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Breve storia del bambù in edilizia, l’acciaio vegetale

Dagli usi strutturali in Asia, America Latina e Africa alle innovazioni 'decorative' degli studi milanesi: una breve panoramica sull'uso del bambù in edilizia

Green Place a Milano, studio Goring & Straja (foto: Stefano Gusmeroli)
Green Place a Milano, studio Goring & Straja (foto: Stefano Gusmeroli)
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Il bambù, in generale, è un materiale leggero, resistente e versatile. In vari contesti, sia climatici che geografici o di opportunità, è stato un materiale che ha suscitato l’interesse di tantissimi architetti e ingegneri: da Frei Otto a Buckminster Fuller, da Arata Isozaki a Michael McDonough, da Kengo Kuma e Shigeru Ban a Renzo Piano. D’altronde come non avrebbe potuto suscitare l’interesse di grandi progettisti una pianta infestante così diffusa nel mondo e così versatile da essere chiamata “oro verde dell’uomo povero”, “acciaio vegetale” e “legno dei poveri”?

Il bambù è impiegato in edilizia principalmente in Asia e America Latina, ma cresce diffusamente anche in Africa. In Asia, è parte integrante della cultura ed inscindibile dalla società stessa. Talvolta è considerato un materiale addirittura di lusso a seconda del tipo di lavorazione con cui viene trattato. In Asia il bambù viene usato per i più disparati utilizzi, dimostrandone l’indubbia versatilità e dinamicità; inoltre il suo utilizzo come materiale da costruzione non è circoscritto solo alle aree agricole o extra urbane ma anche alle metropoli, dove viene usato intensivamente.

In America Latina invece, il bambù è considerato un materiale povero per i poveri. Contrariamente all’Asia, la sua diffusione per la costruzione si concentra nelle zone umide delle foreste e nei villaggi, raramente il bambù viene utilizzato in sistemi di produzione edilizia più industrializzati.
Tuttavia, le caratteristiche di questa pianta lo rendono una risorsa più che sostenibile, soprattutto per quei paesi in via di sviluppo e/o con un marcato aumento demografico, come quelli appunto dell’America Latina o dell’Africa. Infatti in un mondo finito con risorse sempre più limitate, il bisogno di abitazioni per una popolazione in rapido aumento ha portato a riconsiderare le applicazioni edilizie del bambù, soprattutto in America Latina, dove si è sviluppato, a partire dagli anni ’60, tutto un nuovo filone di architettura e di progettisti; addirittura in Ecuador sono state costruite abitazioni per 16.000 famiglie nell’area di Guayaquil, totalmente in bambù.

L’Africa, invece, rispetto all’Asia e all’America Latina, utilizza il bambù scarsamente come risorsa e materiale da costruzione. L’Africa, diversamente dagli altri due continenti, sconta probabilmente la vicinanza e invadenza del modello culturale europeo dove non si considera il bambù un materiale adatto alla costruzione, relegandolo nella sfera dei materiali poveri e quindi socialmente deprecabili per l’Africa.
In Europa, oltre al Padiglione di Vergiate, è quasi impossibile trovare traccia di edifici non temporanei, costruiti strutturalmente in bambù. Uno dei pochi che si possono citare è l’ampliamento del 2005/06 di un edificio per uffici di una società di riparazione di autoveicoli a Darmstadt in Germania, Autowerkstatt Schaumburg, dello studio Shakti Haus, anche se in realtà questo progetto prevede l’uso strutturale del bambù solo per il patio centrale della costruzione mentre la restante parte della struttura è in legno, tamponata in balle di paglia, successivamente intonacata.

Autowerkstatt Schaumburg, studio Shakti Haus, 2005/2006

Autowerkstatt Schaumburg, studio Shakti Haus, 2005/2006

Il bambù in Europa è diffuso più come rivestimento, in questo caso ci sono molti più progetti, alcuni decisamente interessanti, da poter citare. L’edificio residenziale del 2007 dello studio F.O.A., realizzato a Madrid in Spagna, il Carabanchel Housing, ne è un ottimo esempio. È un classico edificio multipiano in linea, compatto, con esposizione nord-sud delle sue facciate principali. Le facciate sono rivestite da una pelle di bambù, che è apribile in corrispondenza delle finestre e delle porte, e che conferisce all’edificio un aspetto omogeneo e distinto.

Il bambù non è stato solo usato in ambito residenziale, a Milano lo studio Goring&Straja, nel 2012, ha realizzato un edificio per uffici, lo Stam Europe Green Place, con una facciata completamente rivestita da un brise soleil in bambù, che crea un filtro tra l’esterno e l’interno (leggi l’approfondimento sul progetto qui o scarica la monografia dedicata a Goring & Straja qui).

I brise-soleil di Green Place a Milano, studio Goring & Straja (foto: Stefano Gusmeroli)

I brise-soleil di Green Place a Milano, studio Goring & Straja (foto: Stefano Gusmeroli)

In definitiva, il bambù in Europa ha un uso prevalentemente estetico e ornamentale, raramente strutturale. Le obiezioni più diffuse a queste argomentazioni da parte del mondo sviluppato, nella migliore delle ipotesi, sono di ordine energetico in termini di costi del trasporto del bambù dai luoghi di coltura, o ambientale in termini di impatto delle lavorazioni cui il bambù è soggetto; oppure sono obiezioni di ordine culturale rispetto alla non appropriatezza tecnologica del bambù in contesti diversi dai luoghi di crescita spontanea; quando addirittura non sono obiezioni di ordine meccanico-costruttivo fondate sulla non conoscenza del materiale e delle sue caratteristiche. Il bambù si dimostra un materiale da costruzione molto sostenibile anche per l’Europa, e in generale l’Occidente, comparato ai materiali da costruzione più comunemente usati, sia in termini di prestazioni sia in termini economici.

Sempre in estrema sintesi, le citate condizioni al contorno che possono decretare il successo o il fallimento di una costruzione in bambù, dipendono principalmente dall’origine naturale del materiale e dalla sua conseguente irregolarità ma, una volta assorbita la possibilità di scarto, e quindi di errore, dal progetto, le possibilità di successo aumentano drasticamente.

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