Safety Risk Management, dal pollo al libro: intervista ad Andrea Rotella | Ingegneri.info

Safety Risk Management, dal pollo al libro: intervista ad Andrea Rotella

Spesso con sarcasmo ci si riferisce al volatile per indicare chi ha un approccio ingenuo al rischio. Però nelle aziende un sorriso non basta a mitigare le conseguenze di un imprevisto. Il nuovo libro di Rotella e Blasizza propone di cambiare mentalità: ecco come

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In un mondo in cui il concetto di rischio assume dimensioni sempre più complesse e stratificate, le aziende devono dotarsi non solo di nuovi strumenti ma di strategie di lunga durata. Esistono standard per l’analisi e la classificazione dei rischi, ed esistono filosofie e modi di vedere la questione vincenti. Entrambe le visioni sono al centro di “Safety Risk Management”, il nuovo strumento per gli operatori del settore QHSE e appena pubblicato da Wolters Kluwer. Autori del volume sono l’ing. Andrea Rotella, figura di riferimento a livello nazionale sul tema, animatore del blog ottantunozerotto e autore di molti successi editoriali tra i quali il manuale “Sicurezza sul lavoro” (disponibile in edizione 2018) e l’ing. Erica Blasizza, ingegnere chimico con una forte focalizzazione sull’ambito ambientale e dei sistemi di gestione, curatrice dell’edizione 2018 del “Manuale Ambiente” (qui l’intervista). Abbiamo chiesto ad Andrea Rotella di parlarci di “Safety Risk Management”, che potete acquistare cliccando il box di seguito.

“Safety Risk Management” inizia con un pollo. Perché?
Nella nostra cultura, il pollo è l’animale a cui è stato assegnato l’ingrato compito di rappresentare l’eccessiva fiducia nelle proprie capacità tipica di molti umani, in genere accompagnata dalla spiacevole scoperta di essere stati raggirati (o peggio).
Nel libro uso il pollo, rivisitando una celebre metafora di Bertrand Russell, come esempio di cosa può succedere quando si ha un approccio troppo “ingenuo” al rischio. Il succo è che ogni attività umana comporta rischi e opportunità e perfino le persone competenti, come il nostro pollo, possono, a volte, risultare “cieche” agli uni o alle altre. Noi lo notiamo, in particolare, quando i rischi si appalesano ed, in genere, quanto maggiore era il grado di fiducia, tanto più sarà stata l’esposizione al rischio e più grandi le conseguenze.
Quello che cerco di proporre nel libro è un approccio “rispettoso” nei confronti del rischio, specie in quegli ambiti – salute e sicurezza – nei quali essere un pollo può comportare esiti nefasti.
Voglio tranquillizzare i lettori più sensibili: ho usato controfigure professioniste per narrare le scene più cruente e nessun pollo è stato maltrattato durante la scrittura di questo libro.

Sempre nella prima parte del testo, piuttosto inconsueta per un testo ‘tecnico’, citi il concetto del ‘cigno nero’ in rapporto al safety risk management, lo stesso esplorato con grande acume da Nassim Nicholas Taleb, alla base delle più recenti (e inquietanti) teorie finanziarie. Concetti che però, se uno guarda al lessico attuale di chi fa sicurezza e risk management oggi, sembrano spesso teorie visionarie, lontanissime dalla realtà. E che invece…
Sono convinto che la teoria del Cigno Nero possa essere estesa a tutti gli ambiti nei quali un evento impensabile può avere impatti catastrofici e tra i quali possono essere annoverati, certamente, quelli della sicurezza e della salute.
Il libro di N.N. Taleb è stato fonte di ispirazione e non poteva non essere citato ma, volutamente, ho preferito non soffermarmi oltremodo sugli eventi definibili “cigni neri”. Come infatti osservi, questa teoria è molto affascinante – fin troppo – ed esercita un forte potere attrattivo, col rischio di assorbire tutta l’attenzione e non a torto. Nel libro ho perciò preferito usare un approccio differente per trattare i “cigni neri”, inserendoli in una casistica che li contiene, ma che non si limita ad essi: «i fatti ignoti sconosciuti», rimandando alla lettura – doverosa – del libro di N.N. Taleb per gli approfondimenti sul tema specifico dei “cigni neri”.

Qual è la più rilevante novità in termini di paradigma introdotta dalla ISO 31000:2018?
I concetti di fondo sono i medesimi della precedente versione del 2009. La vera novità si nasconde sotto il cofano e consiste nell’aver semplificato e reso più chiaro l’approccio, prima di tutto grazie all’uso di un linguaggio più comprensibile e coerente con le finalità della norma. Ciò è visibile sia guardando al numero inferiore di definizioni dell’ultima versione della ISO 31000, sia al ridotto numero di pagine.

E sui sistemi di gestione, a che punto siamo?
Se ci basiamo sui dati ufficiali, in Italia l’interesse è molto alto. In termini di certificazioni ISO 9001 siamo ai primi posti nel mondo, il trend dell’adozione dei sistemi OHSAS 18001 è in vertiginosa ascesa e, sicuramente, la nuova ISO 45001 fornirà nei prossimi 3 anni un ulteriore slancio per ulteriori certificazioni.
Per quanto può valere la mia personale esperienza, è la qualità dell’applicazione dei sistemi di gestione a lasciarmi perplesso. Sono convinto che molte aziende, specie nel caso dei sistemi di gestione legati alla sicurezza, si siano convinte ad adottarli come misura difensiva contro le possibili imputazioni derivanti dal D.Lgs. n. 231/2001. Di per sé non c’è niente di male ed è stata la stessa normativa ad aver incentivato questa diffusione che, tra l’altro, comporta molti oneri per le imprese. Ciò che osservo è che frequentemente non si colgono le opportunità reali che si nascondono dietro i sistemi di gestione e che si produca molta carta e poca sostanza, confondendo la sicurezza con i parametri misurabili richiesti dal sistema.

Che cos’ha questo libro nella trattazione del tema che lo rende nuovo per approccio e utile per l’operatività?
Per quanto riguarda l’approccio, ciò che a parer mio rende la trattazione diversa dal solito è il modo con cui sono stati trattati il tema del rischio e dell’incertezza, analizzati sotto l’aspetto filosofico e tecnico. Ci insegnano che il rischio è una funzione della probabilità e del danno, ma quello che non si dice, dandolo per scontato, è che per effettuare qualunque valutazione del rischio, questo deve essere prima di tutto “immaginato”. Senza immaginazione non possiamo proiettarci nel futuro, costruirci scenari che ci permettano di anticipare le possibili conseguenze. È vero, non possiamo immaginare e prevedere tutto, ma quello che importa è non essere un pollo (vedasi la prima domanda di questa intervista) nei casi in cui si rischia di finire in pentola.
L’altro approccio, quello tecnico, con cui è trattato il tema rischio, si collega al motivo per cui i contenuti di questo libro sono anche utili. Oltre ad una rassegna sulle principali metodiche per l’analisi e classificazione dei rischi, i capitoli dedicati alla nuova ISO 45001 e OHSAS 18001 hanno un approccio squisitamente pratico. Non ci si è volutamente soffermati sull’analisi del testo delle norme, ma si è proceduto alla loro applicazione pratica, attraverso la redazione di schede e procedure che possono aiutare il lettore a comprendere come i requisiti della norma possano essere calati nella realtà delle aziende.

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