Agricoltura: DPI e rischi collegati | Ingegneri.info

Agricoltura: DPI e rischi collegati

Lavorare in sicurezza è un obbligo ed i lavoratori hanno il diritto di essere informati e salvaguardati da qualsiasi condizione di pericolo

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La pratica dell’agricoltura non è esente da rischi per la salute dei lavoratori, anzi, il settore agro-zootecnico risulta essere ancora oggi, uno dei comparti lavorativi con elevata probabilità di accadimento di infortuni ed insorgenza di patologie professionali.

L’uso di mezzi agricoli, di antiparassitari, l’esposizione alle intemperie e l’attività agricola con gli animali infatti, espongono giornalmente l’operatore agricolo a molteplici rischi che impongono la necessità e l’obbligo, per legge, di far fronte al pericolo con misure di prevenzione e protezione speciali che permettano di annullare o ridurre i danni correlati.

Spesso, la scarsa conoscenza, l’incoscienza, la distrazione e la troppa sicurezza nello svolgimento della propria mansione da parte dell’operatore, sono tra le principali cause che provocano incidenti sul luogo di lavoro, confermando ed evidenziando quanto sia importante l’idoneo comportamento del personale in relazione al lavoro svolto, la giusta conoscenza del luogo di lavoro nel quale si opera, la corretta identificazione e  l’utilizzo dei dispositivi di protezione collettiva ed individuale.

In questa guida, tratteremo il tema in maniera schematica e concreta, analizzando la normativa vigente e focalizzando l’attenzione sulle principali misure di prevenzione e di igiene che l’agricoltore può attuare nel proprio lavoro quotidiano, con l’auspicio di richiamare l’attenzione anche su quegli aspetti che, a causa della dimestichezza e della confidenza con la propria mansione, spesso si tende a sottovalutare o a dare per scontati.

Quali sono i pericoli ed i rischi connessi al lavoro nel settore agro-zootecnico?

Qualsiasi attività svolta in ambito lavorativo, potrebbe nascondere delle circostanze (pericoli) dalle quali potrebbero scaturire (rischi) delle conseguenze (danni) sia per la sicurezza che per la salute dell’individuo.

Potendo definire il pericolo, quale proprietà, o qualità, o modalità dannosa propria di una macchina, di una attrezzatura di lavoro, di una sostanza, di una mansione lavorativa o dell’ambiente in cui si opera, ed il  rischio (per l’uomo o per l’ambiente) come la situazione che si manifesta quando vi è contemporanea presenza di un pericolo e di qualcuno (uomo) o qualcosa (bene patrimoniale o ambiente naturale) esposto ad esso, quest’ultimo (rischio) lo si può identificare come il prodotto tra la pericolosità (la probabilità che un evento si verifichi in un determinato spazio/tempo) e la magnitudo, cioè la gravità del potenziale danno.

Nel settore agro-zootecnico i pericoli per l’operatore sono molteplici e spesso legati alle condizioni di lavoro estreme (sole intenso, lavoro in quota, sollevamento manuale di carichi pesanti, lavoro serale, ecc.) ed al luogo di lavoro nel quale si opera (stalle, magazzini, silos, dislivelli eccessivi, terreni franosi, ecc.).

Molti degli infortuni in campo agricolo infatti, avvengono all’interno di locali chiusi (stalle, masserie), e spesso per crolli di strutture  e impalcature di cui generalmente non si è provveduto a verificarne la stabilità o per cadute e scivolamenti. Ma nonostante ciò, la movimentazione manuale dei carichi, l’uso improprio di macchine agricole, attrezzature di lavoro e antiparassitari, ad oggi, rappresentano le maggiori cause di infortunio e rischi per la salute nel settore agricolo.

Distinguibili in due macro-categorie quindi, i rischi correlati al lavoro agricolo, possono essere legati all’esposizione ai fattori chimici, fisici e biologici ed i rischi trasversali o organizzativi derivanti dall’uso macchine agricole, attrezzature, movimentazione manuale dei carichi, scivolamento e caduta, urti, ed elettricità.

Tra questi, si evidenziano in particolare:

  • Fattori chimici: aerosol da sostanze chimiche (polveri, fumi, nebbie), gas, vapori e liquidi;
  • Fattori fisici: rumore, vibrazioni, rischi meccanici, rischi termici, rischi elettrici, radiazioni ottiche (solari);
  • Fattori biologici: virus, acari, insetti, rettili, funghi e batteri patogeni;

ed i rischi trasversali o organizzativi correlati a:

  • L’uso di macchine agricole;
  • L’uso di attrezzature (decespugliatori, motoseghe, motofalciatrici, ecc.);
  • La movimentazione manuale dei carichi;
  • L’elettricità;
  • L’esposizione continuata ai raggi solari;
  • Il lavoro notturno.

La normativa vigente ed i dispositivi di protezione individuale (DPI)

Il Testo Unico sulla Sicurezza e Salute sul Lavoro D.Lgs. n. 81/2008 è il pilastro portante della sicurezza sui luoghi di lavoro. Subentrato all’ex D.Lgs. n. 626/1994, ed integrato e modificato dal D.Lgs. n. 106/2009 garantisce la tutela dei lavoratori in materia di salute e sicurezza negli ambienti lavorativi, sancendo l’obbligo per il datore di lavoro di effettuare l’analisi dei rischi di natura chimica, fisica e biologica associati alle mansioni lavorative, alle macchine, alle attrezzature e alle sostanze utilizzate o comunque presenti nell’ambiente di lavoro e di attuare prioritariamente misure di prevenzione eliminando (o comunque riducendo al minimo possibile) i rischi connessi con l’attività lavorativa (ovvero minimizzando la presenza di pericoli e/o l’esposizione dei lavoratori) ed attuando secondariamente le necessarie misure di protezione (collettive e individuali) contro gli ineliminabili rischi residui.

