Piano di sicurezza e coordinamento: quando, come e perché redigere il Psc | Ingegneri.info

Piano di sicurezza e coordinamento: quando, come e perché redigere il Psc

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Quali sono i contenuti minimi del Psc, quando redigerlo e come valorizzarlo per tutelare la qualità dell’opera da realizzare e del lavoro da tutelare

di Giorgio Tacconi

Difficile immaginare qualcosa di più irrilevante del decreto interministeriale del 9 settembre 2014 (Gazzetta Ufficiale n. 212 del 12 settembre 2014), che definisce modelli semplificati per la redazione del Piano di sicurezza e coordinamento (Psc), del Piano sostitutivo di sicurezza (Pss), del Piano operativo di sicurezza (Pos) e del Fascicolo dell’opera. Irrilevante sia sotto il profilo delle responsabilità penali dei soggetti destinatari degli obblighi, sia per quanto riguarda il metodo del processo valutativo e programmatico che dovrebbe, nelle finalità della legge, produrre risultati concreti nell’organizzazione del lavoro in cantiere.

Infatti, l’efficacia delle misure di prevenzione dei rischi – unico parametro per stabilire eventuali responsabilità nella linea (datori di lavoro, dirigenti, preposti e lavoratori) e nello staff (coordinatori per la progettazione e l’esecuzione dei lavori) in caso di infortunio – non dipende da come si scrivono documenti, bensì dalla capacità di tradurne in pratica i contenuti.

Dunque, perché parlare dei “modelli semplificati”? Perché c’è il rischio che l’adozione (facoltativa) di tali atti formali possa risolversi in un banale esercizio burocratico e far perdere di vista il livello sostanziale di intervento; quello che, se gestito con perizia e lungimiranza, può tradursi in valore aggiunto per la qualità dell’opera da realizzare e del lavoro da tutelare. Ecco che allora non è ozioso trattare, partendo dai nuovi modelli, alcuni aspetti di tecnica gestionale della sicurezza in cantiere, con l’obiettivo di individuare soluzioni valide non solo sul piano pratico ma anche su quello formale.

Quando redigere il Psc nella fase di progettazione

Ai fini della predisposizione del Piano di sicurezza e coordinamento prescritto dall’art. 100, Titolo IV del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 (in seguito T.U.), da parte del coordinatore per la progettazione, concorrono tre condizioni:

A) che vi sia un cantiere in cui sono previsti i seguenti lavori edili e di ingegneria civile (All. X T.U.):

1. Costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento, ristrutturazione o equipaggiamento, trasformazione, rinnovamento o smantellamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura, in cemento armato, in metallo, in legno o in altri materiali, comprese le parti strutturali delle linee elettriche e le parti strutturali degli impianti elettrici;

2. Opere stradali, ferroviarie, idrauliche, marittime, idroelettriche;

3. Opere di bonifica, di sistemazione forestale e di sterro, ma solo per la parte che comporta lavori edili o di ingegneria civile;

4. Scavi, montaggio e smontaggio di elementi prefabbricati utilizzati per la realizzazione di lavori edili o di ingegneria civile.

Una significativa esclusione riguarda:

a) i cantieri in cui si svolgono lavori relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento,

b) i piccoli lavori la cui durata presunta non è superiore a dieci uomini-giorno, finalizzati alla realizzazione o alla manutenzione delle infrastrutture per servizi,

purché non comportino esposizione ad uno o più dei seguenti rischi (All. XI T.U.):

1. Seppellimento o sprofondamento a profondità superiore a m 1,5.

2. Caduta dall’alto da altezza superiore a m 2, se particolarmente aggravati dalla natura dell’attività o dei procedimenti attuati oppure dalle condizioni ambientali del posto di lavoro o dell’opera.

3. esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo.

4. Sostanze chimiche o biologiche che presentano rischi particolari per la sicurezza e la salute dei lavoratori oppure comportano un’esigenza legale di sorveglianza sanitaria.

