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Recepita la direttiva 2013/35/UE per i campi elettromagnetici: tutte le novità

Il 2 agosto 2016 è entrato in vigore il D.Lgs. n. 159/2016 che recepisce nel nostro ordinamento la direttiva 2013/35/UE sulla protezione dei lavoratori esposti a campi elettromagnetici. Tutto ciò che c'è da sapere

Switch yard insulators at Power station, close-up
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Con l’introduzione della direttiva sociale n. 2004/40/CE, la Comunità Europea (ora Unione Europea) ha regolamentato la protezione dei lavoratori esposti a campi elettromagnetici nel luogo di lavoro. L’entrata in vigore della Direttiva, recepita inizialmente nell’ordinamento nazionale con il D.Lgs. n. 257/2007 e, più recentemente, nel Titolo VIII, Capo IV, D.Lgs. n. 81/2008 è stata più volte procrastinata, fino all’attuale recepimento della direttiva 2013/35/UE con D.Lgs. n. 159/2016 che modifica integralmente il previgente Titolo.

Il campo di applicazione del Titolo VIII, Capo IV, D.Lgs. n. 81/2008, stante la diffusione pressoché universale di sorgenti intenzionali (es. telecomunicazioni) o accidentali (es. elettrodotti) di emissione elettromagnetica in luoghi di lavoro afferenti ad una moderna società tecnologica, risulta particolarmente vasto.
I campi elettromagnetici si prestano ad essere suddivisi in base alle loro caratteristiche fisiche (Tabella 6) oppure in relazione ai loro effetti sugli organismi viventi, nello specifico sulla persona.
Queste due modalità di suddivisione sono tuttavia tra di loro strettamente intrecciate stante la relazione che intercorre tra le caratteristiche fisiche del campo e le interazioni di tipo biologico.

Tabella 6 – Suddivisione tecnica del campo elettromagnetico

Acronimo Denominazione Frequenza 
(f)
Lunghezza d’onda 
(λ)
Esempi
ELF Frequenze estremamente basse
(Extremely Low Frequency)
< 10 kHz > 33 km Elettrodotti
Frequenza industriale
VLF Frequenze bassissime
(Very Low Frequency)
10 kHz ÷ 30 kHz 33 km ÷10 km Saldatrici elettrici
Frequenze di riga TV
Forni ad induzione
LF Frequenze basse o onde lunghe
(Low Frequency)
30 kHz ÷ 300 kHz 10 km ÷ 1 km Riscaldatori ad induzione
Schermi video
MF Medie frequenze o onde medie
(Medium Frequency)
300 kHz ÷ 3 MHz 1 km ÷ 100 m Trasmettitori radio in AM (OM)
Riscaldatori industriali ad induzione
HF Alte frequenze o onde corte
(High Frequency)
3 MHz ÷ 30 MHz 100 m ÷ 10 m Trasmettitori radio in AM (OC)
Incollatrici polimeri
Presse dielettriche
Sistemi di processo Wood
CB, Walkie-Talkie
Diatermia
VHF Frequenze altissime o onde metriche
(Very High Frequency)
30 MHz ÷ 300 MHz 10 m ÷ 1 m Trasmettitori TV VHF
Trasmettitori radio in FM
UHF Onde decimetriche
(Ultra High Frequency)
300 MHz ÷ 3 GHz 1 m ÷ 10 cm Telefonia cittadina
Trasmettitori TV UHF
Stazioni radiobase analogiche
Telefonia cellulare
Forni a microonde
SHF Onde centimetriche
(Super High Frequency)
3 GHz ÷ 30 GHz 10 cm ÷ 1 cm Barriere antitaccheggio
Controllo del traffico aereo
Radar di puntamento
Radar
EHF Onde millimetriche
(Extremely High Frequency)
30 GHz ÷ 300 GHz 1 cm ÷ 1 mm Segnali video analogici e trasmissioni digitali

Pur non proponendoci di analizzare approfonditamente il fenomeno della propagazione del campo elettromagnetico, osserviamo che al diminuire della frequenza le componenti tempovarianti delle equazioni di Maxwell tendono a disaccoppiare il fenomeno elettrico da quello magnetico. Peraltro, allontanandosi dalla sorgente di emissione (antenna) si incontrano, semplificando, due diverse regioni dello spazio, funzione della lunghezza d’onda (λ) e della dimensione della sorgente stessa (d), nelle quali il campo può essere schematizzato con modelli ad hoc:
– campo vicino;
– campo lontano.

