Perforazione pozzi: autorizzazione, controllo, formazione del personale | Ingegneri.info

Perforazione pozzi: autorizzazione, controllo, formazione del personale

A livello di Health & Safety, la perforazione pozzi fa riferimento al secondo il Titolo III del D.Lgs. 624/1996. Uno sguardo alla normativa

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Il concetto di “attività estrattive mediante perforazione” pone immediatamente davanti agli occhi del lettore un pozzo di petrolio. Il quale può trovarsi in terraferma, oppure più modernamente trasformarsi in una piattaforma petrolifera off-shore. Contesti operativi ovviamente molto diversi tra loro, ma animati da una radice operativa comune.
Nel D.Lgs. 25 novembre 1996, n. 624 “Attuazione della direttiva 92/91/CEE relativa alla sicurezza e salute dei lavoratori nelle industrie estrattive per trivellazione e della direttiva 92/104/CEE relativa alla sicurezza e salute dei lavoratori nelle industrie estrattive a cielo aperto o sotterranee”, allo scopo di correttamente fotografare identità e differenze tra i due casi, il Titolo III utilizza la seguente tripartizione: norme comuni (Capo I); norme per le attività in terraferma (Capo II); norme per le attività in mare (Capo III).
Le norme del Titolo III recepiscono la direttiva 92/91/CEE, relativa a prescrizioni minime intese al miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nelle industrie estrattive per trivellazione (undicesima direttiva particolare ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE).
Tocca dunque all’art. 64 definire il campo di applicazione delle norme contenute nel Titolo III.

Concetto di “perforazione”

Art. 64 (Campo di applicazione)
1. Il presente titolo prescrive misure per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori durante il lavoro nelle attività estrattive condotte mediante perforazione, intendendosi per tali:
a. le attività di coltivazione di sostanze minerali e delle energie del sottosuolo, industrialmente utilizzabili, sotto qualsiasi forma o condizione fisica, attuata mediante perforazione;
b. le attività di prospezione e di ricerca finalizzate a tale coltivazione;
c. le attività di lavorazione e di stoccaggio delle materie estratte per renderle idonee alla commercializzazione, escluse le successive attività di trasformazione delle materie stesse, relativamente ai lavori svolti negli impianti che costituiscono pertinenze minerarie ai sensi dell’articolo 23 del regio decreto n. 1443 del 1927, anche se ubicati al di fuori del perimetro delle concessioni;
d. le attività di stoccaggio in giacimento attuale mediante perforazione.
2. Le norme del presente titolo non si applicano alle perforazioni eseguite all’interno dei sotterranei delle miniere e delle cave.
Se la perforazione avviene in una miniera o cava sotterranea, prevalgono le norme del Titolo II.

Autorizzazioni e protezioni

In materia di autorizzazione e protezioni, l’art. 65 opera per novellazione rispetto ad alcune norme del D.P.R. n. 128/1959.
Art. 65 (Autorizzazione alla perforazione e sistemi di protezione)
1. Il primo comma dell’articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica n. 128 del 1959 è sostituito dal seguente: “I titolari di permesso di prospezione, di permesso di ricerca o di concessione di coltivazione per idrocarburi liquidi e gassosi nonché per fluidi geotermici o gas diversi dagli idrocarburi, prima dell’inizio di ogni perforazione superiore a 200 m di profondità sono tenuti ad inviare all’autorità di vigilanza competente, per l’autorizzazione alla perforazione, il relativo programma, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento.”
2. L’articolo 72 del decreto del Presidente della Repubblica n. 128 del 1959 è sostituito dal seguente: “Articolo 72 –
1. Una tabella indicante la portata nominale della torre di perforazione deve essere apposta sul piano sonda. Nel documento di sicurezza e di salute devono essere indicati i provvedimenti necessari affinché l’operatore all’argano possa conoscere in ogni momento il tiro massimo applicabile.
2. Il datore di lavoro determina i sistemi e tipi di protezione dalle cadute dei lavoratori operanti su scale, piani e luoghi strutturalmente particolari della torre di perforazione, che garantiscano una protezione efficace in tutte le condizioni di lavoro.
3. In particolare, il piano sonda deve essere protetto con balaustre fisse, tranne sulle aperture che danno sul parco tubi e in corrispondenza degli scivoli di emergenza, dove devono essere apposte protezioni amovibili a seconda delle esigenze di lavoro.
4. L’impianto deve essere comunque dotato di dispositivi per la pronta discesa del pontista in condizioni di sicurezza in caso di emergenza, quali un cavo di discesa. In tal caso, non devono essere frapposti ostacoli lungo il percorso del cavo fino al punto d’arrivo, che deve essere tenuto sgombro da materiali o altro.
5. Le misure di prevenzione di cui ai commi precedenti sono riportate nel documento di sicurezza e di salute.”