5. Radiazioni ionizzanti che esigono la designazione di zone controllate o sorvegliate.

6. Prossimità di linee elettriche aree a conduttori nudi in tensione.

7. Annegamento.

8. Pozzi, sterri sotterranei e gallerie.

9. Lavori subacquei con respiratori.

10. Cassoni ad aria compressa.

11. Impiego di esplosivi.

12. Montaggio o smontaggio di elementi prefabbricati pesanti.

B) che nel cantiere sia prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea e anche nel caso in cui, dopo l’affidamento dei lavori a un’unica impresa, l’esecuzione dei lavori o di parte di essi sia affidata a una o più imprese.

C) in caso di lavori privati soggetti a permesso di costruire e comunque di importo pari o superiore a 100.000 euro.

Verificate tali circostanze, il committente, o il responsabile dei lavori da lui incaricato, designa un coordinatore per la progettazione in possesso dei requisiti professionali indicati nell’art. 98 T.U. (oppure svolge lui stesso tale funzione, se ne ha i requisiti), con il compito principale di redigere il PSC (e il fascicolo dell’opera) durante la fase di progettazione e comunque prima della richiesta di presentazione delle offerte. Tale compito è assunto dal coordinatore per l’esecuzione dei lavori nel caso in cui, dopo l’affidamento dei lavori a un’unica impresa, l’esecuzione dei lavori o di parte di essi sia affidata a una o più imprese, oppure si tratti di lavori privati non soggetti a permesso di costruire e comunque di importo inferiore a 100mila euro.

Semplificazione: quando il minimo diventa il massimo

Analizzando l’allegato II del decreto 9 settembre 2014, si scopre che si tratta semplicemente della trasposizione di quanto indicato nella normativa in una serie di moduli “tipo Inps”: una sequenza di caselle da riempire con le informazioni che dobbiamo raccogliere seguendo le indicazioni dell’art. 100 e dell’allegato XV T.U., secondo cui, ricordiamolo, il Psc è costituito da:

1) una relazione tecnica;

2) prescrizioni per prevenire o ridurre i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori correlate:

a) alla complessità dell’opera da realizzare,

b) alle eventuali fasi critiche del processo di costruzione,

c) ai rischi particolari (allegato XI);

3) stima dei costi;

4) tavole esplicative di progetto, relative agli aspetti della sicurezza, comprendenti almeno:

a) una planimetria sull’organizzazione del cantiere,

b) ove la particolarità dell’opera lo richieda, una tavola tecnica sugli scavi.

L’allegato XV articola ulteriormente i contenuti minimi del Psc, che, in relazione al tipo di dati da elaborare, si possono suddividere in tre blocchi:

A) Organizzazione

1) identificazione e descrizione dell’opera;

2) individuazione dei soggetti con compiti di sicurezza;

3) Individuazione dei datori di lavoro delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi.

B) Prevenzione

1) relazione sull’individuazione, l’analisi e la valutazione dei rischi concreti, con riferimento all’area ed alla organizzazione del cantiere, alle lavorazioni ed alle loro interferenze;

2) scelte progettuali e organizzative, procedure, misure preventive e protettive, in riferimento a) all’area di cantiere, b) all’organizzazione del cantiere, c)alle lavorazioni;

3) prescrizioni operative, misure preventive e protettive e dispositivi di protezione individuale in riferimento alle interferenze tra le lavorazioni.

C) Coordinamento

1) misure di coordinamento relative all’uso comune da parte di più imprese e lavoratori autonomi, di apprestamenti, attrezzature, infrastrutture, mezzi e servizi di protezione collettiva;

2) modalità organizzative della cooperazione e del coordinamento, nonché della reciproca informazione, fra i datori di lavoro e tra questi ed i lavoratori autonomi;

3) organizzazione comune (eventualmente) prevista per il servizio di pronto soccorso, antincendio ed evacuazione dei lavoratori.

D) Programmazione

1) cronoprogramma dei lavori, costituito dalla durata prevista delle lavorazioni e delle fasi (ed eventualmente sottofasi) di lavoro;

3) entità presunta del cantiere espressa in uomini-giorno;

2) stima dei costi della sicurezza.

E) Allegati

1) tavole esplicative di progetto, relative agli aspetti della sicurezza, comprendenti:

a) planimetria,

b) se la particolarità dell’opera lo richiede, un profilo altimetrico e

c) breve descrizione delle caratteristiche idrogeologiche del terreno (o rinvio a specifica relazione se già redatta).

