Solai, coperture e altri lavori speciali: guida alla sicurezza | Ingegneri.info

Solai, coperture e altri lavori speciali: guida alla sicurezza

Posa in sicurezza dei solai, posa e disarmo delle armature provvisorie, lavoro sui tetti e sulle coperture: indicazioni per lavorare in sicurezza

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Marco Grandi *

Quali sono le sono le protezioni da adottare per la sicurezza nei cantieri edili impegnati in lavori speciali? Come procedere in modo sicuro con la posa dei solai? Come lavorare sulle coperture? Dopo il focus sulla Direttiva Macchine e quello sugli scavi, pubblichiamo un nuovo estratto dal “Manuale operativo della sicurezza nei cantieri edili – II Edizione”, il nuovo volume di riferimento per gli operatori del settore sicurezza nei cantieri. Presentato con successo ad Ambiente Lavoro 2017, il volume copre ogni aspetto di interesse per l’operatore della sicurezza all’interno del sistema cantiere. Per acquistare, clicca il box di seguito.

Posa in sicurezza dei solai
La posa in sicurezza dei solai rappresenta sicuramente una delle problematiche più ricorrenti e una delle fasi più critiche in un cantiere edile; questa fase costruttiva deve essere pertanto accuratamente studiata e pro-gettata per ridurre il rischio di caduta dall’alto.
Sono possibili diversi metodi di lavoro in sicurezza: metodi che riducono il rischio alla fonte, tecniche di posa con sistemi di protezione collettiva e tecniche di posa con dispositivi di protezione individuale.
Nel primo caso, abbiamo, ad esempio, la posa del solaio dal basso: il solaio viene realizzato con i lavoratori che assistono le fasi di posa stazionando su ponti di servizio allestiti al piano inferiore e predisponendo idonee opere provvisionali perimetrali.

Metodo di posa del solaio dal basso

Metodo di posa del solaio dal basso

Per quanto concerne le tecniche di posa con sistemi di protezione collettiva, si possono avere:
1) cassero continuo inferiore: si tratta di realizzare un piano orizzontale continuo (cassero) con tavole di legno o elementi modulari sostenuti da puntelli, sul quale viene poi realizzato il solaio, su cui i lavoratori operano muovendosi su un piano completo privo di aperture verso l’interno; è necessario che contestualmente alla posa del tavolato vengano posti in esse-re opere provvisionali quali parapetti perimetrali o ponteggi, idonee a prevenire la caduta verso l’esterno;
2) cassero discontinuo inferiore: si tratta di una soluzione sperimentale per la realizzazione di solaio a “travetti e pignatte”; in corrispondenza della “corsia” in cui saranno posate le pignatte vengono inserite tavole a parziale chiusura dello spazio esistente, sostenute da puntelli da armatura;
3) reti di sicurezza: si tratta di soluzioni che utilizzano reti di protezioni poste sopra il banchinaggio (reti metalliche elettrosaldate o reti in materia-le plastico) o poste sotto il banchinaggio (reti di sicurezza orizzontali tipo S secondo la norma UNI EN 1263).

Infine, tra le tecniche di posa con dispositivi di protezione individuale, si possono avere:
1) caduta impedita: per le operazioni di posa dei solai prefabbricati, il lavoratore dovrà vincolarsi opportunamente sulla struttura esistente utilizzando, ad esempio, come punto di ancoraggio un punto identificato sulla lastra, utilizzando una imbracatura per il corpo collegata a un cordino di posizionamento regolabile (lunghezza massima 2 m), in modo da essere correttamente posizionato per l’effettuazione delle operazioni; il sistema non deve permettere al lavoratore di poter raggiungere un qualsiasi punto di caduta, va prevista la protezione contro le cadute sui lati eventualmente aperti con ponteggi, parapetti, ecc.;

Posa con caduta impedita

Posa con caduta impedita

2) sistemi di arresto caduta: i lavoratori effettuano la posa degli elementi prefabbricati del solaio indossando una imbracatura collegata a una linea di vita orizzontale opportunamente posizionata lateralmente al senso di posa o a un punto di ancoraggio ricavato sui ponteggi perimetrali o sulle murature; l’approntamento di un corretto sistema di arresto caduta, con-forme alle norme tecniche, presenta notevoli difficoltà realizzative legate all’installazione dei montanti, al tensionamento della linea di vita, alla sua freccia in caso di caduta; inoltre nella posa di solai ad altezze di circa 3 m le garanzie di sicurezza richieste dallo spazio libero di caduta, comprensivo dello spazio libero residuo di un metro sono difficili da ottenere; va valutato infine il rischio derivante dall’effetto pendolo.

