Rischio sismico e idrogeologico: i costi della mancata prevenzione | Ingegneri.info

Rischio sismico e idrogeologico: i costi della mancata prevenzione

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Il costo complessivo dei danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni, dal 1944 al 2012, è pari a 242,5 miliardi di euro, circa 3,5 miliardi all’anno. Il 75% del totale, 181 miliardi, riguarda i terremoti, il restante 25%, 61,5 miliardi, è da addebitare al dissesto idrogeologico. È quanto emerge dal primo rapporto Ance-Cresme: “Lo Stato del territorio – 2012”, presentato al convegno “Rischio sismico e rischio idrogeologico: la sfida italiana” che si è svolto il 9 ottobre a Roma.

L’analisi ha l’obiettivo di evidenziare i nodi della pianificazione e della manutenzione del territorio, sottolineando l’ingente spesa statale che, dal dopoguerra a oggi, l’Italia ha sostenuto dopo eventi calamitosi, sismici e idrogeologici.

Secondo il rapporto, solo dal 2010 a oggi si stimano costi per 20,5 miliardi – l’8% del totale -, considerando i 13,3 miliardi quantificati per il terremoto in Emilia Romagna.

Il ministero dell’Ambiente ha di recente sottolineato l’urgenza di un piano nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio, quantificando gli investimenti necessari in 1,2 miliardi di euro all’anno per 20 anni. Fondi necessari a mettere in atto gli interventi previsti dai piani regionali per l’assetto idrogeologico, del valore di 40 miliardi di euro, di cui il 68% al Centro-Nord e il 32% al Sud.

Ma quanto si è investito finora? Dal 1991 al 2011 risultano finanziati interventi per circa 10 miliardi di euro, meno di 500 milioni all’anno, per l’80% gestiti dal ministero dell’Ambiente.

In calo il mercato dei lavori per il dissesto idrogeologico

In dieci anni, dal 2002 al 2012, i bandi di gara per lavori di sistemazione e prevenzione del dissesto idrogeologico rappresentano, rispetto all’intero mercato delle opere pubbliche, soltanto il 5% per numero di interventi e il 2% per importi di gara.

A partire dal 2007 il mercato ha registrato un deciso ridimensionamento, e la situazione potrebbe aggravarsi stando al debole risultato dei primi sei mesi del 2012 che hanno registrato soltanto 301 gare.

Belice 1968, Friuli 1976, Irpinia 1980, Marche e Umbria 1997, Molise e Puglia 2002, Abruzzo 2009, Emilia Romagna 2012: per i sette maggiori terremoti degli ultimi 45 anni gli stanziamenti statali complessivi superano i 110 miliardi di euro. Risorse che comprendono gli oneri statali per la realizzazione delle opere di ricostruzione, contributi finalizzati alla ripresa economica nelle aree terremotate e agevolazioni di carattere fiscale e contributivo.

Quello che, a oggi, ha assorbito le più ingenti risorse pubbliche è il sisma dell’Irpinia, costato circa 50 miliardi di euro, pari al 45% dei finanziamenti complessivi per tutti e 7 i terremoti.

Quest’evento è anche quello che ha fatto registrare i maggiori danni: 200 Comuni colpiti, quasi 3.000 vittime, 280.000 senza tetto e 150.000 edifici da ricostruire.

Rispetto, invece, alla ripartizione annua dei finanziamenti, al primo posto c’è il sisma del Belice. I finanziamenti autorizzati coprono, infatti, un arco temporale di 65 anni: dal 1968 al 2018.

Per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto in Abruzzo del 2009 risultano autorizzati stanziamenti a carico dello Stato per 9,4 miliardi, ai quali vanno aggiunti 1,1, miliardi da altre fonti.

Per quanto riguarda il terremoto in Emilia Romagna, a oggi risultano autorizzati stanziamenti a carico dello Stato per un ammontare di oltre 9 miliardi, ai quali vanno aggiunti 670 milioni da Fondo di solidarietà Ue e donazioni.

O.O.

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