Giudizio di idoneità nelle visite mediche: i 10 errori più comuni | Ingegneri.info

Giudizio di idoneità nelle visite mediche: i 10 errori più comuni

Quali sono gli errori più ricorrenti e da evitare che il medico competente può compiere nel giudizio di idoneità?

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Il fatto che l’Italia produca annualmente oltre dieci milioni di visite mediche con giudizio di idoneità, più di tutti i Paesi europei messi insieme, ha consentito di raccogliere un vasto campionario di quelli che sono gli errori più comuni nella formulazione del giudizio. Il Prof. Nicola Magnavita e gli altri prestigiosi Autori del panorama della Public Health italiana, affrontano il tema nel volume “Medicina del lavoro pratica. Manuale per i medici competenti”.
Il contenuto di seguito è tratto e rielaborato dal Capitolo 4 “Criteri di appropriatezza del giudizio di idoneità” a cura di Laura Fenudi, Pietro Ferraro, Paolo Emilio Santoro, Giuseppe De Lorenzo, Angelo Sacco, Nicola Magnavita. Il volume è già disponibile per l’acquisto su Shop.Wki.it. Clicca il box di seguito per avere un dettaglio sui contenuti.

L’art. 41, comma 6 del D.Lgs. n. 81/2008 recita: “Il medico competente, sulla base delle risultanze delle visite mediche di cui al comma 2, esprime uno dei seguenti giudizi relativi alla mansione specifica:
a) idoneità;
b) idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni;
c) inidoneità temporanea;
d) inidoneità permanente”.
• Per idoneità incondizionata alla mansione specifica non si intende necessariamente una situazione di completo benessere psicofisico del lavoratore, secondo la tradizionale definizione di salute dell’OMS, bensì una piena compatibilità tra le condizioni di salute fisica e mentale del lavoratore, anche se parzialmente compromesse, e la mansioni che egli svolge.
• Per idoneità con limitazioni si intende invece l’esonero del lavoratore da una o da più attività semplici che compongono la propria mansione. Si può ricorrere alla limitazione solo nel caso in cui non sia possibile modificare l’ambiente di lavoro con prescrizioni o indicazioni specifiche.
• La non idoneità o inidoneità viene espressa quando lo stato di salute del lavoratore implica l’esonero da quasi tutte o da tutte le attività semplici che compongono la sua mansione. Può essere un giudizio di non idoneità temporanea (in tal caso vanno indicati i limiti temporali durante il quale si presuppone possa avvenire il recupero delle abilità temporaneamente perdute del lavoratore) o permanente (in questo caso la condizione clinica, causa dell’inidoneità, appare stabile nel tempo, ovvero irreversibile).

Gli errori più comuni nella formulazione del giudizio di idoneità

I molti anni di esperienza ed il fatto che l’Italia produca annualmente oltre dieci milioni di visite mediche con giudizio di idoneità hanno consentito di raccogliere un vasto campionario di quelli che sono gli errori più comuni nell’espressione del giudizio di idoneità.
Gli errori più frequenti riguardano:
1) La definizione dei fattori di rischio
Nel giudizio di idoneità devono essere riportati i rischi a cui il lavoratore è esposto e per i quali viene attivata la sorveglianza sanitaria. Occorre ovviamente indicare i rischi normati, valutati dal Datore di Lavoro. Per esempio, indicare tra i fattori di rischio “posture incongrue” non ha alcun significato perché non si tratta di un fattore di rischio normato. A maggior ragione non possono essere inseriti tra i rischi quelli che non prevedono l’obbligo di visita, come lo stress lavoro-correlato, o quelli non valutati, come la violenza sul lavoro, la guida di veicoli, o quelli esterni al lavoro, come il percorso casa-lavoro o le esigenze familiari, o le attività occasionali, come la reperibilità. Nel caso dei rischi normati, è opportuno indicare il livello di rischio in termini numerici, quantitativi o almeno qualitativi (per esempio, rischio di movimentazione manuale dei carichi: Indice di Rischio = X); la suddetta circostanza è peraltro obbligatoria per alcuni rischi (come per esempio, nel caso degli agenti chimici per i quali la norma prevede un valore limite soglia). Viceversa non si devono indicare i fattori di rischio la cui valutazione indica che sono al di sotto della soglia di “non effetto”, in quanto ciò potrebbe generare confusione nel lavoratore che deduce di essere esposto ad un rischio quando invece non lo è.
2) La mancata corrispondenza tra giudizio e cartella sanitaria
Il giudizio di idoneità ha senso solo come esito di una visita medica preventiva,     periodica, di cambio mansione, richiesta dal lavoratore, o al rientro dopo 60 giorni di astensione continuativa dal lavoro per motivi di salute. Quindi ad ogni giudizio di idoneità deve corrispondere una precisa tipologia di visita medica riportata nella Cartella Sanitaria e di Rischio.
3) La presenza di notazioni non previste dalla legge
Il giudizio di idoneità può essere espresso solo come idoneità; idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni; inidoneità temporanea; inidoneità permanente, strettamente riferite ai rischi. Altre diciture non sono consentite.
Non è possibile neppure inserire nel giudizio indicazioni circa mansioni alternative, o la fornitura di dispositivi di sicurezza. Queste indicazioni, utilissime, devono essere appunto etichettate come “indicazioni” perché deve essere chiaro che esse sono consigli del Medico Competente, cui l’azienda può scegliere di aderire o di non aderire. Il giudizio di idoneità, invece, deve essere sempre applicato alla lettera.