A questi contenuti, indicati nella norma come linee guida, traccia minima di un percorso da ricavarsi dalla realtà concreta del progetto e del cantiere dell’opera, il modello semplificato non toglie né aggiunge nulla ma le trasforma in tappe forzate, in un frettoloso procedere di frasi prestabilite, come se la corretta applicazione della legge consistesse nel ripeterla alla lettera e corredarla di dichiarazioni succinte e standardizzate. Così, quel che è un punto di partenza diventa l’arrivo e il minimo diventa il massimo che può essere espresso, secondo il “semplificatore”, da chi intende far fronte alle proprie responsabilità penali senza rinunciare alle migliori soluzioni che può ottenere con il buon senso e la propria professionalità.

Come valorizzare il Psc

L’impostazione a matrici del modello semplificato crea una insidiosa predisposizione a considerare tutte le possibilità sinteticamente e a compartimenti stagni, mentre quel che occorre è proprio il contrario: considerare la realtà che ci riguarda in modo analitico e con una visione complessiva.

Tralasciando le parti dedicate all’organizzazione, è agevole individuare i punti di forza della sicurezza del cantiere nel suo insieme (il Psc è la cornice, la prevenzione dei rischi nelle specifiche lavorazioni e mansioni riguarda i datori di lavoro delle imprese esecutrici e i rispettivi Pos) nei seguenti ambiti di gestione:

a) interazione con l’esterno (comprese le condizioni meteo);

b) coerenza/compatibilità tra tempi e fasi di lavoro;

c) logistica, viabilità e comunicazione interna;

d) interferenze tra lavorazioni ed emergenze.

Questi aspetti attengono all’attività di progettazione e comportano due possibili scenari: un cantiere che funziona o un cantiere che non funziona. In nessun altro contesto, la sicurezza coincide in modo così evidente e necessario con la capacità operativa della comunità di lavoro. In che modo questo nesso può diventare visibile nel Psc? Capovolgendo la logica della matrice: invece di partire dai rischi per arrivare alle misure di prevenzione e protezione, mettiamo al centro il progetto e il cronoprogramma e integriamoli con le misure progettuali ed organizzative, le procedure, le misure preventive e protettive da implementare, controllare, comunicare a tutti gli interessati.

Otterremo (schematicamente) un albero rovesciato, in cui le radici sono le famose (e fumose) scelte progettuali e organizzative del committente, che orientano e alimentano fin dall’inizio l’evoluzione del cantiere; il tronco è la realizzazione dell’opera nel tempo, mentre i rami principali e secondari rappresentano l’apporto delle varie competenze produttive; le foglie indicano le mansioni e le lavorazioni. E le misure di sicurezza, dove sono? Ovunque siano necessarie. Esse fanno parte delle dotazioni, delle procedure, dei metodi di lavoro, degli apprestamenti, delle comunicazioni, di tutte le attività che compongono il sistema cantiere. Potranno essere solo un elenco di definizioni, costi e sanzioni per chi vorrà seguire la strada della “semplificazione” ma saranno uno strumento in più di gestione e controllo per chi non considera onere bensì opportunità tracciare il proprio, specifico modello assumendo i vincoli normativi nel proprio profilo professionale e imprenditoriale e interpretandoli come parte dell’identità dell’opera da realizzare. A ben considerare, se di modello dobbiamo ragionare, meglio farcelo su misura.

Il contenuto è tratto dal quotidiano on line Sistema Ambiente e Sicurezza. Per attivare l’abbonamento prova di un mese clicca qui.

 

L’autore

Giorgio Tacconi

Nato a Milano nel 1956, laureato in giurisprudenza, svolge come libero professionista attività di comunicazione, informazione e consulenza tecnico-giuridica in tema di sicurezza negli ambienti di lavoro, tutela dell’ambiente e sostenibilità, responsabilità sociale d’impresa. Ha collaborato come autore di testi, siti e banche dati con Cedis, McGrawHill, Eco-comm, De Agostini, Rcs, Conde Nast, LifeGate, Sistemi Editoriali, Giappichelli.

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