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Il rischio di affaticamento visivo in ambienti di lavoro

Condizioni di illuminazione non idonee negli ambienti di lavoro possono causare disturbi ai lavoratori: analisi e sorveglianza sanitaria, con un focus sull’astenopia

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I principali effetti negativi sulla salute, correlati al lavoro in condizioni di illuminazione non idonee riguardano ovviamente l’organo della vista e si realizza in pratica un quadro noto come astenopia (sindrome da fatica visiva), i cui principali sintomi sono: bruciore, lacrimazione, secchezza, senso di corpo estraneo, ammiccamento frequente, fastidio alla luce, pesantezza, visione annebbiata, visione sdoppiata, stanchezza alla lettura.
Le cause più frequenti sono dovute all’abbagliamento causato dalla illuminazione ambientale o locale eccessiva, o per presenza di riflessi, con conseguente affaticamento visivo per costrizione della pupilla in miosi, contemporaneo affaticamento dei muscoli palpebrali in stato di contrattura per difendere l’occhio stesso dall’eccesso di luce.
Anche le condizioni di scarsa illuminazione sono causa di astenopia per lo sforzo fisico e mentale impiegato per osservare e seguire il lavoro; i lavoratori con difetti visivi, particolarmente i presbiti, sono costretti ad un maggiore sforzo accomodativo.
Si ricorda che tutte le condizioni di illuminazione errata, sia in eccesso che in difetto, sono spesso causa o concausa di infortunio.

Sorveglianza sanitaria sui rischi da affaticamento visivo

L’unica attività per la quale la legislazione prevede l’obbligo di sorveglianza sanitaria, relativamente all’affaticamento visivo, è quella degli addetti ai videoterminali (VDT), così come definiti dal D.Lgs. n. 81/2008 al Titolo VII.
Quello del VDT è problema di cui tanto si parla e si discute. Vari sono i rischi che interessano tale attività; l’uso prolungato dei VDT può provocare un insieme di disturbi funzionali che nel loro complesso vengono definiti “Sindrome astenopia occupazionale”. Purtroppo la legislazione vigente considera il problema dell’affaticamento visivo solo a proposito degli addetti ai VDT mentre il rischio è certamente più diffuso.
A stretti termini di legge, in presenza del solo rischio di affaticamento visivo (sempre se non legato all’uso dei VDT) il datore di lavoro non ha l’obbligo di nominare il medico competente. Viceversa, qualora la contestuale presenza di altri rischi per i quali è prevista dalla legge una specifica sorveglianza sanitaria imponga al datore di lavoro di nominare il medico competente, questi non potrà esimersi dal considerare anche questo rischio tanto in fase di visita preventiva quanto di visita periodica.
Un problema a parte è rappresentato dai sistemi LED ad Alogenuri Metallici che sono associati al rischio fotobiologico derivante dalle emissioni di luce blu potenzialmente lesiva per la retina. Tutti gli altri sistemi di illuminazione non presentano alcun rischio fotobiologico e conseguentemente possono essere considerati “giustificabili” nell’ambito della valutazione del rischio. Pertanto ove vi sia la presenza di lampade a LED o ad Alogenuri Metallici occorre procedere ad una valutazione delle radiazioni ottiche artificiali. Si suggerisce quindi l’utilizzo del metodo di valutazione messo a disposizione dal Portale Agenti Fisici (www.portaleagentifisici.it), gestito da INAIL, Regione Toscana e Regione Emilia Romagna che offre una procedura di calcolo per la valutazione del rischio associato a sorgenti per illuminazione generale.

Il risultato è espresso su 3 livelli di rischio: basso, medio ed alto, secondo i seguenti criteri.
Basso: non presenta rischio fotobiologico. Sorgente “Giustificabile” ai sensi del D.Lgs. n. 81/2008.
Medio: compatibile con valori limite associati al Gruppo 1 (CEI EN 62471:2009: nessun rischio fotobiologico nelle normali condizioni di impiego). Potrebbe comportare rischio se fissata per tempi superiori a 100 secondi cumulati nell’arco della giornata.
Alto: esposizioni maggiori delle massime ammissibili per il Gruppo 1 (CEI EN 62471:2009). Presenza di rischio anche per tempi di fissazione inferiori a 100 secondi.
Il risultato del calcolo dovrebbe sempre portare ad una situazione di rischio “basso”, in quanto un sistema destinato all’illuminazione generale deve poter essere scelto in modo che le sue emissioni ottiche comportino un rischio trascurabile dal punto di vista della sicurezza fotobiologica.
Se il rischio risulta “medio” si dovrebbero individuare soluzioni alternative di installazione.
Se il rischio risulta “alto” vi è un utilizzo improprio delle sorgenti, in quanto il rischio fotobiologico non è trascurabile. In questo caso è necessario individuare soluzioni alternative nella scelta delle sorgenti e/o nelle modalità di installazione.

