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Societa’ tra professionisti: una norma da modificare

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Il Consiglio nazionale ingegneri, tramite il suo Centro Studi, ha analizzato in uno specifico documento la legge che prevede la costituzione delle società tra professionisti. Un testo positivo che, però, presenta delle criticità da correggere secondo il presidente Armando Zambrano.

Il Cni ha infatti visto con favore la nascita delle stp ma si è impegnato fortemente, insieme alle altre categorie presenti nel Pat (Professioni area tecnica), affinché questa nuova forma societaria fosse sottoposta a una precisa regolamentazione.

Già in passato il legislatore aveva introdotto alcuni tipi di società per l’esercizio di specifiche attività professionali, con l’obiettivo di valorizzare le pluralità di competenze e nello stesso tempo avere adeguate capacità economiche e finanziarie.

L’intenzione di dare vita a società di questo tipo ha dovuto fare i conti con una priorità: evitare la “spersonalizzazione” della prestazione che, anche se svolta in forma societaria, deve fare riferimento a un professionista incaricato, che si assuma la responsabilità del lavoro da svolgere.

Il regolamento attuativo, con il decreto ministeriale n.34 del 8/13, nonché l’articolo 10, commi 3-11, della legge 183/11, sono andati nella giusta direzione. Ne emerge un quadro normativo che, consentendo l’esercizio professionale in forma societaria, nello stesso tempo dà le sufficienti garanzie che le attività siano eseguite da soci in possesso delle caratteristiche richieste, in modo da rendere possibile l’individuazione del professionista responsabile.

Ma da parte del Consiglio nazionale, in uno specifico documento elaborato dal Centro Studi, vengono evidenziate alcune criticità che devono essere risolte. In particolare, mettendo a confronto le società di ingegneria e quelle tra professionisti, il Cni arriva alla conclusione di come “sia essenziale una riformulazione del quadro normativo”. Più specificatamente si rileva che “se entrambe le forme societarie possono operare sia nel settore pubblico che in quello privato e l’insieme delle attività in questione realizzabili da una stp sono ricomprese in quelle previste nelle società di ingegneria, non si capisce la convenienza di due o più ingegneri nel costruire una società tra professionisti, considerando che la nuova forma societaria avrebbero un oggetto sociale con attività più limitate”.

Nel documento si arriva alla conclusione che “una soluzione soddisfacente, utile a chiarire la situazione, potrebbe essere l’emanazione di un atto di legge con lo scopo di differenziare le attività di natura professionale che le due specifiche tipologie societarie possono realizzare”.

Per questo, in definitiva, il presidente del Cni, Armando Zambrano fa notare come, “rimangono delle evidenti criticità, più volte evidenziate e rappresentate dal nostro Consiglio nazionale e dello stesso Pat sia al Governo che al Parlamento”. Dunque “si rendono necessari anche alcuni chiarimenti da parte degli enti ai quali le costituende società tra professionisti si rivolgeranno”.

Tutte esigenze che sono state al centro del recente confronto con il ministro Anna Maria Cancellieri, la quale, a sua volta, ha mostrato disponibilità ad avviare un percorso di modifiche delle norme, come dalla categorie tecniche auspicato.

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