4) Le difformità dei moduli di trasmissione del giudizio
Le copie destinate al lavoratore e al Datore di Lavoro devono essere identiche nella parte del giudizio e in tutte le caratteristiche richieste dalla legge. L’unica differenza consentita tra i due moduli riguarda i consigli per il lavoratore e l’eventuale lettera al curante, che per ovvie ragioni di riservatezza non devono essere citate nella copia trasmessa al Datore di Lavoro.
5) La trasmissione del giudizio agli aventi diritto a riceverlo
Nei casi in cui il medico non emetta immediatamente il giudizio alla fine della visita medica e lo affidi in un secondo tempo a personale sanitario o amministrativo (in quest’ultimo caso, con possibili problemi di privacy), egli è comunque responsabile del processo. Fermo restando che il metodo migliore consiste nell’emettere immediatamente il giudizio a fine visita e consegnarlo in copia al lavoratore, nei casi in cui il giudizio sia emesso in un secondo tempo il medico deve accertarsi che sia stato materialmente consegnato al lavoratore; pertanto, dovrebbe farsi rilasciare una copia della ricevuta firmata dal lavoratore ed inserirla nella Cartella Sanitaria e di Rischio.
6) L’espressione di giudizio per un lavoratore non esposto a rischi
Mentre la promozione della salute è sempre volontaria, il giudizio di idoneità presuppone un obbligo, che può essere istituito solo se c’è un rischio. Non è possibile esprimere giudizi di idoneità nei confronti di lavoratori per i quali non è prevista la sorveglianza sanitaria da una norma o dalla Commissione Consultiva.
7) La violazione della riservatezza
Il giudizio di idoneità è, a tutti gli effetti, un dato personale ed un dato sensibile e quindi tutelato dal Codice della Privacy. Anche se non contiene dati sanitari esso fornisce indicazioni sullo stato di salute di un soggetto e quindi la sua trasmissione deve coinvolgere solo i soggetti preposti dalla catena di controllo delle norme sulla privacy: titolare, responsabile ed incaricati del trattamento dei dati personali (generalmente: Datore di Lavoro o suo delegato e preposto).

8) L’assenza di documentazione
Il giudizio di idoneità, soprattutto se con limitazioni, non può basarsi esclusivamente su quanto riferito dal lavoratore. Sia le patologie con la relativa documentazione, che le condizioni lavorative e di esposizione al rischio, devono essere verificate dal medico.
9) L’assenza di evidenza scientifica
La limitazione/prescrizione deve basarsi sulla dimostrazione scientifica che l’esposizione professionale che è stata vietata e che limita le possibilità del lavoratore di trovare impiego, e del Datore di Lavoro di utilizzarne la professionalità, potrebbe causare un danno per la salute o la sicurezza del lavoratore.
10) L’espressione di prescrizioni inattuabili
Lo “stupidario” della disciplina è pieno di giudizi così mal congegnati da essere inattuabili. Vogliamo qui citare a titolo di esempio il seguente giudizio: “idoneo alla mansione specifica di infermiere professionale con le seguenti limitazioni/prescrizioni… adibire ad attività ove non sussista la somministrazione di farmaci”. Al di là dell’indubbio divertimento che deriva dall’immaginare un infermiere professionale che lavora in un ospedale nel quale non si somministrano farmaci, occorre riflettere sul danno che tali giudizi, per riformare i quali sarebbe necessario fare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale o al Presidente della Giunta Regionale o alla Presidenza della Repubblica, producono ai singoli e alla collettività.

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