Tabella 1 – Elenco di alcune lavorazioni e dei relativi settori produttivi ad impegno visivo ravvicinato e protratto che non comportano l’uso di VDT (adattato da Piccoli B. et al., “Photometry in the workplace: rationale for a new method”, Ann. Occup. Hyg., vol. 48, 2004)

Settore produttivo Tipo di lavorazione
Metalmeccanica Meccanica di precisione, incisione, saldatura, montaggio e controllo di piccoli pezzi, modellatura, fresatura, pulitura, lucidatura, disegno al tecnigrafo
Industria della ceramica Lavoro di decorazione, operazione di scelta
Industria tessile Pettinatura della lana, filatura, stampa dei tessuti
Industria dell’abbigliamento Produzione di pizzi e merletti, lavoro di cernita e rammendo, cucito
Industria elettronica Assemblaggio e saldatura di microcomponenti, produzione e controllo di circuiti, controllo dei filamenti di tungsteno nelle industrie delle lampadine
Industria orafa Lavoro al banco
Orologiai Assemblaggio e riparazione di orologi
Editoria e affini Lavoro di rilegatura, fotocomposizione, disegno di mappe
Industria farmaceutica Controllo impurità
Industria alimentare Controllo qualità
Istituti di ricerca/Laboratori di analisi Lavoro al microscopio
Sanità Microchirurgia (vascolare, oculistica, ORL, odontoiatrica, ecc.)
Arte Pittura, scultura, incisione, cesellatura
Industria cinematografica Lavoro di montaggio e taglio di film
Industria fotografica Analisi di fotogrammi

Le cause di astenopia nei videoterminalisti e nei lavoratori indicati in tabella precedente possono essere schematicamente suddivise in quattro gruppi:
1. fattori legati alle caratteristiche intrinseche del compito visivo, ovvero distanza media di osservazione e tempo di applicazione;
2. fattori ambientali;
3. fattori legati alle caratteristiche cliniche e funzionali dell’apparato visivo;
4. fattori organizzativi e di sensibilità individuale.
Le principali manifestazioni dell’astenopia sono suddivisibili in tre gruppi così articolati:
a) disturbi visivi, i principali dei quali sono disagio/disturbo alla luce (fotofobia), visione sfuocata, visione sdoppiata, dolenzia/fastidio perioculare. A questi sintomi possono corrispondere sul piano obiettivo riduzione dell’acuità visiva, riduzione dell’ampiezza visiva, allontanamento del punto prossimo di accomodazione, comparsa o aumento di forie, miopizzazione transitoria;
b) disturbi oculari, i principali dei quali sono lacrimazione, prurito, bruciore, secchezza, rossore riferito, sensazione di sabbia negli occhi, dolore periorbitario e/o retrobulbare. Effetti secondari segnalati sono alterazioni dell’ammiccamento e pesantezza dei bulbi. A questi disturbi possono corrispondere iperemia congiuntivale, ipersecrezione oculare e alterazioni del film lacrimale;
c) disturbi generali che più tipicamente comprendono cefalea, astenia, nausea, dispepsia, vertigine, tensione generale.

L’attuale normativa, al fine di evitare l’insorgenza della predetta sintomatologia ha previsto, tra l’altro, l’inserimento di pause lavorative di 15 minuti ogni 2 ore di lavoro continuativo al VDT e una sorveglianza sanitaria preventiva e periodica per gli addetti che operano per più di 20 ore/settimana in modo sistematico e abituale.  Come indicazione di carattere generale si può definire pausa un cambiamento di attività in compiti che non richiedono in alcun modo un impegno visivo per vicino e che richiedano un cambiamento di postura. La sorveglianza sanitaria dei lavoratori addetti all’uso di VDT è trattata dal D.Lgs. n.  81/2008 all’art. 176: i lavoratori, prima di essere addetti, sono sottoposti ad una visita medica per evidenziare eventuali malformazioni strutturali e ad un esame degli occhi e della vista effettuati dal medico competente. Qualora l’esito della visita ne evidenzi la necessità, il lavoratore è sottoposto ad esami specialistici. In base alle risultanze della visita il lavoratore può essere giudicato:
• idoneo con o senza prescrizioni;
• non idoneo.

La periodicità della visita di controllo, fatti salvi i casi particolari che richiedono una frequenza diversa stabilita dal medico competente, è biennale per i lavoratori classificati come idonei con prescrizione e per i lavoratori che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età. È invece quinquennale negli altri casi. Il lavoratore è sottoposto a controllo oftalmologico a sua richiesta, ogniqualvolta sospetti una sopravvenuta alterazione della funzione visiva, confermata dal medico competente oppure ogniqualvolta l’esito della visita medica ne evidenzi la necessità.

Allegati: Medicina del Lavoro

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