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Il Piano di Emergenza ed Evacuazione tra criticità e obiettivi

Quali sono i limiti del Piano di emergenza? E come dovrebbero concepirlo i tecnici? Alcune riflessioni

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Il Piano di Emergenza ed Evacuazione in un’azienda ha come obiettivo salvaguardare i lavoratori e il complesso aziendale dai rischi accidentali, connessi all’attività lavorativa o a situazioni di carattere eccezionale.
Quali sono allora le criticità che si possono presentare in un Piano di Emergenza?

Obsolescenza e imposizione: quali sono le criticità del Piano di emergenza

La principale criticità di un Piano è l’obsolescenza, che si ripercuote in tutti i suoi aspetti.
I Piani di Emergenza non tengono in considerazione il mutare del lay out aziendale, i cambiamenti adattivi sia nell’organizzazione che nelle configurazioni spaziali, che avvengono all’interno della struttura stessa.
A seguito di miglioramenti tecnologici e di razionalizzazioni operative degli impianti, dei macchinari, gli stessi implicano un’evoluzione dei processi produttivi che si rispecchiano anche in dislocazioni funzionali diverse dal lay out originale.
Tali variazioni spesso non trovano riscontro nei Piani di Emergenza a causa di una cristallizzazione delle informazioni e per una totale assenza di processi adattivi del Piano.
Un ulteriore limite riscontrabile nel Piano è dato dal turn over del personale e dall’ assegnazione a mansioni diversificate nel tempo e negli ambienti di lavoro. A questo si aggiungono la non corrispondenza tra persone e compiti assegnati in caso di emergenza.
Il processo produttivo è fondamentale per l’economia dell’azienda, mentre il Piano di Emergenza viene percepito come un inutile appesantimento burocratico.
Il Piano diventa così l’assolvimento ad un’imposizione di legge, svolta la quale, lo stesso documento ha una vita propria, quasi una sorta di highlander, che funziona sempre nel tempo, qualsiasi situazione di crisi si presenti.
Un insieme di valutazioni e strategie che riposano in un cassetto.

Come dovrebbe essere il Piano di Emergenza

Il Piano deve essere invece uno strumento vivo e flessibile, capace di adattarsi ai mutati cambiamenti anche se ritenuti eccezionali.
Altra incognita, forse la più grande, è la reale efficacia del Piano, che non può essere dimostrata solo nel caso del verificarsi di un disastro, ma deve essere un’esperienza familiare del lavoratore.
Il Piano di Emergenza rischia inoltre di essere un documento sottodimensionato rispetto alle effettive necessità, insufficiente nell’affrontare una vera situazione di crisi e soprattutto diventando un mero documento di facciata e soprattutto un documento nato vecchio.
Come tecnici, non dobbiamo neppure produrre Piani sovradimensionati, ingessati, tali da non poter essere attuati, perché la loro eccessiva difficoltà può essere oggettivamente problematica nella comprensione ed attuazione e quindi inutile.
E’ necessario invece trovare la giusta misura, un equilibrio tra azioni, soluzioni e competenze attuative, tale da rendere lo stesso documento efficace, aggiornato e di facile ed immediata applicabilità, a seconda delle situazioni di crisi che si possono presentare.

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