Una facciata ventilata per riqualificare un immobile anni '50 a Brescia | Ingegneri.info

Una facciata ventilata per riqualificare un immobile anni ’50 a Brescia

L'intervento di riqualificazione energetica del complesso anni ’50 a Brescia non ha alterato l’estetica originale, grazie alle soluzioni isolanti in lana di roccia per facciate Rockwool

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I volumi del complesso architettonico residenziale che si staglia all’incrocio tra via Vittorio Emanuele e via Gramsci, nel centro di Brescia, ricalcano un’estetica anni ’50 che rimane insuperata.

Tuttavia, proprio per l’età degli edifici, le facciate rivestite con piastrelle in marmo cominciavano a presentare pesanti segni di condizioni non ottimali, a rischio della sicurezza. A contribuire allo stato precario anche agenti atmosferici che aumentavano i danni, come i rigonfiamenti in alcuni punti, con il distacco delle piastrelle.

Per tutelare in primis l’incolumità dei passanti, e per la messa in sicurezza generale degli edifici, la proprietà – la Fondazione Iniziative Zooprofilattiche e Zootecniche – è ricorsa alle soluzioni del gruppo Rockwool per risolvere il problema con un intervento di recupero, che è stato affidato al gruppo re_load di Brescia.

Il progetto di riqualificazione

Da una prima diagnosi energetica è risultato che l’immobile era anche mal coibentato e quindi poco efficiente dal punto di vista energetico. L’intero progetto di riqualificazione è stato quindi “ripensato” anche in chiave energetica. La fase progettuale si è rivelata particolarmente articolata e complessa, perché ha dovuto tener conto di alcune variabili, quali i vincoli della Sovrintendenza che imponeva che venisse rispettato l’aspetto estetico originale, soprattutto nei piani inferiori. Considerando la sovrapposizione delle competenze richieste,  è stato costituito  un team multidisciplinare, composto da più figure professionali che hanno  lavorato  al progetto per un paio di anni  in stretta sinergia.

Scartate alcune ipotesi iniziali, si è arrivati a delineare la bozza del progetto finale. Per rispettare  la continuità con il passato, si è deciso di mantenere le stesse tonalità di grigio chiaro e scuro e di scegliere un rivestimento in gres porcellanato, che fosse il più possibile simile al marmo utilizzato in precedenza.

Per rendere la nuova struttura più stabile e poter realizzare una facciata ventilata più sicura dal punto di vista strutturale, si è deciso di effettuare un intervento piuttosto invasivo: demolire il muro esterno, inserire una struttura metallica di supporto, ricostruire il muro, inserire uno strato di isolante termico e infine realizzare la facciata ventilata sul fronte strada e un rivestimento a cappotto sul lato interno.

Migliorare l’isolamento e la resistenza al fuoco grazie alla lana di roccia

La diagnosi energetica aveva denunciato un pessimo stato di coibentazione dell’edificio, con ponti termici ripetuti e consistenti, soprattutto in prossimità delle finestre e dei balconi. L’utilizzo della lana di roccia Rockwool ha offerto un significativo contributo per migliorare la classe energetica (che è passata da  E ad A) e l’isolamento acustico dell’edificio, situato in una zona caratterizzata da traffico elevato.

La lana di roccia è stata scelta anche per migliorare le prestazioni antincendio e di resistenza al fuoco: un dettaglio dirimente, dovendo intervenire su un palazzo di dieci piani rivestito con una facciata ventilata. È infatti soprattutto in questi casi che, se non si prevede l’uso di materiali isolanti sicuri che proteggono dal fuoco, in caso di incendio nell’intercapedine interna si può verificare il tanto temuto  “effetto camino” con una rapidissima propagazione delle fiamme. Qui l’utilizzo di materiali plastici alternativi sarebbe stato particolarmente rischioso. La lana di roccia Rockwool protegge invece dal fuoco, non è combustibile e resiste fino a temperature di 1.000°. In caso di incendio, inoltre, non alimenta le fiamme e non emette gas tossici.

In particolare  per isolare la facciata ventilata sono stati utilizzati 1500 m2  di pannelli Rockwool Fixrock, rivestiti su un lato con un velo minerale nero, che svolge una funzione estetica, mentre sul lato interno è stato realizzato un rivestimento a cappotto con 2400 m2 di Frontrock Max Plus, pannello rigido non rivestito a doppia densità, specificamente concepito per edifici ad alta efficienza energetica, con un valore di conducibilità termica λD=0,035 W/(mK), che ha infatti ottimizzato le prestazioni termiche dell’edificio.

La riqualificazione del complesso di via Gramsci ha portato a una riduzione dei consumi del 59%: dai 587.000 kWh prima dell’intervento ai 242.000 kWh, a lavori ultimati. Tradotto in termini economici, tutto questo significa passare da un costo annuo di 44.000 euro a 18.000 euro. Questo edificio è inoltre il primo condominio riqualificato con criteri di sostenibilità testando l’applicazione del protocollo GBC Condomini.

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