Posa con sistemi di arresto caduta

Posa con sistemi di arresto caduta

Altre operazioni speciali
Con riguardo a ulteriori operazioni speciali, il D.Lgs. n. 81/2008 prevede:
• all’art. 141, che “durante la costruzione o il consolidamento di cornicioni di gronda e di opere sporgenti dai muri, devono essere adottate precauzioni per impedirne la caduta, ponendo armature provvisorie atte a sostenerle fino a che la stabilità dell’opera sia completamente assicurata”;
• all’art. 142, che “le armature provvisorie per la esecuzione di manufatti, quali archi, volte, architravi, piattabande, solai, scale e di qualsiasi altra opera sporgente dal muro, in cemento armato o in muratura di ogni genere, devono essere costruite in modo da assicurare, in ogni fase del lavoro, la necessaria solidità e con modalità tali da consentire, a getto o costruzione ultimata, il loro progressivo abbassamento e disarmo” (c. 1) e che “le armature provvisorie per grandi opere, come centine per ponti ad arco, per coperture ad ampia luce e simili, che non rientrino negli schemi di uso corrente, devono essere eseguite su progetto redatto da un ingegnere o architetto, corredato dai relativi calcoli di stabilità” (c. 2);
• all’art. 143, che “prima della posa delle armature e delle centine di sostegno delle opere di cui sopra, è fatto obbligo di assicurarsi della resistenza del terreno o delle strutture sulle quali esse debbono poggiare, in modo da prevenire cedimenti delle armature stesse o delle strutture sotto-stanti, con particolare riguardo a possibili degradazioni per presenza d’acqua”;
• all’art. 144, che “le armature devono sopportare con sicurezza, oltre il peso delle strutture, anche quello delle persone e dei sovraccarichi eventuali, nonché le sollecitazioni dinamiche che possano dar luogo a vibra-zioni durante l’esecuzione dei lavori e quelle prodotte dalla spinta del vento e dell’acqua” (c. 1) e che “il carico gravante al piede dei puntelli di sostegno deve essere opportunamente distribuito” (c. 2);
• all’art. 145, che “il disarmo delle armature provvisorie deve essere effettuato con cautela dai lavoratori che hanno ricevuto una formazione adeguata e mirata alle operazioni previste sotto la diretta sorveglianza del capo cantiere e sempre dopo che il direttore dei lavori ne abbia data l’autorizzazione” (c. 1), che “è fatto divieto di disarmare qualsiasi tipo di armatura di sostegno quando sulle strutture insistano carichi accidentali e temporanei” (c. 2) e che “nel disarmo delle armature delle opere in calcestruzzo devono essere adottate le misure precauzionali previste dalle norme per la esecuzione delle opere in conglomerato cementizio” (c. 3).
Una particolare e diffusa modalità di casseratura per getti di solai di calcestruzzo è quella rappresentata dall’utilizzo di puntelli telescopici, di cui alla norma UNI EN 1065 “Puntelli telescopici regolabili di acciaio. Specifiche di prodotto, progettazione e verifica attraverso calcoli e prove”, recepita dal D.M. 6 agosto 2004 “Riconoscimento di conformità alle vigenti norme di mezzi e sistemi di sicurezza, relativi alla costruzione ed all’impiego di puntelli telescopici regolabili in acciaio”, e da travi in legno prefabbricate, di cui alla norma UNI EN 13377 “Travi prefabbricate di legno per casseforme. Requisiti, classificazione”, sostenenti pannellature in legno multistrato che realizzano il piano di getto. Tali attrezzature, stante la normale altezza dei solai di civile abitazione, vengono spesso montate e usate dal “basso” e pertanto non espongono i lavoratori al lavoro in quota.

Lavoro sui tetti e sulle coperture
Il lavoro sui tetti e sulle coperture è una delle attività più pericolose, sia per rischio caduta, sia per il rischio sfondamento. L’art. 148, D.Lgs. n. 81/2008 dispone che:

“1. Prima di procedere alla esecuzione di lavori su lucernari, tetti, coperture e simili, deve essere accertato che questi abbiano resistenza sufficiente per sostenere il peso degli operai e dei materiali di impiego. 2. Nel caso in cui sia dubbia tale resistenza, devono essere adottati i necessari apprestamenti atti a garantire la incolumità delle persone addette, disponendo, a seconda dei casi, tavole sopra le orditure, sottopalchi e facendo uso di idonei dispositivi di protezione individuale anticaduta”.

