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Canale di Panama, stop alle trattative

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L’Autorità per il Canale di Panama (Acp) ha chiuso i negoziati con il consorzio dei costruttori Gupc (Grupo unidos por el canal) – guidato da Sacyr e composto dall’italiana Salini-Impregilo, dalla belga Jan de Nul e dalla panamense Cusa – per trovare un accordo sul cofinanziamento degli extracosti. Ad annunciarlo è il consorzio, specificando che l’interruzione delle trattative mette a rischio l’estensione del Canale e fino a 10mila posti di lavoro. alterco

Il blocco dei negoziati segue quanto accaduto nei primi giorni dle 2014, quando il consorzio aveva minacciato di interrompere i lavori per il raddoppio della capacità di transito, a seguito di un contenzioso con le Autorità panamensi legato a un aumento dei costi di 1,63 miliardi di dollari, sui 3,1 miliardi complessivi previsti nel contratto. A nulla sono valsi gli interventi dei governi e dell’Unione europa.

Secondo il Gupc si allontanerebbe così la messa in opera del nuovo Canale di Panama che, secondo il progetto di espansione, sarà in grado di far transitare navi Post-Panamax – quelle che, attualmente, non riescono a navigare tra le chiuse a causa delle grandi dimensioni -, e con capacità di carico triple – 12mila contro 4 mila container -. Si tratterebbe di un mancato introito stimabile in 2 miliardi di dollari l’anno.

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