Piani di emergenza comunale: alla scoperta dei PEC | Ingegneri.info

Piani di emergenza comunale: alla scoperta dei PEC

Conosciamo veramente il Piano di Emergenza nel Comune in cui risiediamo? Dalla corretta stesura agli esempi italiani

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Il Piano di Emergenza Comunale (PEC) è la progettazione ed organizzazione di tutte le attività e procedure che dovranno essere adottate per affrontare un evento calamitoso nel territorio di interesse, un sistema articolato di procedure, organizzazione, risorse e scambio di informazioni. E’ lo strumento operativo che razionalizza e organizza le procedure d’ intervento nelle emergenze dell’ apparato comunale, delle aziende erogatrici dei pubblici servizi e l’intervento del volontariato, in modo da ottenere la massima efficienza in caso di conclamata emergenza, con operazioni di primo soccorso alla popolazione, utilizzo del volontariato, informazione alla popolazione sui rischi del territorio, al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, la gestione amministrativa della comunità, per fronteggiare le necessità più urgenti con utilizzo di risorse necessarie per il ritorno alla normalità.
La corretta stesura di un PEC, deve tenere in considerazione i rischi ed le variazioni degli scenari attesi che possono colpire un determinato territorio e le sue caratteristiche quali corsi d’acqua, territorio montuoso o pianeggiante, vallivo, frazioni poste in località disagiate, infrastrutture ferroviarie, viarie, aeroportuali, scuole, ospedali, attraverso la raccolta di dati e di cartografia e la predisposizione di appositi scenari di rischio, valutando quali conseguenze possano interessare, in base alla vulnerabilità del luogo, al tipo di abitazioni, ai siti sensibili come scuole e ospedali, gli insediamenti industriali o ancora il numero di abitanti e loro eterogeneità, considerando la presenza di bambini ed anziani e le varie disabilità.

Pec: La normativa

La normativa che regolamenta le situazioni di emergenza comunale e le disposizioni operative è Il nuovo Testo Unico della Protezione Civile, il Decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1 recante “Codice della Protezione Civile”, decreto di attuazione della riforma della Protezione Civile nel suo ammodernamento, in vigore il 6 febbraio 2018. Il nuovo ‘Codice della Protezione Civile’ dispone un quadro organico e coerente della normativa di Protezione Civile italiana. Raccoglie, coordina e semplifica disposizioni sparse in molti provvedimenti diversi, assicurando così maggiore operatività ed efficacia. Tale normativa impone l’obbligatorietà per tutti i comuni di dotarsi dei piani di Protezione Civile, deliberati dal Consiglio comunale e che gli stessi possano essere revisionati periodicamente e aggiornati con Atti del Sindaco, della Giunta o della competente struttura amministrativa, purché inseriti in deliberazione consiliare di approvazione e trasmessi alla Regione, alla Prefettura-Ufficio territoriale del governo e alla Provincia territorialmente competente.
L’obiettivo del provvedimento è il rafforzamento complessivo dell’azione del servizio nazionale di Protezione Civile in tutte le sue funzioni, con particolare rilievo per le attività operative in emergenza, con attenzione a quelle volte alla previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi, alla pianificazione e gestione delle emergenze e al loro superamento.
La predisposizione del PEC oltre che cogente, è uno strumento imprescindibile per l’ottimale gestione del territorio, perché strumento di intervento in situazione di crisi data da eventi calamitosi possibili, in considerazione delle caratteristiche del territorio in esame.
Deve essere redatto osservando le linee guida fornite dal Dipartimento Nazionale e Regionale della Protezione Civile secondo i criteri e le modalità riportate nelle indicazioni operative, provvedendo alla verifica e all’aggiornamento periodico dello stesso, allo scopo di rendere omogenei, sull’intero territorio italiano, tutti i piani redatti, così da essere di facile lettura e immediata comprensione agli eventuali soccorritori provenienti anche al di fuori del territorio comunale.

