Sicurezza delle attrezzature di lavoro: requisiti e normativa | Ingegneri.info

Sicurezza delle attrezzature di lavoro: requisiti e normativa

Ai fini della sicurezza, l’uso corretto delle attrezzature di lavoro è importante tanto quanto la conformità delle attrezzature stesse e l’idoneità dell’ambiente di lavoro a ospitarle. Facciamo il punto

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Il Capo I, Titolo III T.U., non è focalizzato esclusivamente sull’uso vero e proprio delle attrezzature di lavoro, come potrebbe fare intendere l’intestazione, bensì include il concetto ampio di idoneità delle attrezzature stesse.
Con il termine idoneità, si vuole intendere l’insieme di proprietà che un’attrezzatura deve possedere al fine di non recare danno a chi la utilizza: la sicurezza del lavoratore è determinata tanto dal suo comportamento corretto, quanto dalle caratteristiche tecniche che l’attrezzatura possiede.
Ovviamente i metodi di lavoro e i materiali lavorati danno il loro contributo fondamentale al concetto delle 4M, inquadrate nel diagramma di Ishikawa che individua tra queste 4 le possibili cause di un problema produttivo, di qualità e anche di sicurezza: Manodopera, Macchine (compresa l’energia, gli strumenti di lavoro e di misura), Materiali (materie prime e ausiliarie) e Metodi (procedure o prassi operative).
Si deduce, pertanto, che il concetto di sicurezza applicato alle attrezzature di lavoro sia frutto dell’interazione fra fattori tecnici intrinseci nell’attrezzatura e fattori umani legati alla persona che ne fa uso. A questi due fattori se ne può aggiungere un terzo che possiamo definire organizzativo, il quale riguarda le condizioni di utilizzo e l’ambiente di lavoro.
Si definisce quindi sicura un’attrezzatura che presenti solo rischi residui e in generale accettabili, considerando i limiti di utilizzo previsti e ragionevolmente prevedibili.

Nota: la definizione di “rischi accettabile” è un concetto complesso da esplicitare con un valore assoluto, in quanto fortemente dipendente dal luogo di lavoro, dalla tipologia di lavorazione prevista, dalla normativa vigente.
In ordine di priorità saranno da considerare: le leggi vigenti e cogenti, le norme tecniche e standard riconosciuti, lo stato dell’arte, prassi e la politica aziendale.

In sintesi un’attrezzatura rappresenta una fonte di danno minima o accettabile quando:
– possiede delle caratteristiche tecniche di sicurezza intrinseca (e “a norma”);
– viene installata e utilizzata in un ambiente di lavoro atto ad ospitarla;
– viene utilizzata in modo corretto.
Quando una sola una di queste condizioni è carente, l’idoneità dell’attrezzatura viene meno, dando potenzialmente vita a situazioni di rischio che eccedono la soglia di accettabilità.
Questi tre condizioni ricadono su varie figure (datore di lavoro, dirigenti, preposti, lavoratori, fabbricanti e venditori) e rispettive responsabilità, oltre che in tutte le fasi di vita dell’attrezzatura.

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Datore di lavoro e fabbricante
Le posizioni di garanzia che il datore di lavoro ricopre per la salvaguardia della sicurezza nell’uso delle attrezzature non può essere disgiunta da quella del Fabbricante: queste due figure hanno ruoli e responsabilità ben distinte, ma contigue dalle quali derivano due approcci speculari rispetto agli obiettivi di tutela.
La visione integrata della sicurezza descritta in precedenza (caratteristiche della macchina, del comportamento umano e dei fattori organizzativi) è la tipica impostazione del D.Lgs. n. 81/2008 al quale il datore di Lavoro si deve attenere.
il D.Lgs. n. 81/2008 è infatti il recepimento di una Direttiva Sociale. In quanto tale, il testo legislativo affronta l’uso delle attrezzature ponendo al centro della questione la sicurezza dell’operatore. Questo approccio è ben diverso da quello delle Direttive di Prodotto, applicate dal Fabbricante, le quali prendono in considerazione la sicurezza dell’attrezzatura quasi prescindendo dal suo inserimento in ambiente di lavoro, se non come indicazioni d’uso e limitazioni riportate nel manuale delle istruzioni per l’uso.
Spesso queste istruzioni possono essere in contrasto con le esigenze o “gli spazi disponibili” del datore di lavoro, per questo motivo si consiglia di:
– provvedere ad analizzare per tempo le condizioni d’uso delle attrezzature di lavoro (ad es. visionando i fac-simile dei manuali);
– dialogare con i fornitori/fabbricanti e dare loro specifiche indicazioni di fornitura con disposizioni contrattuali chiare, al fine di trovare le soluzioni ai rischi presenti e ottimizzare i processi.
Il Fabbricante ha l’obbligo di realizzare attrezzature conformi ai Requisiti Essenziali di Sicurezza (RES), che vengono definiti all’interno delle Direttive stesse, essi sono cogenti e obbligatori. Inoltre, deve fornire all’utilizzatore ogni informazione e prescrizione che abbia una rilevanza sull’uso sicuro dell’attrezzature. Per ottemperare ai RES il fabbricante, può far ricorso alle norme tecniche armonizzate (1) che sono volontarie, e danno presunzione di conformità se utilizzate per la fabbricazione della macchina. Oppure può ricorrere ad altre specifiche tecniche, con l’onere di dimostrare (2) che le soluzioni così adottate raggiungono lo stesso livello delle norme tecniche armonizzate.
Il ruolo del Datore di lavoro è, invece, quello di scegliere l’attrezzatura per il lavoro da svolgere ed eseguire la valutazione del rischio al fine di accertarsi che essa presenti rischi accettabili per il Lavoratore.
Il lavoratore è infine responsabile dell’uso corretto dell’attrezzatura sotto la vigilanza dei preposti (artt. 20 e 19 del D.Lgs. n. 81/2008).

