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Rischio radon: la normativa

In alcune situazioni particolare, i lavoratori devono essere protetti dal rischio radon. Un breve excursus sulla normativa

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I lavoratori esposti a rischio radon sono soprattutto quelli che svolgono le loro mansioni nel sottosuolo, in cunicoli e gallerie. Il radon è un gas naturale (Rn) presente maniera diffusa e varia sul territorio italiano solitamente montano o vulcanico (oggetto di monitoraggio da parte dell’Istituto Superiore di Sanità attraverso l’Archivio Nazionale Radon) che, decadendo, si attacca al particolato dell’aria e penetra nell’organismo tramite le vie respiratorie.
Le Regioni a maggior rischio di emissione sono Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Lombardia.

Il rischio radon riguarda l’effetto biologico che può indurre a mutazioni genetiche, causando possibili tumori e leucemie.
La presenza di radon è possibile anche in alcune rocce impiegate come materiali in edilizia, come il tufo, la pozzolana e il peperino. I lavoratori esposti a rischio radon sono dunque non solo quelli che lavorano in cunicoli, tunnel, sottovie o grotte, ma anche coloro che si occupano di attività estrattive, raccolta e stoccaggio di materiale abitualmente non considerato radioattivo, ma che può contenere radionuclidi naturali, o lavoratori impiegati in strutture termali. Oltre le dieci ore di presenza mensile, sono compresi anche i lavoratori in luoghi come magazzini, bunker di banche o sml.

In merito alla protezione sanitaria, come da D.Lgs. 26 maggio 2000, n. 241, è compito del datore di lavoro monitorare la concentrazione media annuale di radon entro i 24 mesi dall’inizio dell’attività attraverso un organismo riconosciuto per programmare un’eventuale bonifica o schermatura e prevedere un controllo periodico. Per i luoghi di lavoro sotterranei, a cura del Coordinamento delle Regioni e Province Autonome, sulle modalità di misura del radon in aria sono state emanate le “Linee Guida per le misure di concentrazione di radon in aria nei luoghi di lavoro sotterranei”.
I livelli di azione si attuano a partire da concentrazioni di 500 Bq/m3.

Posto il Livello di azione a 500 Bq/m3:
A) se la misura è inferiore all’80% del livello di azione (cioè < 400 Bq/m3) l’obbligo è risolto e bisogna ripetere la misura solo se variano le condizioni di lavoro;
B) se la misura è tra l’80% e il 100% del livello di azione (400-500 Bq/m3) l’obbligo si risolve con la ripetizione annuale della misura;
C) se la misura supera il livello di azione (cioè > 500 Bq/m3) si dovrà:
1. spedire agli Organi di controllo la relazione di misura
2. incaricare un Esperto Qualificato per la valutazione della dose efficace assorbita dai singoli lavoratori
3. procedere alla verifica della dose efficace. Se essa è inferiore a 3 mSv/anno, l’obbligo si risolve con la ripetizione della misura annualmente; se la dose efficace è superiore o uguale a 3 mSv/anno:
3.i. l’Esperto Qualificato procederà alla valutazione del rischio
3.ii. il datore di lavoro predisporrà le azioni di rimedio e al termine ripete la misura. Se anche la nuova misura avrà valori superiori a 3 mSv/anno, il datore di lavoro:
3.ii.1. incaricherà un Esperto Qualificato per la sorveglianza fisica. Oltre all’utilizzo delle apposite protezioni individuali di terza categoria, consistenti in maschere facciali, i lavoratori devono essere muniti di dosimetro
3.ii.2. incaricherà un medico per la sorveglianza medica dei lavoratori, come da D.Lgs. n. 230/1995
3.ii.3. predisporrà ulteriori azioni di rimedio come una continua ventilazione forzata e aspirazione e ripeterà la misurazione.

Se la dose efficace a questo punto sarà inferiore a 3 mSv/anno, l’obbligo si risolve con la ripetizione della misurazione annuale.

Figura 12

Valutazione preventiva del rischio radon

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