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Sistemi Wi-Fi negli uffici: come fare la valutazione del rischio CEM

L’onnipresenza del Wi-Fi nei nostri luoghi di lavoro pone questioni importanti in termini di sicurezza e salute. Il nostro focus

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Il rischio dovuto all’esposizione ai campi elettromagnetici (CEM) prodotti dai sempre più diffusi sistemi Wi-Fi è sicuramente una delle tematiche, afferenti la sicurezza sui luoghi di lavoro, di maggior attualità. E’ un argomento estremamente vasto, dibattuto e in continuo mutamento perché strettamente connaturato all’inarrestabile evoluzione tecnologica e ai risultati che la ricerca scientifica ottiene progressivamente in materia di elettromagnetismo.
Quando un organismo è immerso in un CEM si innesca inevitabilmente una perturbazione delle condizioni di equilibrio elettrico tra le forze del campo e le cariche elettriche presenti a livello molecolare. Affinché si verifichi un danno occorre che l’effetto superi la capacità di compensazione di cui dispone l’organismo. Le radiazioni prodotte dai sistemi Wi-Fi non superano questa capacità ma si limitano ad eccitare gli elettroni appartenenti agli atomi e alle molecole, provocando un surriscaldamento dei tessuti organici.
In realtà, su un tema relativamente recente come questo, non se ne sa ancora abbastanza: se da un lato un l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) non ha classificato il CEM prodotto dal Wi-Fi come nocivo per la salute umana, dall’altra c’è la consapevolezza che ci sia ancora molto da scoprire e che serva tempo per confermare o confutare le diverse teorie. Ad oggi infatti, soprattutto per periodi prolungati di esposizione, risulta complesso dimostrare l’eventuale rapporto di causalità tra questo tipo di CEM ed effetti sanitari con sintomi più o meno soggettivi (affaticamento, irritabilità, difficoltà di concentrazione, diminuzione della libido, cefalee, insonnia, impotenza) oppure con sintomi oggettivi gravissimi (tumori e malattie degenerative). Ed infatti la normativa attuale prende in considerazione i soli effetti a breve termine.

Campi elettromagnetici: che cosa dice il Tusl
La protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione ai CEM è oggi disciplinata dal D.Lgs. 81/2008 e in particolare dal Titolo VIII – agenti fisici, Capo IV, recentemente aggiornato a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 159/2016 che dà attuazione alla Direttiva 2013/35/UE di fatto abrogando la precedente Direttiva 2004/40/CE. Le modifiche riguardano soprattutto la protezione dalle esposizioni in campi da bassa frequenza, mentre incidono meno nel campo dei sistemi Wi-Fi che invece lavorano ad alte frequenze.
Il T.U. sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro si occupa dei CEM fino a 300 GHz di frequenza e mira a prevenire sia gli effetti biologici di tipo diretto (riscaldamento cutaneo, elettrostimolazione di muscoli e nervi, etc.) che quelli di tipo indiretto (interferenze con dispositivi medici impiantati sul corpo, tatuaggi, piercing, correnti da contatto etc.) fissando dei valori limite di esposizione VLE sufficientemente al di sotto dei livelli che provocano effetti biologici accertati e valori di azione VA superati i quali scatta l’obbligo di adottare pertinenti misure di prevenzione e protezione. Inoltre, nell’Allegato XXXVI, oltre a parametri come la frequenza dell’onda e l’intensità della radiazione, la normativa adotta anche il tasso di assorbimento specifico (SAR – Specific Absorption Rate) ovvero la quantità di energia che un individuo può assorbire in riferimento a tutto il corpo o solo a parti di esso.

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I sistemi Wi-Fi (Wireless Fidelity) trasmettono i dati attraverso onde elettromagnetiche ad una frequenza compresa tra i 2,4 e i 5 GHz. In pratica, se consideriamo lo spettro, si collocano nel campo delle radiazioni non ionizzanti (NIR – Non-Ionizing Radiations), subito dopo le onde radio emesse da cellulari o televisori e appena sotto le microonde. Tutti i CEM seguono la legge dell’inverso del quadrato, cioè l’intensità si riduce del quadrato della distanza man mano che si ci si allontana dalla sorgente e, nel caso specifico dei sistemi Wi-Fi, viene spesso indebolita ulteriormente dalla presenza di muri e pareti.

Rischio Cem: come procedere con la valutazione del rischio
Sulla base di queste considerazioni allora come procedere con la valutazione del rischio CEM? E’ necessario fare un censimento delle attrezzature in dotazione ai lavoratori (modem, router, access point, laptop, cellulari, etc.), classificandole in base alla possibilità che possano superare o meno i livelli di riferimento prescritti dalla norma. Se non si possiedono i dati del costruttore è sempre possibile fare una misurazione tramite un analizzatore di spettro. Il confronto con i VLE e con i VA fissati dalle tabelle contenute nel D.Lgs. n. 81/2008 è da effettuarsi per i lavoratori professionalmente esposti, tenendo conto di possibili interferenze con dispositivi medici impiantati attivi (AIMD) o con dispositivi medici indossati sul corpo dei lavoratori.
Un ulteriore supporto per la gestione di questo tipo di rischio è la Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici messa a punto dalla Commissione Europea. In particolare il “Volume 2: Studi di casi” presenta una dozzina di approcci pratici che riguardano settori professionali diversi, in cui operano soprattutto lavoratori di PMI, e che si basano su valutazioni realmente effettuate di situazioni reali. Il primo caso studio, illustrato su questa guida, è proprio l’Ufficio.

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