Nel caso di “antenne corte” (d << λ) la zona di campo lontano ha luogo a partire da distanze dalla sorgente superiori a λ mentre nel caso di “antenne lunghe” (d >> λ) la transizione tra campo lontano e campo vicino è posta in corrispondenza a d2/λ.

Nota: ogni fenomeno elettromagnetico è descritto da un insieme di relazioni matematiche note come equazioni di Maxwell in onore del fisico inglese che per primo sistematizzò l’insieme dei fenomeni del campo elettromagnetico.

Le considerazioni più su esposte portano a concludere che in presenza di basse frequenze la misura verrà sempre eseguita nella zona di campo vicino (es. un elettrodotto emette a 50 Hz con una corrispondente lunghezza d’onda λ pari a 6000 km) nella quale le manifestazioni elettriche e magnetiche risultano tra loro non dipendenti: sarà necessario, quindi, procedere ad un rilievo di entrambi i parametri (es. campo elettrico, E, e induzione magnetica, B). Nel caso invece di una misura nel campo lontano radiativo, quando cioè si procede al rilievo di campi ad alta frequenza (es. un ripetitore radio FM emette a 100 MHz a cui corrisponde una lunghezza d’onda λ uguale a 3 m), le equazioni di Maxwell si accoppieranno ed i vettori elettrico e magnetico saranno l’uno funzione dell’altro: in queste circostanze la misurazione del solo campo elettrico permetterà, quindi, di conoscere il campo magnetico (e viceversa).

Gli effetti biofisici, i limiti di esposizione e di azione
Relativamente agli effetti biofisici, il campo applicativo del Titolo VIII, Capo IV, D.Lgs. n. 81/2008 è ristretto ai soli effetti diretti a breve termine e agli effetti indiretti noti, escludendo quindi tutte le ipotesi di effetti a lungo termine.

Nota: qualora emergano dati scientifici accertati in merito agli effetti a lungo termine ipotizzati, la Commissione valuterà un’adeguata risposta politica, compresa, se del caso, della presentazione di una proposta legislativa che riguardi tali effetti.

Per effetti biofisici diretti a breve termine sono da intendersi i seguenti:
– effetti termici: riscaldamento dei tessuti attraverso l’assorbimento di energia dai campi elettromagnetici nel tessuto;
– effetti non termici: stimolazione di muscoli, nervi od organi sensoriali;
– correnti attraverso gli arti.
Gli effetti indiretti dei campi elettromagnetici sono invece più numerosi ed includono:
– interferenza con attrezzature e dispositivi medici elettronici (compresi stimolatori cardiaci e altri impianti o dispositivi medici portati sul corpo);
– rischio propulsivo di oggetti ferromagnetici in campi magnetici statici;
– innesco di dispositivi elettro-esplosivi (detonatori);
– incendi ed esplosioni dovuti all’accensione di materiali infiammabili provocata da scintille prodotte da campi indotti, correnti di contatto o scariche elettriche;
– correnti di contatto.

In generale gli effetti non termici si manifestano per frequenze del campo elettromagnetico inferiori ai 10 MHz (più elevati al diminuire della frequenza) mentre gli effetti termici si considerano presenti nel range 100 kHz ÷ 300 GHz (più elevati all’aumentare della frequenza). Nell’intervallo di transizione 100 kHz ÷ 10 MHz saranno presenti entrambi gli effetti, termici e non termici.
La Direttiva 2013/35/UE, in continuità con la direttiva n. 2004/40/CE, specifica i seguenti limiti igienistici (effetti non termici e termici):
– Valori Limite di Esposizione (VLE) relativi agli effetti sanitari;
– Valori Limite di Esposizione (VLE) relativi agli effetti sensoriali;
– Livelli di Azione (LA).

Nel testo di recepimento, D.Lgs. n. 159/2016, il “Livello di Azione”, presente in direttiva, viene modificato con “Valore di azione” (VA). Questo probabilmente rappresenterà, inizialmente, causa di confusione stante le linee guida comunitarie che utilizzano la terminologia presente nella direttiva 2013/35/UE.

