Zone a rischio esplosione: le nuove modalità di classificazione e la CEI EN 60079-10-1:2016 | Ingegneri.info

Zone a rischio esplosione: le nuove modalità di classificazione e la CEI EN 60079-10-1:2016

Chi si occupa di sicurezza tenga bene a mente la data del 13 ottobre 2018, perché entra in vigore la nuova CEI EN 60079-10-1:2016. In assenza di linea guida, ecco il punto di vista dell’esperto di Atex

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Il 13 ottobre 2018 è una data importante per chi si occupa di sicurezza contro il rischio di esplosione. È questo, infatti, il termine di pensionamento della norma CEI EN 60079-10-1:2010 in vigore dal febbraio 2010. Dopo circa otto anni e mezzo di “onorato servizio” questa edizione chiude sostanzialmente un’epoca: quella degli standard IEC di classificazione delle zone a rischio di esplosione che dettavano solo principi base e criteri generali (cd. norma orientata agli obiettivi, objective-based standard) e che demandavano a successivi documenti di approfondimento la necessità di contestualizzare numericamente le affermazioni in essi contenute.

Era noto a tutti, infatti, che la sola CEI EN 60079-10-1:2010 (e le precedenti due edizioni della CEI EN 60079-10 del 1996 e del 2004) non era uno strumento sufficiente per la classificazione delle zone a rischio di esplosione. Non a caso vari stati appartenenti all’UE emanarono, in relazione alla EN 60079-10-1 Ed.1, linee guida di applicazione e contestualizzazione le quali, assumendo a sé i principi base, fornivano regole e dettagli specifici per le classificazioni nazionali. Cito, a titolo d’esempio, le seguenti:
Germania: DGUV-Regel 113-001 “Explosions schutz-Regeln (Rx-RL)” e la TRBS 2152
Svezia: Klassning av explosionsfarliga områden
Olanda: NPR 7910-1
Regno Unito: IP15 e IGEM/SR/25
Italia: CEI 31-35 e CEI 31-35/A
Tra questi vari riferimenti quello che ha avuto maggior successo in ambito internazionale è stato, senza ombra di dubbio, lo standard IP15 (ora EI15), nato per il settore petrolifero ma facilmente estendibile anche ad altre filiere tecnologiche.

Facendo proprie queste criticità (e molte altre, per la verità) l’IEC prima ed il CENELEC poi decisero di elaborare un nuovo standard normativo di classificazione, recepito in Italia come CEI EN 60079-10-1:2016, recante modifiche sostanziali in molte parti del documento precedente. In particolare si cita:
• Completa ristrutturazione e suddivisione in sezioni volte ad indentificare possibili metodologie per classificare le zone pericolose e per fornire ulteriori approfondimenti su specifici fattori di valutazione;
• Apertura della norma a metodologie di classificazione alternative rispetto a quelle basate sulle sorgenti di emissione (es. codici industriali, standard semplificati – magari rinvenibili in norme di tipo C armonizzate con la direttiva macchine, norme tecniche nazionali, ecc);
• Aggiornamento degli esempi di presentazione della classificazione delle zone pericolose;
• Aggiornamento delle metologie di calcolo volte a determinare le portate di rilascio;
• Nuovo approccio basato sulla capacità (efficacia) della ventilazione di diluire le sostanze infiammabili;
• Aggiornamento con nuovi esempi volti a spiegare la metodologia esposta negli allegati A (Presentazione delle zone a rischio di esplosione), B (Determinazione delle sorgenti di emissione), C (Guida alla ventilazione), D (Determinazione delle zone pericolose – Tipo ed estensione).

Come si vede, quindi, la seconda edizione della IEC 60079-10-1:2015 è, nei fatti, una norma completamente nuova rispetto all’edizione precedente. Non ci sono piccoli aggiornamenti di facciata ma lo standard è stato rivoluzionato interamente per venire incontro, come già detto, alle non poche critiche e censure che nel corso degli anni la prima edizione della EN 60079-10-1 (e ancor prima la EN 60079-10) avevano sollevato sia in ambienti industriali sia in settori scientifici del mondo anglosassone.
A puro titolo esemplificativo si riporta il parere emesso nel 2005 dagli importanti Health and Safety Laboratory (HSL) britannici. Facendo riferimento all’allora BS EN 60079-10:2003 (quindi all’edizione del 1996 della EN 60079-10), e commentando la modalità di calcolo del Vz (volume ipotetico di atmofera esplosiva), parametro chiave della precedente procedura di classificazione, così si esprimevano: “The British Standard contains a methodology for the estimation of this cloud size which is of unknown origin and dubious accuracy (…)”.

“Origine sconosciuta e dubbia accuratezza”

Mica male.

Una stroncatura di cui l’elaborazione della prima edizione della EN 60079-10-1, successiva alla seconda edizione della EN 60079-10, non tenne conto ma che invece venne posta a fondamento dell’edizione ora vigente. Il Vz, questo parametro dalla valenza quasi metafisica (è infatti una specie di contronatura fluidodinamico che si concretizza nel calcolo di un campo lontano nel campo vicino), è del tutto scomparso per lasciare spazio alla Efficacia della Ventilazione suddivisa, a sua volta, in Alta, Media e Bassa diluizione.
In estrema sintesi, la norma tecnica CEI EN 60079-10-1:2016 è la prima IEC 79-10 che si “autosostiene”. In essa sono presenti sia le equazioni di emissione relative ad alcuni scenari di rischio, sia nomogrammi che consentono di determinare l’eventuale tipo di zona a rischio di esplosione sia, per finire, nomogrammi che permettono la stima dell’estensione della zona. Insomma, è uno standard immediatamente applicabile una volta che si abbiano le equazioni di emissione afferenti ad ogni scenario e reperibili ampiamente in letteratura tecnica [es. TNO Yellow Book (Capitoli 2, 3), Crowl e Louvar (Capitolo 4), Lee’s (Capitolo 15), CEI 31-35:2012 (Appendice GB.4), ecc.].
La CEI EN 60079-10-1:2016 è quindi immediatamente applicabile e restituisce, rispetto all’utilizzo della linea guida CEI 31-35:2012, risultati sorprendenti e molto più aderenti alla realtà fisica del fenomeno di rilascio e dispersione (soprattutto di dispersione). Le prime comparazioni di classificazione svolte sia con la linea guida CEI 31-35:2012 che con la CEI EN 60079-10-1:2016 lasciano infatti intravedere modifiche molto sostanziose nella determinazione della distanza pericolosa (nel campo vicino), soprattutto per alcuni specifici scenari di rilascio tipicamente presenti in molte filiere industriali del tessuto produttivo italiano.

Che fare quindi? Una proposta potrebbe essere quella di lavorare con la CEI EN 60069-10-1:2016 cogente ed integrarla, per le parti specifiche, con la CEI 31-35:2012 ove queste non siano in contrasto con la norma tecnica.
Su come questo possa essere fatto in pratica si può far riferimento sia al testo Rischio Atmosfere Esplosive sia all’ebook dedicato all’argomento, che verrà pubblicato da IPSOA-wki nel gennaio 2019, sia agli interventi di formazione svolti dall’autore (si faccia riferimento, per l’aggiornamento sulle date degli eventi, al profilo Facebook o Linkedin).

Dello stesso autore, leggi anche: Chi è l’esperto qualificato in radiazioni ionizzanti?

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