Tra quest’ultime, vi sono i dispositivi di protezione individuale (DPI), quali attrezzature destinate ad essere indossate dal lavoratore per proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la sicurezza o la salute durante il lavoro.

Impiegati esclusivamente quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro (art. 75 del D.Lgs. n. 81/2008), i DPI infatti, vengono definiti dal D.Lgs. n. 81/2008, Titolo III, Capo II, Art. 74, come “qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggere contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la propria sicurezza o la salute durante il lavoro, nonchè ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo“, e secondo il quale, all’art. 76 dello stesso, questi devono:

  • essere conformi alle norme di cui al D.Lgs. n. 475/1992 e ss.mm.ii.;
  • essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sè un rischio maggiore;
  • essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
  • tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;
  • poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità;
  • essere tra loro compatibili e tali da mantenere, anche nell’uso simultaneo, la propria efficacia nei confronti del rischio e dei rischi corrispondenti, in caso di rischi multipli che richiedono l’uso simultaneo di più DPI.

In relazione al settore agricolo, alle fonti di rischio che da esso derivano, alla normativa vigente di seguito elencata:

  • D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”;
  • D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106Disposizioni integrative e correttive al decreto 9 aprile 2008 n. 81 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”;

ed agli organi bersaglio in relazione alle mansioni svolte quali occhi, volto, mani, piedi, vie respiratorie, apparato gastrointestinale, udito e corpo, le dotazioni di sicurezza da predisporre e utilizzare per lo svolgimento di mansioni nel settore dovranno essere atte alla protezione degli arti superiori e inferiori, occhi, viso e capo, del corpo e delle vie respiratorie.

Approfondisci il tema sui DPI, sulla normativa vigente e le varie tipologie di dispositivi di protezione individuale presenti

I DPI da utilizzare nel settore agro-zootecnico

La valutazione e l’applicazione costante di idonee procedure di lavoro e  scelte comportamentali costituiscono la regola fondamentale per la protezione della salute del lavoratore. Tuttavia, se permane ancora un rischio, si deve ricorrere all’adozione dei cosiddetti dispositivi di protezione individuale (DPI).

In riferimento al settore agricolo, in base alla parte del corpo da proteggere ed alle mansioni svolte si possono distinguere dispositivi per:

  • protezione della testa e del viso (cranio, udito, occhi e volto):
    – caschi o elmetti in poliestere da indossare quando sussiste il rischio di caduta di oggetti dall’alto (lavori sopraelevati come ad esempio taglio di alberi o attività all’interno di buche o fossati);
    – cuffie, inserti auricolari in schiuma di poliuretano o polimero espanso di PVC da indossare quando si lavora con il trattore, i mulini per la macinazione, ecc.;
    – occhiali protettivi e visiere mobili retinate o in policarbonato da usare in varie attività agricole come potatura e raccolta delle colture arboree, mietitrebbiatura, macinazione, ecc.;
  • protezione degli arti superiori (mani, braccia):
    – guanti in tela e palle con palmo in pelle o crosta o guanti in neoprene, gomma nitrilica o butilica da indossare contro i rischi meccanici (perforazioni, tagli, vibrazioni), i rischi chimici (uso di fitofarmaci, antiparassitari, disinfettanti, ecc.) e i rischi microbiologici (contatto con gli animali, il letame e il terreno);
    – guanti antivibranti da utilizzare durante le operazioni eseguite con attrezzature agricole che espongono il lavoratore a vibrazioni continuative nell’arco temporale (decespugliatore, motosega, motofalciatrice, ecc.)
  • protezione degli arti inferiori (piedi e gambe):
    – stivali antiscivolo con puntale rinforzato o calzature di sicurezza con protezione contro il taglio da sega a catena portatile da indossare contro i rischi meccanici derivanti dall’uso di attrezzature a catena portatili.
  • protezione dalle vie respiratorie:
    – mascherine in tessuto non tessuto antipolvere o maschere in gomma a facciale interno con scherma panoramico e filtri antipolvere e antigas, da usare durante il trattamento antiparassitario, l’ispezione dei pozzi neri, la macinazione, la movimentazione e lo stoccaggio di fieno, ecc.;
  • protezione dal corpo:
    – tute e indumenti protettivi a tenuta stagna di gas, a tenuta di liquidi con pressione, a tenuta di spruzzi e di particelle da usare durante il trattamento antiparassitario, l’ispezione dei pozzi neri, la macinazione, il lavoro con gli animali, la preparazione delle sostanze per il trattamento fitosanitario, ecc.;
  • protezione contro le cadute dall’alto:
    – sistemi di posizionamento sul lavoro, sistemi di arresto caduta, imbracature per il corpo da indossare durante lo svolgimento dei lavori in quota per altezze superiori ai 2m e con pericolo di caduta dall’alto.
    – caschi o elmetti in poliestere per lavori soprelevati come ad esempio il taglio di alberi o loro parti.
Es. DPI di 3° Categoria per il settore agro-zootecnico

Es. DPI di 3° Categoria per il settore agro-zootecnico

Approfondisci il tema riguardante il Documento di Valutazione dei Rischi DVR in agricoltura: i responsabili della sicurezza in un’azienda agricola e i rischi

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