Oneri della sicurezza nei cantieri temporanei e mobili: normativa, stima, consigli | Ingegneri.info

Oneri della sicurezza nei cantieri temporanei e mobili: normativa, stima, consigli

Dal Testo Unico al calcolo standard, dalla formazione dei prezzi alla prescrizione: consigli e riflessioni sulla quantificazione degli oneri di sicurezza

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La locuzione “oneri della sicurezza” è inevitabilmente fuorviante: suggerisce infatti che riguardi tutte le spese che vengono sostenute per la sicurezza in cantiere e, per questo, è stata alla base di riserve che hanno millantato un principio di integrale corresponsione degli oneri della sicurezza, di cui non vi è traccia nella Direttiva come nella norma italiana. Meglio era la definizione contenuta nel D.P.R. n. 222/2003, che parlava di valutazione, in relazione alla tipologia dei lavori, delle spese prevedibili per l’attuazione dei singoli elementi del piano, che individuava fin dal titolo la necessità di computare nient’altro che le prescrizioni previste dal PSC.
Come sempre quando si deve eseguire una prestazione prevista da una norma, è opportuno relazionarsi con quanto questa prescrive letteralmente. La stima degli oneri della sicurezza è descritta al D.Lgs. n. 81/2008, allegato XV, capitolo 4:
“4.1.1 Ove è prevista la redazione del PSC ai sensi del Titolo IV, Capo I, del presente decreto, nei costi della sicurezza vanno stimati, per tutta la durata delle lavorazioni previste nel cantiere, i costi:
a) degli apprestamenti previsti nel PSC;
b) delle misure preventive e protettive e dei dispositivi di protezione individuale eventualmente previsti nel PSC per lavorazioni interferenti;
c) degli impianti di terra e di protezione contro le scariche atmosferiche, degli impianti antincendio, degli impianti di evacuazione fumi;
d) dei mezzi e servizi di protezione collettiva;
e) delle procedure contenute nel PSC e previste per specifici motivi di sicurezza;
f) degli eventuali interventi finalizzati alla sicurezza e richiesti per lo sfasamento spaziale o temporale delle lavorazioni interferenti;
g) delle misure di coordinamento relative all’uso comune di apprestamenti, attrezzature, infrastrutture, mezzi e servizi di protezione collettiva”.
In questo elenco è esplicitato che debba esistere una corrispondenza tra gli oneri della sicurezza e il contenuto del PSC: l’oggetto del piano sono le scelte in carico al committente e definite dal coordinatore per la progettazione, che si concretizzano in prestazioni aggiuntive all’oggetto del contratto di costruzione. Prestazioni che devono essere riconosciute economicamente. Non c’è altro, non è previsto il riconoscimento di somme relative a prestazioni non riportate nel Piano di Sicurezza e Coordinamento. In particolare, l’operazione di considerare oneri della sicurezza esterni o interni ai prezzi, questi ultimi da scorporare in maniera da non doverli assoggettare a ribasso, che ha avuto tanta fortuna in passato, non è richiesta dalla legge.

Stimare gli oneri: ma come?

La stima degli oneri deve essere congrua, analitica, per voci singole, a corpo o a misura, riferita ad elenchi prezzi standard o specializzati, oppure basata su prezziari o listini ufficiali vigenti nell’area interessata, o sull’elenco prezzi delle misure di sicurezza del committente, prosegue il capitolo 4.1.3, il che significa che:
– gli importi devono essere definiti per qualità, quantità e tempo di utilizzo, quando pertinente;
– deve esserci corrispondenza tra le prescrizioni del PSC e la loro relativa stima economica, qualitativa (tipologia di prestazione) e quantitativa (misure fisiche e temporali);
– deve rispettare i criteri d’uso per la definizione dei prezzi unitari usati dell’opera.
Gli oneri della sicurezza così definiti sono la parte del costo dell’opera che non viene assoggettata a ribasso. In passato, il corrispondente dell’attuale capitolo 4.1.4, che sancisce la non assoggettabilità degli oneri della sicurezza al ribasso, è stato anche interpretato come se questi facessero già parte dell’importo dei lavori, nel senso che si trattasse di prestazioni che comunque erano richieste alle imprese in forza delle norme sulla sicurezza sul lavoro, e che il compito del coordinatore per la progettazione fosse solamente di individuarle e darne una definizione economica, al solo scopo di impedirne il ribasso, secondo un meccanismo di questo tipo:

Importo dei lavori – Oneri della sicurezza = Somma soggetta al ribasso d’asta

Chiaramente ciò non può essere, perché allora il datore di lavoro dell’impresa esecutrice dovrebbe pagare di tasca propria le scelte, basate sì su competenza ed esperienza, ma sostanzialmente arbitrarie, fatte dal coordinatore per la progettazione.
La procedura corretta è piuttosto questa:

Importo dei lavori (ribassabile) + Oneri della sicurezza (non soggetti al ribasso) = Costo dell’opera