Note: 1) La norma tecnica armonizzata è un specifica tecnica adottata da un organismo di normalizzazione, ovvero il Comitato europeo di normalizzazione (CEN), il Comitato europeo di normalizzazione elettrotecnica (CENELEC) o l’Istituto europeo per le norme di telecomunicazione (ETSI), nel quadro di un mandato rilasciato dalla Commissione europea conformemente alle procedure istituite dalla direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, che prevede un procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione, e non avente carattere vincolante.
2) Nel Fascicolo Tecnico della Costruzione e nella relativa valutazione del rischio per la progettazione e la realizzazione della macchina.

La conformità e i suoi limiti
Un’attrezzatura si può definire conforme se rispetta i requisiti di sicurezza definiti dalle leggi in materia: in particolare per le attrezzature di lavoro si applicano le direttive di prodotto, oppure, nei casi in cui non erano in vigore tali direttive, la conformità all’Allegato V del D.Lgs. n. 81/2008.
I requisiti di sicurezza si applicano allorché esista, per l’attrezzatura di lavoro considerata, un rischio corrispondente. Punto fondamentale e quindi l’individuazione dei pericoli presenti da parte del fabbricante.

✔ Esempio
Un tornio presenta un rischio nella zona in cui l’utensile è affilato e vi sono parti rotanti in moto. Il fabbricante di un tornio, in conformità alla direttiva macchine n. 2006/42/CE, recepita in Italia con il D.Lgs. n. 17/2010, dovrà ottemperare il RES 1.3.7 Rischi dovuti agli elementi mobili, che prevede l’implementazione di misure di sicurezza per la protezione dell’utensile e la norma tecnica armonizzata UNI EN ISO 23125. Un tornio pre-CE (costruito e immesso sul mercato prima del 21 settembre 1996 – data di entrata in vigore della direttiva macchine n. 89/392/CEE e smei, recepita in Italia con il D.P.R. n. 459/1996) dovrà rispondere al punto 5.4.1 dell’Allegato V, ma anche allo stato dell’arte imposto all’imprenditore dall’art. 2087 c.c. e dall’art. 18, comma 1, lett. z, seconda parte del D.Lgs. n. 81/2008 che può corrispondere di nuovo alla norma tecnica armonizzata, fatti salvo che la tecnica da perseguire e costituita dalla tecnologia disponibile (nuovi sistemi di sicurezza) e dalle tecniche di lavoro (procedure).

Nota: art. 2087 – Tutela delle condizioni di lavoro
L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.
Nota: art. 18, comma 1, lett. z, seconda parte del D.Lgs. n. 81/2008
Il datore di lavoro e il dirigente devono: …[omissis] … aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza del lavoro, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione; … [omissis]

Un’attrezzatura conforme non è sicura di per sè stessa, ma lo diventa se vi è il contributo del fabbricante e del datore di lavoro che è l’acquirente e utilizzatore. Una sintesi delle competenze tra fabbricante e utilizzatore sono riportate nella figura 1: si noti l’integrazione dei ruoli per la sicurezza sul macchinario.

Misure di sicurezza adottate dai fabbricanti e dall'utilizzatore

Misure di sicurezza adottate dai fabbricanti e dall’utilizzatore

Il datore di lavoro come acquirente non dovrà incorrere nell’errore di pensare che un prodotto marcato CE e conforme e sicuro. Infatti la costruzione di un macchinario è garantito dalle leggi del libero mercato, che danno a disposizione dei fabbricanti le direttive di prodotto e le norme tecniche armonizzate ma non ci sono sistemi di controllo intermedi.
Per la direttiva macchine ad esempio c’è un elenco di macchine riportate all’Allegato IV che, a certe condizioni, devono essere certificate dal fabbricante anche con l’intervento di un organismo notificato: tale elenco pero copre solo una piccola percentuale delle macchine immesse sul mercato in Europa (si dice il 5% circa). Per tutte le altre vige la certificazione del fabbricante, senza ulteriori passaggi. Si noti inoltre che un fabbricante marcando CE il suo prodotto e rilasciandone la dichiarazione CE di conformità ottiene la presunzione di conformità: ciò non significa che sia “garantita” la sicurezza, ma nonostante questo è possibile far circolare liberamente la macchina sul territorio dell’Unione Europea. Questo vale anche per un fabbricante extra Unione Europea.
Per responsabilizzare la filiera, il D.Lgs. n. 81/2008 impone al datore di lavoro di effettuare sempre e comunque un’analisi del rischio per accertarsi che l’attrezzatura sia sicura e idonea al lavoro. Il datore di lavoro non si sostituirà al fabbricante, ma valuterà la conformità e l’idoneità della macchina prima di metterla a disposizione dei propri lavoratori, almeno per quanto riguarda i difetti più evidenti.

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