Il ruolo del sindaco

Per le procedure in emergenza, la legge n. 1/2018 individua il Sindaco quale Autorità territoriale di Protezione Civile e pertanto incaricato di intervenire prontamente per portare assistenza ai propri cittadini, utilizzando quale base operativa il COC (Centro Operativo Comunale) che può essere attivo non solo nella situazione di emergenza ma anche nella prima fase di solo allertamento. Il PEC è un documento redatto dagli uffici tecnici comunali, eventualmente supportati da professionalità di capacità ed esperienze adeguate ed è un documento di supporto operativo al quale il Sindaco si riferisce per gestire l’emergenza con il massimo livello di efficacia.

Il ruolo del Prefetto

Il Prefetto, nell’ambito del decreto n. 1/2018 assume la direzione unitaria di tutti i servizi di emergenza da attivare a livello provinciale, in raccordo con il Presidente della giunta regionale ed in coordinamento sia con la struttura regionale di Protezione Civile, sia con i Comuni interessati all’emergenza in base al relativo piano di Protezione Civile.
La normativa in vigore definisce le attività di pianificazione volte a individuare a livello territoriale gli ambiti ottimali che garantiscano l’effettività delle funzioni di Protezione Civile e stabilisce la possibilità di svolgere le funzioni da parte dei comuni in forma aggregata, definendo Piani di Emergenza Intercomunali.

Quanti comuni sono provvisti di tale pianificazione?

Tutte le Regioni italiane, senza alcun riferimento alla data di aggiornamento o a altri parametri qualitativi sono dotati di un Piano di Emergenza, esclusa la Provincia Autonoma di Bolzano. In totale, dei 7.935 Comuni delle Regioni italiane, l’88% – pari a 6.949 Comuni – dispone di un Piano di Emergenza. (Fonte: Protezione Civile Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile Aggiornamento del 28 marzo 2018).
Il PEC dispone la dislocazione sul territorio di Aree di Emergenza, ovvero gli spazi e le strutture destinati ad uso della Protezione Civile per ospitare la popolazione, eventualmente colpita da eventi calamitosi o per depositarvi le risorse destinate al soccorso.
Tale strumento attuativo dispone che queste aree vengano individuate in:
Aree di Attesa Sicura, cioè quei luoghi dove le persone devono recarsi nei primi istanti successivi a un evento calamitoso e dove sarà garantita l’assistenza alla popolazione nei primi istanti successivi all’evento calamitoso o subito dopo la segnalazione della fase di allertamento. Si tratta di piazze, vie o parcheggi, distribuite su tutto il territorio comunale, comprese le frazioni, non soggette a rischio, facilmente raggiungibili a piedi dai cittadini e dai mezzi di soccorso. In tali aree la popolazione riceverà la prima assistenza, generi di conforto, informazioni sui comportamenti successivi da tenere, in attesa dell’allestimento delle aree di ricovero o di alloggiamento in altre strutture;
Aree di Ricovero, quei luoghi e spazi in grado di accogliere strutture ricettive per garantire assistenza e ricovero a coloro che hanno dovuto abbandonare la propria abitazione. Devono avere dimensioni sufficienti per accogliere almeno una tendopoli e servizi campali ed individuate in aree non soggette a rischio, nelle vicinanze di risorse idriche, elettriche e ricettive.
Aree di Ammassamento, quali centri di raccolta di uomini e mezzi necessari alle operazioni di soccorso.
La prima fase che identifica le Aree di Emergenza è l’installazione della segnaletica verticale che individua tali spazi previsti dal Piano Comunale di Protezione Civile.

CASSOLA

Quanto conosciamo il PEC ed i luoghi dove recarci in caso di evento naturale catastrofico?

Il Piano è composto da cinque sezioni (Dati – Rischi – Risorse – Procedure e Formazione/Informazione) con colori diversi, a schede mobili per continui aggiornamenti. Deve essere presentato ai cittadini attraverso pubbliche convocazioni e pubblicato su internet alla pagina ufficiale del comune e, attraverso stralci, comunicato ai mezzi d’informazione.

