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Il sopralluogo del Medico competente: guida pratica

Un possibile schema di lavoro per il sopralluogo del medico competente, tra metodologia, momenti e punti di attenzione specifici

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Per essere efficace il sopralluogo deve avere uno schema preciso che delinei un “percorso” generale da seguire in modo tale da ridurre il rischio di trascurare elementi importanti che richiederebbero ulteriori sopralluoghi.
Nell’articolo, tratto dal volume “Medicina del lavoro pratica. Manuale per i medici competenti” a cura di Nicola Magnavita si propone un modello esemplificativo utilizzato dall’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (tratto dal capitolo 16 “Il sopralluogo” a cura di Ilaria Capitanelli, Nicola Magnavita). Il volume è già disponibile per l’acquisto su Shop.Wki.it. Clicca il box di seguito per avere un dettaglio sui contenuti.

Per non dimenticare niente in fase di effettuazione del sopralluogo, può essere utile adottare uno schema logico che garantisca la sistematicità nella raccolta dei dati. Lo schema deve delineare un “percorso” generale da seguire per registrare gli elementi/condizioni essenziali di ogni reparto di lavoro in modo tale da ridurre il rischio di trascurare elementi importanti che richiederebbero ulteriori sopralluoghi. Data la variabilità dei contesti lavorativi, il Medico competente modificherà lo schema di volta in volta, adattandolo alla specifica situazione lavorativa.
Un possibile “percorso” metodologico dovrebbe comprendere questi momenti:
1) considerare le condizioni igieniche, ergonomiche ed ambientali;
2) ripercorrere il ciclo produttivo (dalla materia prima al prodotto finito);
3) analizzare tutte le mansioni lavorative;
4) verificare la tipologia dei macchinari utilizzati;
5) osservare e dialogare con i lavoratori;
6) verificare l’organizzazione del Servizio di primo soccorso.

Un possibile schema di lavoro

Di seguito, si propone un modello esemplificativo utilizzato dall’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

1) Le condizioni igieniche, ergonomiche ed ambientali dei locali di lavoro
• Dimensioni e superfici
– Cubatura;
– Superfici;

• Pavimento: di che materiale è fatto? È regolare? Ci sono gradini, avvallamenti, parti sconnesse o non a livello (ascensori)? È asciutto? Potrebbe essere bagnato? Potrebbe essere scivoloso? È pulito?

• Muri: come sono fatti? Sono lisci o porosi? Regolari o irregolari? Verniciati, ricoperti di materiale? Ci sono anfratti, sporgenze? Ci sono muffe? Macchie?

• Soffitto: come è fatto? Quanto è alto? C’è un controsoffitto? Ci sono posti non raggiungibili (nicchie)? Ci sono muffe, sporcizia, ragnatele?

• Vie d’ingresso/circolazione/emergenza: Da dove si entra? Come sono fatte le porte? Sono ben visibili? Sono segnalate? Sono aperte o chiuse? Ci sono ostacoli? In che senso si aprono? Quante persone ci passano? Quali mezzi e di che dimensioni ci passano? Ci sono barriere architettoniche?

• Illuminazione
– Naturale: ci sono finestre e balconi? Come sono fatti? Ci sono tende? Da dove arriva la luce diurna rispetto ai posti di lavoro? La luce naturale è sufficiente per il lavoro? C’è molto irraggiamento d’estate?
– Artificiale: di che tipo è? Quanta ne arriva nei posti di lavoro? Da che parte proviene? Ci sono riflessi o abbagliamenti? C’è un contrasto eccessivo?

• Microclima
– Sistemi di ricambio d’aria e condizionamento: l’aria da dove arriva? Dove esce? Che odore ha? C’è un impianto di condizionamento? Di che tipo?
– Temperatura: fa caldo? Fa freddo? Ci sono correnti d’aria? Quali potrebbero essere le condizioni d’estate? E d’inverno?

• Agenti fisici

• Rumore: c’è rumore? Di che tipo? Di che intensità? Si sente la voce sussurrata? La voce parlata? Occorre gridare? Non basta neppure gridare nell’orecchio?

2) Il ciclo produttivo
• L’input: le materie prime/sostanze impiegate.
• Il processo lavorativo: modalità operative e procedurali del lavoro, schema di trasformazione delle sostanze, tipo di attrezzature utilizzate; principi di funzionamento delle macchine.
• L’output: prodotto finito, servizio.
• Gli scarti e rifiuti: modalità di accumulo e smaltimento.

3) Tipologia di mansioni lavorative (chi fa cosa e come lo fa?)
• Cosa fanno i lavoratori? Quali sono le loro posizioni? I loro movimenti? Gli spazi di lavoro sono sufficienti? Le vie di circolazione sono libere? Sono protette? Usano macchine o strumenti? Ci sono altre persone oltre i lavoratori?

4) I macchinari
• Come sono alimentati? Come è fatto l’impianto elettrico? A cosa servono? Ci sono fumi, vapori, rumori, polveri, cattivi odori? Ci sono materiali o prodotti accumulati? I mezzi hanno un percorso tracciato?

5) I lavoratori
• Come sono vestiti? Usano dispositivi di protezione individuale? Hanno locali di riposo, spogliatoi, servizi igienici? Che tipo di turno fanno?

6) Primo soccorso
• È stata svolta la formazione sul programma di primo soccorso aziendale? Sono stati designati gli addetti al primo soccorso aziendale? Il contenuto della cassetta di pronto soccorso o del pacchetto di medicazione è completo, integro e valido (entro i termini di scadenza)?

A completamento del sopralluogo, è buona norma che il Medico competente prenda visione di eventuali valutazioni tecniche (indagini/misurazioni ambientali degli agenti fisici e chimici/cancerogeni), verificando la metodologia seguita per l’analisi e la valutazione di un determinato rischio proponendo eventualmente delle integrazioni, se necessario.
L’osservazione del lavoratore nello svolgimento della sua mansione ha una duplice finalità: individuare i rischi a cui è esposto e verificare l’efficacia della formazione che ha ricevuto nel luogo di lavoro attraverso il controllo del corretto utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) e della conoscenza delle procedure di lavoro. Inoltre, durante il sopralluogo il MC potrà verificare l’adozione e la messa in atto da parte del Datore di Lavoro delle prescrizioni/limitazioni espresse nei giudizi di idoneità lavorativa, attestandone o meno l’efficacia.

Da non dimenticare che è molto importante che durante il sopralluogo il medico dedichi del tempo a colloquiare con i lavoratori, in quanto questi ultimi conoscono bene le criticità del ciclo produttivo e possono fornire importanti elementi di valutazione. Il confronto con il lavoratore chiarisce quali sono le principali problematiche che egli incontra durante lo svolgimento della mansione, che possono essere legate a seconda degli ambiti di lavoro alle modalità di lavoro ma anche all’utilizzo dei DPI, al microclima o ancora alla presenza di persone diverse dai lavoratori che generano confusione. Sarebbe auspicabile che il Medico competente raccogliesse il parere di gruppi omogenei di lavoratori che “condividono” l’esposizione ai medesimi rischi nel reparto, nella mansione, nell’area funzionale, ma se non è possibile è bene comunque raccogliere le esperienze e le impressioni di qualche lavoratore.

Questo articolo è tratto da “Medicina del lavoro pratica. Manuale per i medici competenti”. Clicca qui per acquistare.

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