Rifiuto del RLS di frequentare il corso di formazione: quali gli obblighi del datore di lavoro? | Ingegneri.info

Rifiuto del RLS di frequentare il corso di formazione: quali gli obblighi del datore di lavoro?

Che cosa succede se un RLS o RSU regolarmente eletto rifiuta di frequentare il corso di formazione a norma di legge? Quali gli obblighi del datore di lavoro? Risponde l’ing. Andrea Rotella, grande esperto sul tema

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Il nuovo CCNL per gli studi professionali, entrato in vigore il 1° aprile 2015 e valido fino al 31 marzo 2018, ha introdotto una serie di nuove tutele per professionisti, collaboratori e dipendenti di studi professionali. Tra questi, sono ovviamente inclusi anche gli ingegneri, gli architetti e i geometri titolari o dipendenti di studi tecnici.

In questo focus vogliamo fornire a tutti i professionisti gli strumenti-chiave per garantire, ai titolari e ai dipendenti, un rispetto delle norme di Salute e Sicurezza sul lavoro alla luce del nuovo CCNL Studi professionali.

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Abbiamo chiesto all’ing. Andrea Rotella, tra i massimi esperti nazionali di Sicurezza sul lavoro e autore di un imprescindibile volume sul tema, di rispondere a una delle domande più frequenti poste da chi cura la sicurezza nelle aziende e dagli stessi titolari.

Domanda
Se un RLS-RSU regolarmente eletto si rifiuta di frequentare l’obbligatoria formazione prevista dall’art. 37, D.Lgs. n. 81/2008, cosa può fare il datore di lavoro oltre che riproporgli l’iscrizione al corso? Il (RLS) in questo caso è a tutti gli effetti lavoratore e preposto di fatto al tempo stesso, e quindi obbligato alla frequentazione dei programmi di formazione e di addestramento indetti dal DL così come previsto dagli artt. 19 e 20 del TUSL, ma se non possiede l’adeguata formazione prevista dalla legge non ha competenza per partecipare alla redazione del DVR, alle riunioni art. 35, e così via.

Risposta
Il RLS ha diritto alla formazione specifica come indicato con precisione dall’art. 37, comma 10 del D.Lgs. n. 81/2008: “Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale ha diritto ad una formazione particolare in materia di salute e sicurezza concernente i rischi specifici esistenti negli ambiti in cui esercita la propria rappresentanza, tale da assicurargli adeguate competenze sulle principali tecniche di controllo e prevenzione dei rischi stessi” e ribadito, per le funzioni della rappresentanza territoriale dall’articolo 48, comma 7.”
Obbligo del datore di lavoro è unicamente quello di mettere a disposizione del rappresentante i corsi di formazione necessari, ma non si ritiene che sul RLS possa essere esercitato un potere coercitivo derivante, ad esempio, dal rispetto dell’art. 20, comma 2, lett. h) del D.Lgs. n. 81/2008 che impone ai lavoratori l’obbligo di partecipare ai programmi di formazione previsti nei loro confronti in quanto, in questo caso, il lavoratore (cui si riferisce il predetto obbligo) deve essere inteso nella sua qualità di RLS (paradossalmente, dovrebbe altrimenti essere sanzionato, in virtù del medesimo obbligo, un rappresentante territoriale che rifiutasse di sottoporsi alla medesima formazione – pur questi non essendo un lavoratore – altrimenti si determinerebbe un’inaccettabile disparità di trattamento).
Del resto nessuna responsabilità potrebbe essere attribuita al datore di lavoro in grado di dimostrare di aver messo a disposizione la necessaria formazione al RLS eletto o designato dai lavoratori. Piuttosto, dovrebbero essere questi ultimi a pretendere che il loro rappresentante si formasse adeguatamente per svolgere compiutamente i compiti che la norma gli assegna.
È al contrario priva di fondamento la tesi secondo la quale il ruolo di RLS determinerebbe di fatto un ruolo di preposizione. Secondo la vigente normativa, il preposto deve sovrintendere l’attività dei lavoratori, garantire l’attuazione delle direttive ricevute controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori. Nessuno di questi compiti rientra tra le attribuzioni del RLS e potrebbe ciò essere frutto solo di una distorsione di ruoli.
Piuttosto, in astratto, senza che vi sia mai stata una pronuncia in tal senso da parte della magistratura, l’unico obbligo rinvenibile tra le attribuzioni di cui all’art. 50 del D.Lgs. n. 81/2008 potrebbe essere quello di cui alla lett. n) che prevede che il RLS avverta il responsabile dell’azienda dei rischi individuati nel corso della propria attività.
Considerato che il RLS è un soggetto a designazione democratica e popolare, chiamato a compiere un ruolo fiduciario per investimento diretto da parte dei lavoratori o delle loro rappresentanze e che, per la tutela della salute dei lavoratori che lo hanno eletto o designato, la norma gli attribuisce un compito-dovere di segnalazione, ciò potrebbe (in astratto, come si diceva) derivare anche una certa responsabilità (che nulla ha comunque a che vedere con l’obbligo di segnalazione del preposto).
Ciò avvalora la tesi che il RLS debba essere sufficientemente e adeguatamente formato, ma il soggetto obbligato a pretendere che egli si formi (se di obbligo può parlarsi) dovrebbe essere in questo caso l’assemblea dei lavoratori per i quali egli svolge il ruolo di rappresentante, essendo unico obbligo del datore di lavoro quello di garantire la possibilità che egli si formi e si aggiorni.

di Andrea Rotella

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