In ogni caso, particolare attenzione deve essere posta alla definizione che il D.Lgs. n. 159/2016 fornisce in tema di VLE e VA. Le azioni che vengono prescritte al superamento degli uni (VA) e degli altri (VLE) non sono infatti sovrapponibili alle previsioni indicate dal Titolo VIII, Capo II (Rumore) e Capo III (Vibrazioni) che, in questo senso, costituiscono dei “falsi amici”. Veniamo quindi a dettagliare le definizioni e, in relazione a queste, descriviamo le azioni da attuarsi in caso di superamento:
– VLE: sono i valori stabiliti sulla base di considerazioni biofisiche e biologiche, in particolare con riferimento agli effetti diretti acuti e a breve termine scientificamente accertati (effetti termici ed elettrostimolazione dei tessuti);
– VLE relativi agli effetti sanitari: VLE al di sopra dei quali i lavoratori potrebbero essere soggetti a effetti nocivi per la salute, quali il riscaldamento termico o la stimolazione del tessuto nervoso o muscolare;
– VLE relativi agli effetti sensoriali: VLE al di sopra dei quali i lavoratori potrebbero essere soggetti a disturbi temporanei delle percezioni sensoriali e a modifiche minori delle funzioni cerebrali;
– VA: livelli operativi stabiliti per semplificare il processo di dimostrazione della conformità ai pertinenti VLE o, eventualmente, per prendere le opportune misure di protezione o prevenzione specificate nella Direttiva.

In altri termini, i VA corrispondono ai valori del campo elettrico e magnetico calcolati o misurati sul luogo di lavoro in assenza del lavoratore.
In questo senso, ove sia dimostrato che i pertinenti VA non siano superati, il D.Lgs. n. 159/2016, e quindi il Titolo VIII, Capo IV, D.Lgs. n. 81/2008, assumerà che il datore di lavoro abbia pure rispettato i VLE relativi. I VA costituiscono, dunque, un insieme che contiene, con vantaggio di sicurezza, i VLE, pur essendo questi ultimi determinati con unità di misura derivate dai primi. I VA in altri termini, grazie a simulazioni di dosimetria computazionale, restituiscono stime prudenziali dei massimi campi elettromagnetici a cui il corpo del lavoratore e/o gli arti, possono essere esposti senza superare i VLE relativi.
In caso di superamento dei VA il datore di lavoro provvederà ad una valutazione finalizzata a verificare che i VLE sanitari e sensoriali non siano superati. In particolare sono identificati:
– VA “inferiori” il superamento dei quali necessita della verifica dei VLE sensoriali;
– VA “superiori” il superamento dei quali necessita della verifica dei VLE sanitari.

Ove non sia possibile stabilire con certezza il rispetto dei VLE sulla base di informazioni facilmente accessibili, la valutazione dell’esposizione dovrà essere realizzata sulla base di misurazioni o calcoli.
Particolare attenzione deve essere posta alle attività escluse e alle deroghe previste dal D.Lgs. 159/2016. In particolare per il personale che lavora presso impianti militari operativi o che partecipa ad attività militari ferme restando le disposizioni di cui agli articoli 182 (eliminare o ridurre i rischi) e 210 (prevenzione e protezione) del D.Lgs. n. 81/2008, il sistema di protezione equivalente previsto dalla direttiva 2013/35/UE è costituito dalle particolari norme di tutela tecnico-militare per la sicurezza e la salute del personale, di cui agli articoli 245 e 253 del decreto del D.P.R. n. 90/2010.

Inoltre risultano soggette a deroga al rispetto dei VLE (da autorizzare) i casi di installazione, controllo, uso, sviluppo e manutenzione degli apparati di Risonanza magnetica (RM) per i pazienti nel settore sanitario o della ricerca correlata. In questi casi il datore di lavoro deve dimostrare che i lavoratori sono sempre protetti dagli effetti nocivi per la salute e dai rischi per la sicurezza, assicurando in particolare che siano seguite le istruzioni per l’uso in condizioni di sicurezza fornite dal fabbricante ai sensi del D.Lgs. n. 46/1997 relativo all’attuazione della direttiva 93/42/CEE concernente i dispositivi medici.

Leggi anche: Campi elettromagnetici: con il D.Lgs. n. 159/2016 lavoratori più protetti

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