Un aspetto spesso trascurato perché poco conosciuto, oltre alla portanza, è quello relativo alla corretta protezione dei bordi del tetto.
Un problema si presenta quando si vuole ridurre ed eliminare il rischio di caduta verso l’esterno da una copertura in pendenza, i cui bordi siano protetti da un ponteggio perimetrale. Nella gran parte dei casi i libretti di autorizzazione ministeriale dei ponteggi, attraverso gli schemi-tipo, non coprono tale ipotesi di carico dinamico dovuta alla scivolamento e l’urto di persone e/o cose in caduta, e pertanto anche in questo caso gli utilizzatori dei ponteggi devono ricorre al progetto, redatto da un ingegnere o architetto abilitato all’esercizio della professione. Tali professionisti incaricati dovranno risolvere il problema di “impatto”, tenendo conto delle seguenti considerazioni:
– per i tetti orizzontali è sufficiente il normale ponteggio perimetrale; il lavoratore camminando sulla copertura non è soggetto al rischio di scivolamento e pertanto non è necessario il calcolo del ponteggio, in quanto rientra nello schema della normale autorizzazione ministeriale;
– per i tetti a debole inclinazione è corretta la scelta del ponteggio perimetrale; il lavoratore camminando sulla copertura è soggetto a un rischio moderato di scivolamento e pertanto è necessario un calcolo del ponteggio, ma con forze dinamiche ridotte;
– per tetti a forte inclinazione il ponteggio perimetrale va scelto come unica protezione solo se è progettato e calcolato opportunamente per le forze dinamiche; il lavoratore camminando sulla copertura è soggetto infatti a un rischio elevato di scivolamento;
– per i tetti fortemente inclinati non si può usare il solo ponteggio perimetrale; il lavoratore non può camminare sulla copertura senza scivolare e pertanto necessita anche di un sistema di protezione individuale anticaduta in aggiunta al ponteggio, che può a questo punto non essere calcolato, in quanto serve solo a protezione dei lavoratori quando sono sugli impalcati del ponteggio stesso.

Lavori speciali sui tetti

Lavori speciali sui tetti

Si rammenta che l’art. 125 del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. prevede che l’altezza dei montanti deve superare di almeno 1,20 metri l’ultimo impalcato (è ammessa deroga a 1 m per i ponteggi fissi in metallo o non), purchè correnti e tavola fermapiede siano applicati dalla parte interna dei montanti a protezione esclusivamente dei lavoratori che operano sull’ultimo impalcato. La Circolare n. 29/2010 del Ministero del Lavoro ha risposto in modo affermativo al quesito se sia possibile l’impiego di ponteggi, di cui all’articolo 131 del D.Lgs. n. 131/2008 e s.m.i, come protezione collettiva per i lavoratori che svolgono la loro attività sulle coperture e quindi in posizione diversa dall’ultimo impalcato del ponteggio, chiarendo che è ammesso l’impiego di ponteggi di che trattasi, a condizione che per ogni singola realizzazione ed a seguito di adeguata valutazione dei rischi venga eseguito uno specifico progetto. Da tale progetto, firmato da un ingegnere o un architetto abilitato a norma di legge all’esercizio della professione, deve fra l’altro risultare quanto occorre per definire lo specifico schema di ponteggio nei riguardi dei carichi, delle sollecitazioni e dell’esecuzione, naturalmente tenendo conto della presenza dei lavoratori che operano, oltre che sul ponteggio, anche in copertura.

Relativamente alle forze dinamiche da applicare al ponteggio, in caso si scivolamento del lavoratore e/o di materiali, non esiste una precisa norma che le indichi o le quantifichi, viene in soccorso però la norma UNI EN 13374 che indica, in funzione dell’altezza di caduta e dell’inclinazione della copertura, le azioni dinamiche da applicare, per estensione ed analogia, anche alle parti di ponteggio a servizio dei lavori sulla copertura. Si possono così equiparare le coperture a debole e forte inclinazione con i sistemi provvisori di protezione di Classe B e C, e applicare le relative azioni dinamiche.
In sintesi, un tetto orizzontale, con pendenza inferiore ai 15°, non necessita di progetto, un tetto a debole inclinazione, con pendenza tra i 15° e i 30°, necessita di progetto con carichi di Classe B, un tetto a forte inclinazione, con pendenza tra i 30° e i 50°, necessita di progetto con carichi di Classe C e un tetto fortemente inclinato, con pendenza superiore ai 50°, non necessita di progetto in quanto per lavorare sulla copertura è necessario anche un sistema di protezione individuale.

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* “Ai sensi della Circolare MLPS n. 1921 del 31 marzo 2014, le considerazioni contenute nel presente intervento sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione.”.

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