La formazione dei prezzi

Avere qualche nozione su come viene formato un prezzo per un’opera edile è di fondamentale importanza per ogni tecnico coinvolto nella progettazione e nella costruzione di un’opera. Un progetto in cui la parte economica è concepita secondo le regole è di più facile esecuzione per il costruttore, al quale vengono riconosciute adeguatamente le prestazioni richieste, il direttore dei lavori non si trova costretto a continui bracci di ferro con le imprese, strozzate da scelte incongrue, e tutto va a vantaggio del committente, che vede il suo investimento valorizzato al massimo.
In mancanza di prezzi ufficiali, l’art. 32, comma 2 del regolamento di attuazione del codice dei contratti pubblici, D.P.R. n. 207/2010, indica il meccanismo che occorre seguire per la determinazione di un nuovo prezzo:

1) si definiscono le quantità necessarie di materiali, manodopera, noli, trasporti per realizzare una quantità unitaria della prestazione oggetto del prezzo;

2) si applicano i prezzi elementari ricavati dai listini ufficiali, da quelli delle camere di commercio o dai prezzi di mercato;

3) si aggiunge una percentuale variabile tra il 13 e il 17% per retribuire all’impresa le spese generali;

4) si aggiunge un ulteriore 10% come utile dell’esecutore. In linea teorica, può esistere una differenza tra la formazione dei prezzi nei contratti tra privati e nei contratti che devono rispettare il codice dei contratti pubblici, attualmente il D.Lgs. n. 50/2016.

Le regole utilizzate per la formazione dei prezzi negli appalti pubblici, normalmente vengono ritenute adeguate in quelli privati, e vengono adottati i medesimi prezzi.
Relativamente alla definizione delle quantità dei materiali, manodopera, noli e trasporti necessari per realizzare una quantità unitaria della prestazione oggetto del prezzo, può essere interessante sapere che una vecchia normativa, il D.M. 11 dicembre 1978, fornisce delle tabelle in cui sono scomposte secondo questi termini, alcune lavorazioni tipo, per ogni categoria di lavoro.
Veniamo così a sapere che, ad esempio, per la categoria I Opere stradali, i costi sostenuti per i movimenti di materie possono essere così scomposti:

a) Manodopera: 18%
b) Materiali 1. Misto di fiume o di cava (tout venant): 4% 2. Esplosivo: 3%: 7%
c) Trasporti 1. Autocarro: 35%
d) Noli 1. Bulldozer: 13% 2. Escavatore: 7% 3. Wagon-drill: 14% 4. Rullo vibrante: 3% 5. Motolivellatore: 3%: 40%
Totale: 100%

Schemi di questo genere possono essere utilizzati per avere una valutazione degli uomini-giorno del cantiere in oggetto.
È interessante verificare che cosa è remunerato con le spese generali: il D.P.R. n. 207/2010, al medesimo art. 32, questa volta comma 4, elenca remunerate nelle spese generali:
“a) le spese di contratto ed accessorie e l’imposta di registro;
b) gli oneri finanziari generali e particolari, ivi comprese la cauzione definitiva o la garanzia globale di esecuzione, ove prevista, e le polizze assicurative;
c) la quota delle spese di organizzazione e gestione tecnico-amministrativa di sede dell’esecutore;
d) la gestione amministrativa del personale di cantiere e la direzione tecnica di cantiere;
e) le spese per l’impianto, la manutenzione, l’illuminazione e il ripiegamento finale dei cantieri, ivi inclusi i costi per l’utilizzazione di aree diverse da quelle poste a disposizione dal committente; sono escluse le spese relative alla sicurezza nei cantieri stessi non assoggettate a ribasso;
f) le spese per trasporto di qualsiasi materiale o mezzo d’opera;
g) le spese per attrezzi e opere provvisionali e per quanto altro occorre alla esecuzione piena e perfetta dei lavori;
h) le spese per rilievi, tracciati, verifiche, esplorazioni, capisaldi e simili che possono occorrere, anche su motivata richiesta del direttore dei lavori o del responsabile del procedimento o dell’organo di collaudo, dal giorno in cui comincia la consegna fino all’emissione del certificato di collaudo provvisorio o all’emissione del certificato di regolare esecuzione;
i) le spese per le vie di accesso al cantiere, l’istallazione e l’esercizio delle attrezzature e dei mezzi d’opera di cantiere;
l) le spese per idonei locali e per la necessaria attrezzatura da mettere a disposizione per l’ufficio di direzione lavori;
m) le spese per passaggio, per occupazioni temporanee e per risarcimento di danni per abbattimento di piante, per depositi od estrazioni di materiali;
n) le spese per la custodia e la buona conservazione delle opere fino all’emissione del certificato di collaudo provvisorio o all’emissione del certificato di regolare esecuzione;
o) le spese di adeguamento del cantiere in osservanza del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, di cui è indicata la quota di incidenza sul totale delle spese generali, ai fini degli adempimenti previsti dall’articolo 86, comma 3-bis, del codice;
p) gli oneri generali e particolari previsti dal capitolato speciale di appalto”.

