Pialle a filo o pialle a spessore: ecco le differenze per lavorare in sicurezza | Ingegneri.info

Pialle a filo o pialle a spessore: ecco le differenze per lavorare in sicurezza

Continua la panoramica, normativa e operativa, legata ai temi della sicurezza sul lavoro e della prevenzione infortuni

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Dopo aver affrontato il tema della sicurezza legata all’utilizzo delle seghe alternative, a nastro e circolari (leggi qui l’articolo), la panoramica si estende anche alle pialle a filo o a spessore, altra grande componente della famiglia delle macchine necessarie per la lavorazione del legno e delle quale occorre conoscere le prescrizioni di sicurezza non solo per prevenire gli infortuni sul lavoro.

Per lavorare in sicurezza, tuttavia, non serve solo essere a conoscenza delle norme del Testo Unico della Sicurezza ma è necessario avere delle liste di controllo di sicurezza (schede macchine) con le quali confrontarsi, in virtù del fatto che nessuna macchina può considerarsi sicura nella misura in cui chi l’utilizza non è adeguatamente formato a farlo.

La “scheda macchina” diventa, quindi, un efficace strumento formativo sia ad uso del datore di lavoro, sul quale incombe l’obbligo di informazione, formazione e addestramento, che del lavoratore, il quale avrà a disposizione tutte le informazioni di cui necessita per mantenersi aggiornato e autonomo.
Ma ora vediamo queste attrezzature più nello specifico.

Pialle a filo

Secondo il D. Lgs. n. 81/2008, parte II, Allegato V, punto 5.5.6, le pialle a filo devono avere il portalame di forma cilindrica e provvisto di scanalature di larghezza non superiore a 12 millimetri per l’eliminazione dei trucioli.

La distanza fra i bordi dell’apertura del banco di lavoro e il filo tagliente delle lame deve essere limitata al minimo indispensabile rispetto alle esigenze della lavorazione.

Le pialle a filo devono inoltre essere provviste di un riparo registrabile a mano o di altro idoneo dispositivo per la copertura del portalame o almeno del tratto di questo eccedente la zona di lavorazione in relazione alle dimensioni ed alla forma del materiale da piallare.

Infatti il rischio più rilevante per questo tipo di macchina è quello di contatto accidentale con l’utensile in moto (che consiste in un tamburo cilindrico su cui sono applicati dei coltelli). Spesso, infatti, accade che la larghezza dei pezzi da piallare sia inferiore alla lunghezza dei coltelli, per cui può rimanere scoperta una grossa porzione dell’organo pericoloso. In questo caso la protezione della parte inutilizzata deve farsi con ripari registrabili, meglio se del tipo che non richiede l’intervento diretto dell’operatore per la regolazione.

Per ridurre al massimo l’accessibilità e l’estensione delle zone pericolose, occorre registrare la distanza tra il bordo della tavola di lavoro ed il filo dei coltelli al minimo richiesto dalla lavorazione, mentre, per lo stesso motivo, la scanalatura rompitruciolo del tamburo posta davanti al coltello, non potrà essere più ampia di 12 mm.

Infine, ogni volta che sia possibile, e sempre nel caso di lavorazioni in serie, deve farsi ricorso ad alimentatori automatici a rulli, ovvero ad attrezzi che consentano al lavoratore di operare tenendo le mani a distanza dalle zone di pericolo.

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Pialle a spessore

Secondo il D. Lgs. n. 81/2008, parte II, Allegato V, punto 5.5.7 le pialle a spessore devono essere munite di un dispositivo atto ad impedire il rifiuto del pezzo o dei pezzi in lavorazione.
Le fresatrici da legno devono essere provviste di mezzi di protezione atti ad evitare che le mani del lavoratore possano venire accidentalmente in contatto con l’utensile. Tali mezzi debbono essere adatti alle singole lavorazioni ed applicati sia nei lavori con guida che in quelli senza guida.
In queste macchine il rischio non è dovuto, come in genere avviene nelle macchine utensili, principalmente alla possibilità di contatti accidentali con l’utensile, bensì alla possibilità di rifiuto del pezzo, che può essere violentemente respinto indietro verso l’operatore nel caso che i coltelli incontrino una resistenza anormale (nodi, spessori superiori a quelli per cui la macchina è stata predisposta, ecc.) e che supera l’azione di spinta fornita dal sistema di avanzamento. È necessario, pertanto, provvedere con i dispositivi adatti.
Il sistema più semplice consiste in una serie di martelletti metallici sospesi ed incernierati ad un asse disposto trasversalmente e di fronte al rullo anteriore di avanzamento e leggermente inclinati in avanti verso il portalame. I martelletti non impediscono l’introduzione dei pezzi che, anzi, scorrono sotto di loro strisciando, ma in caso di rifiuto, impuntandosi su di essi, ne impediscono la proiezione indietro.

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