Bonus interventi antisismici nella Legge di Stabilita' 2015, Unicmi-Isi: 'Troppi punti deboli' | Ingegneri.info

Bonus interventi antisismici nella Legge di Stabilita’ 2015, Unicmi-Isi: ‘Troppi punti deboli’

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Sono troppi i punti deboli del bonus fiscale al 65% per gli interventi antisismici per gli edifici, inserito nella Legge di Stabilità 2015: a sostenerlo è una nota dell’Unicmi, l’Unione nazionale delle industrie delle costruzioni metalliche, dell’involucro e dei serramenti e di Isi, Ingegneria sismica italiana.

Più volte nelle scorse settimane le due realtà avevano sostenuto la possibilità dell’estensione delle detrazioni fiscali del 65% al consolidamento sismico degli edifici all’interno della Legge, sottolineando i caratteri complessi della misura e mettendone in luce i potenziali vantaggi, sia sul piano della sicurezza che su quello economico.

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Seppur adesso la misura sia stata ufficialmente introdotta tra quelle previste dalla Legge di Stabilità, per Unicmi e Isi ci sono diversi punti che la rendono non operativa. Eccoli:

– La scadenza temporale al 31 dicembre 2015: un intervento di messa in sicurezza sismica precede un iter complesso sia in termini di consenso (basti pensare agli interventi nei condomini), sia da un punto di vista operativo (analisi dello stato dell’edificio che spesso comprendono prove, progettazione dell’intervento, preventivazione e realizzazione, sono punti di un percorso lungo e articolato). Inoltre, un arco di tempo così limitato, probabilmente non è utile neppure a far conoscere il provvedimento sul territorio, vanificando così gli eventuali sforzi delle imprese coinvolte.

– La limitazione alle zone sismiche 1 e 2: la misura è attualmente limitata alle opere che ricadono in aree ad alta pericolosità sismica, mentre la commissione Ambiente, per prevenire la triste consuetudine in cui, solo dopo un evento sismico un dato territorio sia inserito in zone a rischio sismico, aveva chiesto di estendere il bonus anche ai Comuni a rischio sismico basso

– La copertura finanziaria limitata a 101,7 milioni di euro: ammontano a più 180 miliardi di euro (stima Ance-Cresme) le risorse stanziate dallo Stato per riparare i danni dei terremoti verificatisi in Italia dal 1944 al 2012, pari ad un costo medio annuo di 2,6 miliardi di euro. Compatibilmente a quanto disponibile nel bilancio, stanziare una cifra congrua affinché le ricadute di questo provvedimento siano tangibili, non rappresenta soltanto dare fiato ad una operatività reale della messa in sicurezza del patrimonio immobiliare italiano, bensì un investimento dello Stato per prevenire eventuali nuove ingenti cifre destinate alla ricostruzione da danni sismici.

I tre punti sono articolati nella lettera che Unicmi e isi hanno inviato al ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi, e ai presidenti delle Commissioni ambiente e territorio di Senato e Camera, Marinello e Realacci, con l’auspicio di una modifica del provvedimento già nel corso della lettura al Senato.  

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