Controllo dei pozzi

Analoga tecnica di novellazione del D.P.R. n. 159/1959 è seguita dall’art. 66 in relazione al controllo dei pozzi. Si noti che titolare del relativo obbligo è sempre il titolare dell’impianto.

Eruzioni libere e chiusura

Art. 66 (Controllo dei pozzi)
1. Il titolare valuta la possibilità del verificarsi di eruzioni durante la perforazione e adotta le adeguate attrezzature di sicurezza per prevenire tale rischio, stabilendo le misure di controllo del fango, nonché le misure di emergenza in caso di eruzione; tali attrezzature devono consentire la chiusura del pozzo in ogni condizione operativa. Il titolare può prevedere nel DSS l’uso parziale o il non impiego delle attrezzature di sicurezza nei soli casi di perforazioni intese allo sviluppo e alla coltivazione di giacimenti di caratteristiche già note quando egli esclude la possibilità di eruzioni.
2. L’articolo 82 del decreto del Presidente della Repubblica n. 128 del 1959 è sostituito dal seguente: “Art. 82 –
1. Il titolare prevede:
a) le misure di controllo del fango e a testa pozzo in riferimento alle diverse situazioni operative;
b) i provvedimenti di sicurezza in caso di comportamenti anomali del pozzo, con l’indicazione del personale incaricato di attuare le procedure;
c) un piano di emergenza per far fronte ad avvenute eruzioni di fluidi di strato indicando modalità di intervento, mezzi da coinvolgere, servizi e personale da utilizzare.
2. Il direttore responsabile in caso di avvenuta eruzione ne dà immediata comunicazione all’autorità di protezione civile e all’autorità di vigilanza. L’autorità di protezione civile provvede al coordinamento delle operazioni necessarie a fronteggiare l’evento con riferimento alla tutela della pubblica incolumità, avvalendosi dell’autorità di vigilanza per gli interventi di natura tecnica necessari alla messa in sicurezza del luogo di lavoro interessato ed alla ripresa del controllo del pozzo.”.
3. L’articolo 83 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 128 del 1959 è sostituito dal seguente: “Art. 83 –
1. Le attrezzature di sicurezza contro le eruzioni libere devono constare di dispositivi atti ad operare la chiusura del pozzo in ogni condizione operativa.
2. Per le attività di perforazione per idrocarburi, deve essere previsto in particolare il montaggio di un sistema a ganasce trancianti con dispositivo di comando doppio, nonché le relative modalità di azionamento.
3. I comandi, oltre che sul piano sonda, devono essere dislocati lungo una delle vie di fuga o in altro luogo opportuno stabilito dal titolare.
4. Ciascun impianto di perforazione deve essere corredato di tali attrezzature, le quali devono essere poste in opera previa cementazione dalla tubazione di ancoraggio. Durante le manovre della batteria di aste, della tubazione di rivestimento, di attrezzi o di altri apparecchi, devono essere disponibili sul piano sonda teste di chiusura per le aste o per le tubazioni di manovra.
5. L’eventuale linea elettrica per l’azionamento delle attrezzature contro le eruzioni deve essere collegata anche all’impianto elettrico di emergenza, ove esistente.”.
4. L’articolo 85 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 128 del 1959 è sostituito dal seguente: “Art. 85 –
1. Le attrezzature di sicurezza contro le eruzioni libere e le relative linee devono essere sottoposte a prove di tenuta dopo la loro installazione secondo modalità stabilite dal titolare. I risultati sono annotati sul giornale di sonda.
2. Le attrezzature di cui al comma 1 sono sottoposte a periodiche manutenzioni e revisioni per verificarne lo stato di usura e deterioramento.
3. In ogni caso tale controllo deve essere eseguito prima della messa in posto in ogni nuovo luogo di lavoro. Gli esiti sono annotati nel giornale di sonda.”.