Pec: l’importanza dell’informazione

La necessità di avere cittadini informati e pronti ad auto proteggersi, deriva dalla cultura di Protezione Civile e da una corretta e continua informazione.
Il PEC, non deve essere un documento riservato agli addetti ai lavori, ma deve essere adeguatamente diffuso e messo a disposizione del cittadino, in modo da far conoscere i rischi della realtà locale e diffondere conoscenza anche nel campo della gestione del rischio, affinché ogni cittadino sia messo nelle condizioni di affrontare le situazioni emergenziali con coscienza e al fine di ridurre i rischi per sé stesso e per gli altri.
Ogni cittadino dovrebbe essere messo in condizione di avere una copia e conoscere il PEC dove è residente o dove lavora. Dovrebbe essere, quindi, compito di ogni Comune rendere edotta la cittadinanza.
Quali sono le criticità di un PEC? Spesso tali strumenti sono copiati da internet, sono compilati sulla base di un modello standardizzato e non costruiti a misura del comune, ritenendo che assolto l’obbligo normativo serva solo attendere di attuarlo.
Le analisi dei rischi non sono sempre completamente approfondite e riferite a studi o dati oggettivi.
Gli scenari di eventi poco presenti nel territorio in esame comportano procedure generiche. Le ubicazioni delle aree di emergenza sono spesso dislocate in luoghi non facilmente raggiungibili, sia dalla popolazione, sia dai soccorsi o sono strutture non sicure, come ad esempio le scuole. La maggior parte degli edifici edilizia scolastica non rispettano ad esempio le normative antisismiche, perché costruite in epoche diverse, ma sono utilizzati in caso di evento calamitoso come luoghi di ricovero. O ancora sono edifici o strutture non attrezzate per sopperire a situazioni di crisi.

Il metodo Augustus

“Se il problema da affrontare è complesso è fondamentale che la sua pianificazione sia semplice e flessibile, ovvero non si può pianificare tutto nei minimi dettagli, perché l’evento al suo “esplodere” è sempre diverso”, Imperatore Ottaviano Augusto.
Il metodo Augustus è il metodo maggiormente utilizzato in Italia per la pianificazione dell’emergenza locale, per dare unitarietà alle proposte formulate dalle diverse amministrazioni locali. Tale metodo manca però di un coordinamento delle risorse e delle forze da impiegare, comportando ritardi nei soccorsi.
La diversificazione sul territorio nazionale di segnaletica, non uniformata ad una generale individuazione e comprensione, determina mancanza di un linguaggio comune e di conseguenza il messaggio non viene trasmesso ma crea in confusione e quindi disinteresse. Determinare un codice di lettura uniformato, dovendo considerare che la nostra società è diversificata per età, cultura ed etnia, comporterebbe maggiore attenzione, informazione e di seguito una più ampia divulgazione della cultura della sicurezza.

 

Perché è importante simulare un Piano di Emergenza?

La conoscenza del PEC fra gli attori inseriti nelle Risorse e soprattutto fra i cittadini che devono adottare il Piano, nella piena consapevolezza dei rischi presenti e dell’auto protezione prevista, trova la sua massima efficacia nella simulazione di un evento di crisi.
Le esercitazioni hanno il mero scopo di verificare le disposizioni previste e l’efficacia delle stesse, oltre all’eliminazione di riscontrate criticità, potendo quindi verificare, migliorare e aggiornare continuamente una pianificazione in base all’evoluzione dell’assetto del territorio, delle risorse e della popolazione.
La verifica e l’eliminazione di situazioni di criticità per il corretto funzionamento della macchina della Protezione Civile, permette di ottimizzare i tempi di intervento, le risorse da impiegare, la salvaguardia della popolazione e dei beni, oltre ad una riduzione dei costi da sostenere.

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