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Vittime sul lavoro, maglia nera alla Lombardia

I dati diffusi dall’INAIL parlano chiaro: nei primi 11 mesi del 2018 si sono registrati ben 1094 decessi, il 9,8% di infortuni mortali in più rispetto al 2017

infortuni osservatorio vega
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Assume sempre di più le parvenze di un bollettino di guerra il bilancio dei morti sul lavoro nel nostro Paese. Gli ultimi dati preoccupanti li ha diffusi l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega sulla base delle pubblicazioni INAIL: a fine novembre del 2018 si registra il 9,8% di infortuni mortali in più rispetto al 2017. E il bilancio è drammatico: 1046 morti, ben 94 in più rispetto a due anni fa. La maglia nera di questo triste record la detiene la Lombardia, dove le vittime sono state 150.

Un’emergenza diffusa in tutta Italia

Un’emergenza che si espande praticamente in tutto il Paese. Detto del dato tragico della Lombardia, nelle altre regioni la situazione è altrettanto preoccupante, visto che il numero delle morti sul lavoro in Veneto è a quota 113, in Emilia Romagna a 109, in Piemonte a 92 e nel Lazio a 82. Seguono Toscana (76), Campania (73), Puglia (64), Sicilia (59), Liguria (42), Calabria (38), Friuli Venezia Giulia (28), Abruzzo (23), Marche e Sardegna (18), Umbria e Basilicata (17), Trentino Alto Adige (14), Molise (12) e Valle D’Aosta (1). E la media di mortalità nel nostro Paese è davvero impressionante: 96 vittime al mese, 22 alla settimana, dalle 3 alle 4 persone ogni giorno. Tra queste, le donne vittime di un infortunio mortale sul lavoro nel 2018 sono state 97. Nel 2017 erano 90. Gli stranieri deceduti nei primi undici mesi del 2018 sono stati 169. La provincia in cui si conta il maggior numero di infortuni mortali in occasione di lavoro è Roma (40 decessi), seguita da: Torino (33), Milano (32), Napoli (28), Genova (20), Bologna (17), Treviso (13).

Per quanto concerne infine le rilevazioni degli infortuni totali (compresi quelli in itinere) è sempre Roma a condurre le fila (59), seguita da Milano (45), Torino (44), Napoli (37), Foggia, Genova e Verona (28), Bologna (23), Bergamo, Padova e Treviso (19) e Venezia (16).

Come spiega Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega, “A colpire non sono solo i numeri, ma anche l’età delle vittime. Quasi la metà è tra i 50 e i 65 anni, questo a dimostrazione di come l’esperienza non sia sufficiente a tutelare i lavoratori. Anzi, purtroppo, la percezione del rischio sembra diminuire con il passare del tempo”.

Nello specifico, come anticipato dall’analisi per classi di età emerge come quasi una morte su due abbia coinvolto lavoratori tra i 50 e i 64 anni, con un incremento tra i due periodi di 83 casi (da 410 a 493). In aumento anche le denunce che hanno riguardato gli under 34 (da 154 a 187) e gli over 65 (da 72 a 76 casi). Sono diminuite, invece, le morti dei lavoratori tra i 45 e i 49 anni (da 135 a 109). Stabili quelle della classe 35-44 anni (181 in entrambi i periodi).

Tra gli eventi del 2018 che hanno pesato particolarmente sul tragico bilancio, in particolare, il crollo del ponte Morandi a Genova, con 15 denunce di casi mortali, e gli incidenti stradali avvenuti a Lesina e a Foggia, in cui hanno perso la vita 16 braccianti.

In crescita gli infortuni

Tra i settori di attività più colpiti vi sono le costruzioni (113 vittime), poi i trasporti e magazzinaggio (95) e le Attività Manifatturiere (94). Ma a crescere sono anche gli infortuni, dai 589.483 dei primi undici mesi del 2017 si è passati ai 592.571 del 2018. Sul podio ancora una volta la Lombardia con 110.766 infortuni, seguita dall’Emilia Romagna (79.267) e dal Veneto (70.837).

L’analisi territoriale evidenzia un aumento delle denunce di infortunio nel Nord-Ovest (+0,8%), nel Nord-Est (+1,7%) e al Sud (+0,5%) e un calo al Centro (-1,1%) e nelle Isole (-1,8%). Tra le regioni con i maggiori incrementi percentuali si segnalano la Provincia autonoma di Bolzano (+5,3%), il Friuli Venezia Giulia (+4,3%) e il Molise (+3,2%), mentre i decrementi maggiori sono quelli rilevati nella Provincia autonoma di Trento (-7,6%), in Valle d’Aosta (-4,6%) e in Abruzzo (-3,7%).

La denuncia di malattie professionali

In aumento anche le denunce di malattia professionali protocollate dall’Inail rispetto al 2017. Allo scorso 30 novembre, infatti, l’incremento si è attestato al +2,2%, pari a 1.187 casi in più rispetto allo stesso periodo del 2017 (da 53.865 a 55.052). L’incremento percentuale maggiore è quello registrato in Agricoltura, pari al +2,7% (da 10.464 a 10.745), seguito dal +2,2% dell’Industria e servizi (da 42.745 a 43.687). Nel Conto Stato il numero delle patologie denunciate è diminuito del 5,5% (da 656 a 620). L’analisi territoriale evidenzia incrementi delle denunce al Centro (+1.177), dove si concentra oltre un terzo del totale dei casi protocollati dall’Istituto, al Sud (+513 casi), dove le tecnopatie denunciate sono quasi un quarto del totale, e nel Nord-Ovest (+151). In calo, invece, il dato del Nord-Est (-335) e delle Isole (-319). In ottica di genere si rilevano 1.177 denunce di malattia professionale in più per i lavoratori, da 39.125 a 40.302 (+3,0%), e 10 casi in più per le lavoratrici, da 14.740 a 14.750 (+0,1%). L’incremento ha interessato sia le denunce dei lavoratori italiani, passate da 50.362 a 51.438 (+2,1%), sia quelle dei lavoratori comunitari, da 1.055 a 1.137 (+7,8%), ed extracomunitari, da 2.448 a 2.477 (+1,2%).

Le malattie professionali maggiormente denunciate sono quelle legate alle patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (33.835 casi), insieme a quelle del sistema nervoso (6.248) e dell’orecchio (4.266), seguite dalle patologie del sistema respiratorio (2.463) e dei tumori (2.249). Queste cinque malattie rappresentano circa il 90% del totale dei casi denunciati.

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