Levostab 99 per gli scavi archeologici di Pompei | Ingegneri.info

Levostab 99 per gli scavi archeologici di Pompei

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All’interno del sito degli scavi archeologici di Pompei, patrimonio dell’umanità Unesco, è stato realizzato nel 2010 un interessante intervento per la creazione di percorsi pedonali ad alta fruibilità. Situati nella zone detta ‘Orto dei fuggiaschi‘, i percorsi – che coprono una superficie di 1.500 mq – hanno visto l’impiego dello stabilizzante naturale Levostab 99 della Levocell.

Levostab 99 è un prodotto ecocompatibile, stabilizzante e consolidante, costituito da ossidi inorganici selezionati e fibre polimeriche inerti. Ha un impatto ambientale trascurabile se paragonato al consolidamento tradizionale realizzato con l’impiego di un conglomerato cementizio, costituito da inerti e cemento o calce e con l’eventuale applicazione di un manto di asfalto.

La sola aggiunta di Levostab 99, garantisce la compattezza e la durabilità di una strada bianca, senza alterare le caratteristiche cromatiche ed ecologiche. Con l’impiego di Levostab 99 è possibile utilizzare attrezzature normalmente disponibili in cantiere, determinando così un risparmio economico e la soddisfazione delle prescrizioni tecniche di capitolato, condizione non sempre possibile con i metodi di stabilizzazione convenzionali.

Rispetto all’intervento di Pompei, già nel 2005 si era intervenuti in una porzione dell’area in esame utilizzando il medesimo sistema. Data l’eccezionale tenuta delle superfici, ritenute pregevoli anche da un punto di vista estetico in quanto perfettamente in linea per cromia e tessitura con i percorsi battuti di terreni piroclastici, la Soprintendenza degli scavi archeologici di Pompei ha commissionato all’architetto il nuovo intervento, da realizzare nel gennaio 2010 con impresa esecutrice Orfè Costruzioni s.r.l. di Napoli.

Il cantiere ha visto un sopralluogo preliminare che ha permesso di progettare gli interventi relativi alla sistemazione della fondazione e campionare i materiali locali individuati per la realizzazione dei lavori di stabilizzazione. Su questi campioni sono state fatte tutte le indagini di laboratorio necessarie per dichiararne l’idoneità; successivamente, sono state effettuate le prove di compattazione indispensabili per determinare l’esatto dosaggio di Levostab 99 e la quantità ottimale di acqua per le lavorazioni al fine di garantire il miglior risultato possibile in termini di stabilità e durabilità. L’intervento ha visto l’utilizzo di materiali locali quali sabbie ghiaiose con limo deb. argillose, di natura piroclastica (piroclastiti effusive, anche di tipo esplosivo, in via di argillificazione), di colore dal grigio scuro al brunastro e con un IP < 6 (indice di plasticità). Una volta individuati i materiali si è proceduto, in sinergia con l’impresa, alla scelta della tipologia di lavorazione, viste le restrizioni imposte del cantiere in cui si è operato (impossibilità nell’utilizzo di macchine automatiche per lo stendimento e per la compattazione).

Per la miscelazione si è utilizzata una benna miscelatrice collegata a bobcat mentre per la stesura si è proceduto manualmente, a staggia, avendo cura di rispettare piani e pendenze, necessarie per il corretto allontanamento delle acque meteoriche superficiali. Per la compattazione si è proceduto combinando l’azione di una piastra vibrante meccanica di piccole dimensioni con un’azione manuale di costipamento e lisciatura mediante tavole battute con martelli e pali in legno. Successivamente, le superfici sono state bagnate con notevoli quantità di acqua date “a pioggia”.

La scelta del tipo di lavorazioni ha soddisfatto pienamente committente, D.L. e impresa esecutrice. L’adozione dello stabilizzante naturale ecocompatibile Levostab 99 ha consentito di evitare l’impiego di leganti idraulici (cemento e calce), del tutto incompatibili (lesioni da ritiro igrometrico, formazione di gessi con conseguente disfacimento delle superfici, ecc.) con le stabilizzazioni destinate a strati di usura ed esposte agli agenti atmosferici. Le superfici realizzate risultano, a distanza di quattro anni, integre e pienamente fruibili e rappresentano, un modello da imitare per quanto attiene il recupero “compatibile” riutilizzando le risorse disponibili in situ.

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