé un bagaglio importante, come ognuna delle tragiche esperienze vissute in passato.
In particolare credo porti con sé il perfezionamento del sistema di protezione civile e la messa a sistema di tutte le sue componenti. Per noi Ingegneri è stato l’evento che, dopo l’esperienza dell’Aquila, ci ha consentito di assumere maggiore e competente coinvolgimento già nelle primissime fasi dell’emergenza a fianco dei Sindaci e dei cittadini che stavano vivendo momenti terribili. In quegli anni infatti erano già in fase sperimentale percorsi specifici di formazione di Tecnici specializzati in gestione dell’emergenza, tecnici che per primi sono stati chiamati ad operare sul campo portando le proprie competenze al servizio della collettività.

Gli Agibilitatori, così ci hanno chiamati, sono stati coloro che, accolti nelle case dei terremotati, ne hanno giudicano l’agibilità o meno e con competenza ed assumendosene la responsabilità professionale, hanno consentito il rientro delle famiglie nelle abitazioni in modo sicuro ovvero il loro allontanamento a garanzia della loro tutela.
Quindi, guardando al futuro, credo che vada proseguito il lavoro avviato, incentivata la crescita di queste competenze accompagnando queste azioni ad investimenti costanti in sicurezza e prevenzione.

Lo scorso 27 maggio a Bologna è stato presentato il volume “Sisma Emilia 2012 – dall’evento alla gestione tecnica dell’emergenza”: Qual è l’obiettivo di questa pubblicazione e i suoi punti nevralgici
La pubblicazione rappresenta l’esito della collaborazione tra le varie Istituzioni coinvolte nella gestione dell’emergenza emiliana, Dipartimento di Protezione Civile Nazionale, Consiglio Nazionale Ingegneri e Regione Emilia Romagna.
E’ la testimonianza completa, a più voci, dell’attività svolta a partire dal verificarsi dell’evento fino alla chiusura dell’emergenza, cioè al ristabilirsi delle condizioni di sicurezza per la popolazione. L’idea è nata dalla vastità del materiale che era stato raccolto nel corso dei sopralluoghi effettuati dalle 284 squadre di Ingegneri inviate sul campo attraverso il coordinamento del Consiglio Nazionale Ingegneri, in totale 600 colleghi coinvolti, che erano intervenuti nell’attività di rilevamento del danno e dell’agibilità. Infatti avevamo dotato ogni squadra di una chiavetta USB in cui salvare le fotografie scattate durante gli interventi perché potessero essere utili a documentare gli esiti degli stessi. Nell’esaminare a posteriori le foto, ci siamo resi conto che avevamo in mano un patrimonio immenso che poteva essere molto utile per il futuro. Si trattava di 101.000 scatti che documentavano in realtà le varie declinazioni dei meccanismi di danno degli edifici e che costituivano altrettanti casi di studio che potevano essere resi accessibili ai cultori della materia o anche solo per la diffusione culturale dei fenomeni.
La documentazione fotografica costituisce la parte centrale della pubblicazione, certamente quella che può rappresentare il bagaglio culturale di questa esperienza, utile per lo studio e la ricerca finalizzata alla sicurezza futura.

Tornando al convegno “Expo emergenze” è ripreso il tema legato alla ricostruzione e rievolcato il terremoto del 1997, quello che forse ha spinto a volere una normativa sismica (si è però dovuto attendere quello di San Giuliano di Puglia del 2002 OPCM n. 3274/2003): Quali misure devono essere intraprese per un’accelerazione nell’attività di messa in sicurezza e consolidamento?
I dati raccolti in decenni di calamità dimostrano che la gestione dell’emergenza è costosissima, non solo dal punto di vista economico ma anche da quello di perdita di vite umane, di beni materiali, di cultura delle popolazioni colpite.
Ri-costruire non è facile soprattutto se si tratta di ricostruire l’identità dei cittadini e il loro senso di appartenenza ai territori. Occorre quindi andare oltre il concetto della ricostruzione fisica per intraprendere un processo base di costruzione di una società sensibile e preparata.
Servono investimenti costanti sia per interventi su edifici che per azioni sulle città intese come sistemi urbani, composti sia di elementi fisici, puntuali e areali, ma anche di cittadini, che rimangono gli attori principali in emergenza e in prevenzione.
Gli investimenti in prevenzione e cultura dei rischi rappresentano la migliore azione che una società moderna e responsabile deve attuare.
Noi Ingegneri siamo pronti a raccogliere questa sfida e a lavorare per una società più sicura e consapevole.

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