Incidenti sul lavoro, i dati sono drammatici: due morti al giorno | Ingegneri.info

Incidenti sul lavoro, i dati sono drammatici: due morti al giorno

Un bollettino sugli incidenti sul lavoro impietoso: nel primo semestre 2018 i morti sul lavoro nel nostro Paese sono stati 469

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Più di due morti al giorno. È questo il bollettino di guerra degli incidenti sul lavoro in Italia nel primo semestre del 2018. Stando ai numeri elaborati dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega di Mestre – sulla base dei dati Inail –, nel primo semestre del 2018 in Italia i morti sul lavoro sono stati ben 469. La media mensile di mortalità è davvero drammatica: arriva a 78 vittime al mese. Ciò significa circa 20 morti ogni settimana da Nord a Sud del Paese. Sono 331 i decessi rilevati in occasione di lavoro, mentre 138 quelle in itinere, vale a dire nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro. Le donne che hanno perso la vita nel primo semestre del 2018 sono 51 (24 in occasione di lavoro e 27 in itinere).

La distribuzione geografica dei morti sul lavoro

Ancora una volta ad indossare la maglia nera dei decessi è la Lombardia, con 45 vittime. A seguire, ecco l’Emilia Romagna (40), il Veneto (38), il Piemonte (28), la Campania e il Lazio (27), la Toscana (22), la Sicilia (15), il Friuli (14), la Calabria (13), la Liguria (11), la Puglia (10), la Sardegna e le Marche (8). Chiudono questa triste classifica la Basilicata con 7 decessi, l’Abruzzo con 6, l’Umbria, il Molise e il Trentino Alto Adige con 4. Tra le provincie, la più colpita da infortuni mortali è Roma (22 decessi). Seguono: Milano e Torino (16), Napoli (14), Bologna e Udine (10), Brescia e Treviso (9), Modena e Venezia (8). I settori in cui si conta il maggior numero di vittime sono quelli delle Costruzioni (50 decessi), delle Attività Manifatturiere (47) e del settore Trasporto e Magazzinaggio che fa rilevare 42 morti in occasione di lavoro; mentre nel Commercio, riparazione di autoveicoli e motocicli i morti sono 18. Una vittima su 5 delle 469 aveva un’età compresa tra i 55 e i 60 anni. Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro sono 57, mentre 21 sono quelli che hanno perso la vita in itinere.

Un bilancio sconcertante – spiega Mauro Rossato, Direttore dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega di Mestreche non fa certo ben sperare in una possibile inversione di tendenza e in un risultato di fine anno diverso da quello a cui siamo, purtroppo, abituati. Ovvero circa un migliaio di decessi. Così continuiamo a confrontarci con numeri inquietanti che, in un Paese in cui esiste una disciplina chiara e forte in tema di sicurezza sul lavoro, non avrebbero ragione d’esistere”.

Dati in leggera controtendenza rispetto al 2017, quando tra gennaio e giugno i morti sul lavoro furono 473 (-0,8%). Una diminuzione legata essenzialmente ai casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 337 a 331, mentre quelli accaduti in itinere sono aumentati di due unità, da 136 a 138.

La sicurezza, emergenza nazionale

Rimangono numeri difficili da digerire, in ogni caso, in un Paese che si vuol definire civile. La tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori deve essere un obiettivo centrale, come hanno ribadito in un recente convegno – intitolato proprio “Il rischio zero esiste?” – l’Associazione Nazionale Costruttori Edili e il Consiglio Nazionale degli Ingegneri a Roma. Se per Marco Garantola, vicepresidente dell’Associazione costruttori, “la sicurezza non è mai un costo ma il primo e più importante investimento, che garantisce alle aziende e ai lavoratori di operare in un contesto competitivo, sano e trasparente”, Armando Zambrano, Presidente CNI, punta il dito sul Governo: “Ci auguriamo di ritrovare a breve un interlocutore politico che non abbiamo da tempo, con cui discutere del codice degli appalti, che ci sta particolarmente a cuore. Sulla sicurezza nei cantieri serve una discussione. È vero che c’è stato un decremento, ma nei primi mesi di quest’anno il trend degli incidenti è tornato a crescere. Possiamo ragionare sulle proposte, su come debbano essere applicate le leggi, che forse sono anche troppe. Ma al di là delle normative, credo che il Paese non abbia fatto tutto ciò che poteva fare. Occorre mettere insieme costruttori, professionisti e organismi di controllo per trovare soluzioni originali. Serve un tavolo di lavoro tra Ministero, soggetti che controllano, costruttori e sindacati”.

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