La stima degli oneri della sicurezza

Un PSC redatto secondo i criteri di questo documento è solo in apparenza più semplice dei piani che sono stati in voga sin dall’entrata in vigore del D.Lgs. n. 494/1996, magari prodotti da software che mettevano assieme schede dedotte dalle norme tecniche relative alla sicurezza, con il computo degli oneri della sicurezza trattato a mo’ di sacco da riempire. In apparenza perché il punto dove è necessaria competenza ed esperienza, veramente di difficile attuazione, è quando occorre determinare la natura e la quantità concreta e realistica delle previsioni degli apprestamenti e dei dispositivi che vengono prescritti. Le prescrizioni fornite nei vari capitoli dovranno essere descritte in maniera tale da potere, per ciascuna, compiere le operazioni descritte nei paragrafi seguenti.

Definire la qualità della prescrizione

La prescrizione deve essere indiscutibile dall’impresa. Questo significa fornire una dettagliata specifica tecnica di quello che si vuole in maniera che non ci sia margine di interpretazione. Andando per categorie, le descrizioni sono le seguenti.
Per la segnaletica occorre indicare:
– tipo di segnale, con riferimento alla norma tecnica;
– natura del materiale di supporto;
– numero dei segnali e loro posizione;
– durata dell’installazione, con riferimento al programma dei lavori. In caso di segnaletica stradale, andranno prese in considerazione anche tutte le attività di installazione, rimozione e trasformazione degli schemi segnaletici adottati, tenendo conto che, in situazioni complesse, è addirittura necessario predisporre una segnaletica temporanea per segnalare le attività di predisposizione della segnaletica provvisoria.
Per gli equipaggiamenti, a qualsiasi tipo, come recinzioni, opere provvisionali, impianti, anche qui è necessario fornire:
– la specifica tecnica, fino ad arrivare ad un progetto delineato con approfondimento sufficiente per rendere chiara all’appaltatore la prestazione richiesta, ed avere elementi sufficienti per elaborare un compenso equo;
– la loro posizione, o articolazione o dimensione (larghezza, quantità);
– la durata del tempo durante il quale deve essere impiegata.
Per i servizi logistici e assistenziali sarà opportuno ragionare in termini di standard da rispettare, che potranno essere:
– numero di servizi per lavoratore presente in cantiere, per wc, lavandini, docce, posti letto per infermerie, ad esempio;
– mq per lavoratore presente in cantiere, per dormitori, mense, e in tutti i casi in cui è pratico. Dal momento che i cantieri edili vedono variare drasticamente il loro affollamento durante lo sviluppo dei lavori, è consigliabile che in una voce ad hoc sia indicato che la quantità individuata dagli oneri della sicurezza è da considerare come la quantità cumulativa dei servizi da predisporre da parte delle imprese esecutrici in cantiere, che dovranno definire, con un piano di dettaglio, come intendono articolare nel tempo le dotazioni, nel rispetto degli standard indicati nel PSC.
Per i dispositivi di protezione individuale occorrerà individuare l’articolazione temporale delle attività in cui sono prescritti, definendo – magari attraverso il parametro degli uomini- giorno – il numero di lavoratori impegnati, per ottenere il numero dei DPI da riconoscere effettivamente.

Le prescrizioni di pura organizzazione

È vero che la norma specifica che i costi della sicurezza devono comprendere il riconoscimento degli oneri:

a) delle procedure contenute nel PSC e previste per specifici motivi di sicurezza;
b) degli eventuali interventi finalizzati alla sicurezza e richiesti per lo sfasamento spaziale o temporale delle lavorazioni interferenti.

Ma al di là del contenuto tangibile di queste procedure e interventi richiesti per la gestione delle lavorazioni interferenti, che possono consistere nell’utilizzo di particolari attrezzature o DPI o nell’installazione di protezioni collettive o nella realizzazione di altri accorgimenti, non è possibile e non è nemmeno sensato definire un valore economico per le regole da seguire, per le precedenze da rispettare e, soprattutto, per le competenze che la capacità di comprendere e rispettare queste regole sottintendono.
Il ristoro per i costi che queste attività e dotazioni richiedono, è soddisfatto in prima battuta dalle spese generali, alle voci:

c) quota delle spese di organizzazione e gestione tecnico-amministrativa di sede dell’esecutore;
d) gestione amministrativa del personale di cantiere e la direzione tecnica di cantiere; che tra l’altro contribuiscono a formare anche i prezzi utilizzati per computare gli oneri della sicurezza.

Secondariamente, ma non tanto, sono ricompensate dalla capacità dell’impresa di produrre utile, accedendo a lavori impegnativi e riuscendo a portarli a termine senza incidenti o problemi contrattuali, sulla base della propria organizzazione.

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