Formazione del personale

Formazione specifica Art. 67 (Personale addetto)
1. Il personale addetto alla manovra dei dispositivi per l’azionamento delle attrezzature di sicurezza deve essere sottoposto da parte del datore di lavoro, ogni due anni, ad un corso di aggiornamento sulle tecniche operative di controllo delle eruzioni.

Specificità operative

Riuniamo sotto l’etichetta di “specificità operative” una serie di norme dedicate a contesti e questioni piuttosto differenti tra loro. L’art. 68 è dedicato alle cementazioni, con correlati controlli sulla solidità dei pozzi; gli artt. 69 e 70 si occupano di fanghi; l’art. 71 parla di perforazioni con minerali salini.

Da una lettura generale di tali disposizioni emerge la residua, già sottolineata enorme attualità del D.P.R. n. 128/1959. Davvero limitativa, per quest’ultimo, l’intitolazione “Norme di polizia nelle miniere e nelle cave”. Ben lungi infatti dal contenere esclusivamente norme di polizia – pur in un senso molto più lato rispetto all’attuale – tale decreto è autentica “Bibbia” in materia tecnico/operativa. Ciò spiega un volta in più poiché esso, come da noi già ricordato in due occasioni, sia stato “salvato” da sicura (e improvvida!) abolizione” dal D.Lgs. 1° dicembre 2009, n. 179.
Ciò premesso, le norme citate non presentano alcun particolare problema interpretativo.

Atmosfere nocive ed esplosive

Come al solito, in tema di attività estrattive particolarissima attenzione è dedicata alla protezione da atmosfere nocive ed esplosive. Assolutamente ovvio e logico il fatto che, pur trattandosi di problema di carattere generale, esso sia trattato separatamente con riguardo ad attività in miniera da un lato e trivellazioni dall’altro (Art. 72).
Tra i due contesti vi è infatti una differenza fondamentale: nel caso delle miniere, l’atmosfera può divenire esplosiva per colpa di qualche “intruso” (grisù o chi per esso); nel caso delle trivellazioni, esplosivo o se non altro altamente infiammabile è invece lo stesso oggetto dell’attività estrattiva, sia esso petrolio o singolo idrocarburo.

Uso di esplosivi

Molto diverso ovviamente il caso dell’uso di esplosivi nelle attività di prospezione e di perforazione (Art. 73). In questo caso l’esplosione non è infatti accidente, bensì strumento. Per altro verso, si inverte l’ordine di importanza: la materia delle esplosioni ha maggior peso nelle trivellazioni; l’uso di esplosivi è invece ovviamente più diffuso nelle miniere, anche se nelle attività mediante trivellazione esso è più frequente di quanto si creda.
Tanto per cambiare, nelle norme in questione abbondano i riferimenti a norme del D.P.R. n. 129/1959: che, in questo caso, non hanno avuto neanche bisogno di essere modificate.

Spazi e infrastrutture

Gli artt. 74 e 75 dettano una serie di disposizioni in materia di porte e portoni, nonché, più in generale, norme di carattere ergonomico. Come sempre in questa materia il riferimento da parte del Decreto va all’art. 33 del D.Lgs. n. 626/1994. Oggi tale riferimento corre all’Allegato IV al TUSL.

Norme operative

Gli articoli 76, 77 e 78 dettano una serie di disposizioni miranti a far sì che le complesse operazioni tipiche delle perforazioni possano svolgersi in maniera simultanea e sicura.
Tali norme, benché applicabili a tutte le trivellazioni, sono piuttosto chiaramente ispirate alla ristrettezza di spazi tipica delle piattaforme marine.

Esercitazioni

In tema di norme operative abbiamo notato una certa preponderanza delle esigenze legate alle perforazioni in mare. Idem nell’art. 79, che addirittura, occupandosi di esercitazioni di sicurezza, contiene specifiche disposizioni sul punto, le quali dunque meglio avrebbero potuto e dovuto essere ospitate nel Capo III.

Leggi anche: Scavi e fondazioni: Cosa dice il TUSL

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