Sicurezza sul lavoro: “principio di autoresponsabilità” e obblighi del datore di lavoro | Ingegneri.info

Sicurezza sul lavoro: “principio di autoresponsabilità” e obblighi del datore di lavoro

La Corte di Cassazione Penale interviene sul principio di autoresponsabilità del lavoratore: non si applica se manca il completo adempimento del datore di lavoro a tutti gli obblighi in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro

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La Corte di Cassazione Penale, con sentenza n. 15186 del 5 aprile 2018, interviene sul principio di autoresponsabilità del lavoratore, che non può essere applicato se manca il completo adempimento, da parte del datore di lavoro, di tutti gli obblighi in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il fatto
La vicenda attiene ad un infortunio in seguito al quale un operaio riportava un trauma toracico e vertebra midollare, da cui derivava un pericolo di vita ed una incapacità di attendere alle normali occupazioni per oltre 40 giorni. L’operaio, che aveva la qualifica di autista e palista presso una cava da frantumazione, mentre era intento a manovrare la pala meccanica, avendo scorto sul nastro trasportatore dell’impianto di frantumazione un oggetto in ferro, salito sulla piattaforma (tramite la scala a gradini) per rimuoverlo, per non danneggiare il macchinario perdeva l’equilibrio e precipitava a terra dalla suddetta piattaforma posta ad un’altezza di circa un metro e mezzo, precipitando all’interno di un fossato profondo circa un metro.
Al titolare della ditta era contestato di avere cagionato le suddette lesioni al dipendente, per colpa specifica, non provvedendo a fornire all’operaio un’adeguata informazione e formazione sui rischi per la salute e la sicurezza connessi all’attività d’impresa, ai rischi riferiti alle mansioni ed ai possibili danni caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda, nonché, sulle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione; non provvedendo a fornire i necessari ed idonei dispositivi di protezione individuali contro le cadute dall’alto, né a garantire il passaggio a piattaforme, impalcati e passerelle; affidando dei compiti senza tener conto delle capacità e delle condizioni personali del lavoratore.
Avverso la pronuncia di condanna dei giudizi di merito, l’imputato proponeva ricorso per cassazione sostenendo che la Corte di appello ed il Tribunale non avrebbero valutato la sussistenza della violazione delle norme contestate e del nesso causale tra queste e l’infortunio occorso al lavoratore. L’affermazione della responsabilità dell’imputato in ordine alle violazioni contestate, muoverebbe da un errato presupposto di fatto, dando per certo che il lavoratore fosse salito sul nastro trasportatore del frantoio mobile, per rimuovere un pezzo di metallo che impediva il corretto funzionamento del macchinario, in base ad una “prassi consolidata” di lavoro.
I giudici di merito avrebbero ritenuto provato che tutti i dipendenti erano, all’occorrenza, impiegati anche in lavori di manutenzione degli impianti, indipendentemente dalla loro formazione. In base a tale assunto la Corte di appello avrebbe individuato la responsabilità del datore di lavoro, nella mancata formazione ed informazione del lavoratore sulle procedure da attuarsi in tali casi e nella mancata dotazione degli strumenti di protezione in relazione a tali incombenze.
Secondo il ricorso, il datore di lavoro aveva dato precise disposizioni aziendali, note a tutti i lavoratori, che in caso di guasto del macchinario l’operatore avrebbe dovuto spegnere il macchinario, avvertire il capocantiere e chiamare il manutentore. Aveva pure stabilito che mai il lavoratore avrebbe dovuto “arrampicarsi” sul rullo del frantoio mobile, come invece è avvenuto. In ordine a questo aspetto, sul macchinario era esplicitamente indicato in forma scritta di non salire su quell’area del mezzo, scavalcando le paratie di protezione. Infine, l’obbligo di formazione e informazione era stato correttamente assolto attraverso l’organizzazione periodica di corsi specifici.

