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Perché la medicina del lavoro è una disciplina primaria

La medicina del lavoro ha come “strumento” la sorveglianza sanitaria per la tutela della salute del lavoratore. Eppure un tempo era considerata una branca di importanza secondaria

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La medicina del lavoro, pur essendo una scienza antica, fino a pochi decenni or sono era considerata una branca della medicina di secondaria importanza, tanto che, per esercitare la professione di “medico di fabbrica”, non era richiesto alcun titolo di specializzazione se non una generica e non meglio specificata “competenza”. La specializzazione in medicina del lavoro rappresentava solo un titolo di merito, ma non era richiesta e tantomeno obbligatoria.

Nel 1956, anno in cui fu emanato il D.P.R. n. 303, la medicina del lavoro era ancora orientata più verso una ricerca e diagnosi precoce di possibili tecnopatie, che non verso una vera prevenzione delle stesse. Successivamente, già nel 1964, grazie al D.P.R. n. 185, la sorveglianza medica, per i lavoratori professionalmente esposti alle radiazioni ionizzanti, cominciò ad indirizzarsi verso la valutazione di una idoneità a sopportare il rischio, trascurando sostanzialmente l’importanza dell’accertamento di eventuali danni.

Altre disposizioni di legge negli anni successivi, comunque, hanno sempre più rafforzato la visione di tipo preventivo fino a che, con il D.Lgs. n. 626/1994, questo concetto è stato esteso a tutta la medicina del lavoro e, anzi, verso attività lavorative in precedenza non tutelate. Il D.Lgs. n. 626/1994, inoltre, ha definitivamente indicato i titoli professionali indispensabili ed obbligatori per svolgere le funzioni di medico competente.

Con il D.Lgs. n. 81/2008, in considerazione quindi dell’evoluzione legislativa, del progresso degli ausili diagnostici e, soprattutto, del costante incremento delle possibili noxae (fisiche, chimiche e biologiche) cui possono essere esposti i lavoratori, la medicina del lavoro non può più essere affidata all’iniziativa del singolo professionista, ma deve essere strutturata in modo preciso – sia nella grande azienda, sia presso il piccolo laboratorio artigianale – al fine di essere certi di aver adempiuto al compito primario che è quello di mantenere nel lavoratore quello stato di benessere, così come è definito nell’atto costitutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) del 1945: “La salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplicemente assenza di malattia e infermità”.

Per il raggiungimento degli obiettivi su esposti, uno degli strumenti più importanti è costituito proprio dalla sorveglianza sanitaria, la quale è effettuata nei casi previsti dalla normativa vigente dal medico competente e comprende gli accertamenti preventivi intesi a constatare l’assenza di controindicazioni al lavoro cui i lavoratori sono destinati e gli accertamenti periodici per controllare il loro stato di salute ed esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica. Tali accertamenti comprendono esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente (D.Lgs. n. 81/2008, art. 41).

Questi concetti, tratti dai principi costituzionali che reggono il nostro ordinamento, comprendono tutta la filosofia della moderna sorveglianza sanitaria, intesa come tutela della salute del lavoratore, e devono quindi rappresentare la linea guida per l’esecuzione delle visite mediche preventive e periodiche. L’attività del medico competente, soprattutto nella visione delle più recenti leggi in materia di medicina del lavoro, è molto ampia ed inserita in numerosi contesti aziendali; non è quindi limitata alla sola esecuzione delle visite mediche, che però rappresentano il momento più importante di contatto diretto con i singoli lavoratori nell’ambito della tutela della loro integrità psicofisica.

I suddetti controlli medici, nella definizione classica della medicina del lavoro, vanno intesi come prevenzione secondaria, in quanto il loro scopo è quello di fare in modo che eventuali agenti nocivi, con cui il lavoratore viene a contatto per motivi professionali, non determinino uno stato di malattia o, quanto meno, che un’eventuale tecnopatia venga identificata precocemente.
La prevenzione primaria è rappresentata da tutte quelle azioni utili ad evitare l’esposizione del lavoratore agli agenti nocivi; poiché questa prevenzione non può essere totale, si rendono necessarie le visite mediche che hanno lo scopo di ottimizzare il rapporto uomo-lavoro e di valutare la compatibilità tra l’esposizione ai vari fattori di rischio e lo stato di salute dei lavoratori.

Le visite mediche, preventive e periodiche, non vanno quindi viste come eventuale selezione di soggetti più capaci o resistenti, né, tanto meno, come attività atta a tutelare interessi estranei al lavoratore o, peggio, riguardanti la sola produzione. Qualora, nel corso della visita, il medico competente ravvisi la necessità di escludere un lavoratore da determinati rischi, dovrà indirizzare il lavoratore stesso verso un’attività più confacente, oppure consigliare al datore di lavoro l’utilizzo di particolari precauzioni e l’attuazione di interventi preventivi, adattando quindi il lavoro all’uomo e non viceversa.

Scopo principale della sorveglianza medica sarà quindi:
– identificare eventuali condizioni “negative” di salute in uno stadio precoce, al fine di prevenirne l’ulteriore aggravamento, soprattutto se correlato all’attività lavorativa;
– identificare soggetti portatori di condizioni di ipersuscettibilità, per i quali vanno previste misure protettive più cautelative di quelle adottate per il resto dei lavoratori;
– contribuire, attraverso opportuni feedback, all’accuratezza della valutazione del rischio collettivo ed individuale;
– verificare nel tempo l’adeguatezza delle misure di prevenzione collateralmente adottate;
– raccogliere dati clinici per operare confronti tra gruppi di lavoratori nel tempo e in contesti lavorativi differenti.

L’esecuzione della sorveglianza sanitaria è soggetta ad un rigido controllo della periodicità. La validità dei giudizi di idoneità è a volte fissata dalla legislazione vigente oppure, per altri rischi, viene stabilita dal medico competente; in tutti e due i casi deve essere comunque garantito il rispetto della periodicità delle visite da effettuare prima della data di scadenza della validità del giudizio stesso. L’obbligo di far eseguire la sorveglianza sanitaria ricade sempre sul datore di lavoro, che rimane pertanto anche responsabile del rispetto della periodicità delle visite mediche.

È quindi essenziale organizzare un sistema di controllo delle scadenze dei giudizi di idoneità e programmare le convocazioni per le visite periodiche con un certo anticipo.
Quando non è possibile utilizzare dei sistemi informatizzati per garantire il controllo delle scadenze, è necessario predisporre di tabulati che permettano di controllare simultaneamente l’andamento di tutte le visite periodiche effettuate o da effettuare nel corso dell’anno. Lo scadenzario deve essere costantemente aggiornato; in particolare deve essere controllato nel caso di mancata esecuzione della visita medica o di eventuali accertamenti successivi. In questo caso, poter valutare il tempo rimanente prima della scadenza del giudizio di idoneità, permette di decidere se procedere ad una nuova convocazione, o se inviare una comunicazione al datore di lavoro specificando la prossima scadenza del giudizio stesso affinché possa attuare i provvedimenti ritenuti opportuni per allontanare il lavoratore dai rischi che rendono obbligatoria la sorveglianza sanitaria.

È utile infine riportare anche la cessazione del rapporto di lavoro, se è possibile con un certo anticipo onde programmare una visita conclusiva; verranno in tal modo evidenziati anche i termini per la consegna dei documenti sanitari, quando previsto dalla legge, agli organi di vigilanza e, in copia, al lavoratore.

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