La sentenza: il necessario presupposto del completo adempimento, da parte del datore di lavoro, di ogni suo obbligo

Prendendo le mosse dalle censure riguardanti il comportamento asseritamente abnorme ed esorbitante del dipendente, la sentenza della Cassazione rileva come la Corte territoriale abbia correttamente escluso che la condotta del lavoratore potesse essere da sola idonea ad interrompere il nesso causale con l’evento verificatosi, in quanto la condotta del lavoratore non poteva ritenersi connotata dall’abnormità, per stranezza ed imprevedibilità delle sue caratteristiche.
E’ orientamento costante, in materia di infortuni sul lavoro, quello in base al quale la condotta colposa del lavoratore infortunato non possa assurgere a causa sopravvenuta, da sola sufficiente a produrre l’evento, quando sia comunque riconducibile all’area di rischio propria della lavorazione svolta: in tal senso il datore di lavoro è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del lavoratore presenti i caratteri dell’eccezionalità, dell’abnormità e dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive di organizzazione.
Pertanto, può definirsi abnorme soltanto la condotta del lavoratore che si ponga al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte dei soggetti preposti all’applicazione della misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro e sia assolutamente estranea al processo produttivo o alle mansioni che gli siano state.
A ciò deve aggiungersi che la condotta imprudente o negligente del lavoratore, in presenza di evidenti criticità del sistema di sicurezza approntato dal datore di lavoro, non potrà mai spiegare alcuna efficacia esimente in favore dei soggetti destinatari degli obblighi di sicurezza. Ciò in quanto, tali disposizioni, secondo orientamento conforme della giurisprudenza di questa Corte, sono dirette a tutelare il lavoratore anche in ordine ad incidenti che possano derivare da sua colpa, dovendo, il datore di lavoro, prevedere ed evitare prassi di lavoro non corrette e foriere di eventuali pericoli.
In ordine alla prevedibilità delle circostanze che hanno determinato l’evento lesivo del lavoratore, l’operazione intrapresa dall’infortunato è stata ritenuta dai giudici di merito ricorrente nei comportamenti dei dipendenti della ditta che, talvolta, effettuavano interventi di manutenzione sui macchinari quando si presentava la necessità. La considerazione di tale circostanza, ha indotto la Corte territoriale a ritenere che il rischio a cui era esposto l’operaio, fosse prevedibile ad opera del datore di lavoro in quanto era frutto di una prassi invalsa dei lavoratori, all’interno dell’azienda, quella di provvedere talvolta alla manutenzione dei macchinari.
L’aspetto della mancata formazione ed anche della mancata vigilanza sui lavoratori sono stati considerati determinanti per il verificarsi dell’evento.
E’ indiscutibile che fosse preciso compito del datore di lavoro provvedere all’adeguata formazione del lavoratore, all’adeguata predisposizione di protezioni, alla vigilanza assidua sull’operato dei dipendenti.
In ordine all’aspetto della vigilanza la difesa ha messo in evidenza che tale compito doveva spettare al capo cantiere. Tale argomentazione è infondata. Invero, il datore di lavoro non dismette, pure in presenza di altro soggetto deputato alla vigilanza, il compito di verificare l’effettiva osservanza delle norme antinfortunistiche.
Ciò deve ritenersi sia quando le posizioni di garanzia siano sullo stesso piano, sia, a maggior ragione, allorché esse non siano di pari grado, giacché, in tale ultima evenienza, il titolare della posizione di garanzia, il quale vanti un potere gerarchico nei confronti dell’altro titolare della posizione di garanzia, investito a livello diverso, deve scrupolosamente accertarsi che il subordinato abbia effettivamente posto in essere la condotta di protezione a lui richiesta.
Il datore di lavoro che, dopo avere effettuato una valutazione preventiva del rischio connesso allo svolgimento di una determinata attività, ha fornito al lavoratore i relativi dispositivi di sicurezza ed ha adempiuto a tutte le obbligazioni proprie della sua posizione di garanzia, non risponde delle lesioni personali derivate da una condotta esorbitante ed imprevedibilmente colposa del lavoratore. Tale principio, il quale recepisce le più recenti tendenze giurisprudenziali che si dirigono verso una maggiore considerazione della responsabilità dei lavoratori (c.d. “principio di autoresponsabilità del lavoratore), non può trovare applicazione nel caso in esame, difettando il necessario presupposto del completo adempimento, da parte del datore di lavoro, di ogni suo obbligo nascente dalla posizione di garanzia nei confronti del lavoratore.

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