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Come funziona il Mur Vegetal di Patrick Blanc

Nel celeberrimo Mur Vegetal di Patrick Blanc, la successione dei diversi strati funzionali (sub-sistemi) permette la creazione di una parete verde particolarmente ricca e varia. L'analisi tecnica

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L’invenzione del Mur Vegetal è da imputare al botanico francese Patrick Blanc, come del resto anche il conio del suo nome. Se nel caso delle chiusure verticali vegetate, l’industrializzazione sistemica e la modularità ne provocano una riuscita formale abbastanza rigida, ciò non accade per i muri vegetali, che sono sempre concepiti mediante un controllo serrato del suo esecutore durante tutte le fasi progettuali ed esecutive.

Leggi l’intervista a Patrick Blanc: “Io botanico, so cosa fare con le piante (gli architetti no)

L’ideazione del Mur Vegetal ha cambiato le modalità tecnologiche ed espressive legate al modo di concepire l’integrazione fra progettazione architettonica e vegetazione.

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Parigi, Musée du Quai Branly, Jean Nouvel, Patrick Blanc, 2006. La facciata degli uffici esposta a nord-ovest è stata vegetata utilizzando la tecnica del Mur Vegetal. Trattasi della più grande installazione vegetale mai realizzata da Blanc: essa presenta una superficie di 800 m² e contiene circa 15.000 piante di 150 specie diverse © Vanni Meneghetti

Il sistema, tuttora in costante affinamento, è abbastanza semplice. È formato da alcuni sub-sistemi finalizzati a mantenere in vita un apparato vegetale complesso, e da un grande numero di specie vegetali diverse che convivono sulla stessa installazione parietale. Esso dispone di quattro strati funzionali che, dall’esterno verso l’interno, possono essere così riassunti:
• strato vegetale;
• substrato colturale;
• impermeabilizzazione e protezione dall’azione delle radici;
• sottosistema di supporto.

Fig 100-3

Stratigrafia tipo di un muro vegetale. Il sistema qui rappresentato è stato brevettato da Partick Blanc e denominato, appunto, Mur Vegetal: tale tipologia utilizza del feltro in poliammide come substrato (inorganico) per l’impianto dei vegetali

Strato vegetale
La vegetazione del Mur Vegetal si compone di una molteplicità di specie diverse che, nella propria pluriennale esperienza, Blanc ha utilizzato e testato fino a selezionarne più di 300, con cui oggi abitualmente opera. I muri vegetali di Blanc possono contenere fino a 25-30 piante per metro quadrato, quasi sempre di specie differenti. I vegetali prescelti sono generalmente piante epifite (felci, muschi ecc.) provenienti da ogni parte del mondo, che il botanico e i suoi collaboratori compongono di volta in volta in modo artigianale, collocando ogni pianta manualmente in parete. Visto l’altissimo numero di vegetali solitamente impiegati nei muri vegetali, sarebbe impossibile fornire un elenco di specie impiegabili, perciò ci si limita in questa sede a fare solo alcuni esempi: Kerria, Spirea, Sedum spectabile, Buxus sempervirens, Ligularia, Begonia, muschi.

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Substrato colturale
Il vero elemento d’innovazione del sistema del Mur Vegetal risiede nel substrato, composto da un doppio strato di feltro inorganico in poliammide sintetica (3+3 mm), nel quale vengono ricavate delle sacche per l’alloggio delle radici dei vegetali. La superficie esterna del feltro risulta perciò completamente pervasa da un certo numero di sacche, dove le piante verranno collocate una a una: col trascorrere del tempo i vegetali sviluppano i propri apparati radicali, aggrappando sulla superficie del feltro fino ad attraversarlo completamente. Si perverrà così ad una totale integrazione fra sistema vegetale e strutture architettoniche. Il feltro che compone il substrato assolve ottimamente la propria funzione, in quanto abbina capacità di ritenzione idrica a pesi contenuti. Il substrato inorganico viene costantemente mantenuto irrigato da un impianto automatizzato di fertirrigazione che agisce più volte al giorno (a seconda delle esigenze delle piante e della stagionalità), ed è composto da un certo numero di tubi orizzontali equidistanti in altezza (dai 30 ai 50 cm in funzione delle specificità di progetto) contenuti tra i due feltri, che percorrono tutto lo sviluppo della parete; questi tubi irrigano il substrato, diffondendovi la soluzione idrosalina finalizzata a dare nutrimento alle piante.

Fig 100-4

Madrid, Caixa Forum, Herzog & de Meuron, 2007: dettaglio del substrato d’impianto del Mur Vegetal di Patrick Blanc, ottenuto con un doppio feltro in poliammide sintetica. La foto è stata eseguita poco dopo l’inaugurazione dell’edificio. Sono ben visibili i fusti delle piante e le radici del vegetale (in colore chiaro) che si integrano completamente alla superficie del feltro, penetrandolo in tutte le direzioni © Valeria M. Rocco

Fig 100-5

Londra, Athenaeum Hotel, Mur Vegetal di Patrick Blanc, 2009, dopo circa due anni dal completamento. Si può notare la conformazione delle sacche per l’alloggio dei vegetali e la loro scansione spaziale. Confrontando questa foto con quella precedente è comprensibile come, col trascorrere del tempo, le colonie vegetali tendano ad invadere la superficie del feltro sintetico, naturalizzandolo © Valeria M. Rocco

Impermeabilizzazione e protezione dall’azione delle radici
Solitamente alla base di ogni parete a verde, è presente una grondaia che assolve il compito di raccogliere e incanalare il liquido in eccesso non trattenuto dal substrato o non assorbito dalle piante : a quel punto, tale liquido pregiato (poiché contenente sali e altre sostanze nutritizie), potrà essere riutilizzato o convogliato verso il normale sistema di smaltimento fognario.

Fig 100-6

Parigi, Musée du Quai Branly: Mur Vegetal di Patrick Blanc, dettaglio dell’attacco a terra. Alla base del muro è stato realizzato un pozzetto di raccolta, in modo da poter re-immettere in circolazione il liquido fertirrigante non utilizzato dall’apparato vegetale © Vanni Meneghetti

Fig 100-7

Madrid, Caixa Forum, Herzog & de Meuron, 2007: Mur Vegetal di Patrick Blanc. Il raccordo con la superficie orizzontale è, in questo caso, eseguito in modo diverso dal precedente: non è infatti presente alcun sistema di recupero dei liquidi in eccesso, ma alla base della parete è stato realizzato uno zoccolo contenente materiale inerte © Valeria M. Rocco

L’apparato del Mur Vegetal, composto da impianto vegetale, feltri in poliammide e sistema d’irrigazione, è collocato su un geotessuto in polipropilene, a sua volta adagiato su pannelli in PVC espanso dello spessore di 15 mm. Tale stratificazione tecnologica complessa è fissata meccanicamente allo strato polimerico retrostante; la funzione del geotessuto è quella di migliorare l’aderenza fra i due strati che lo inglobano, in modo da diminuire le criticità legate a eventuali cedimenti del feltro, i quali comporterebbero onerosi interventi manutentivi.

Fig 100-8

Parigi, Musée du Quai Branly: Mur Vegetal di Patrick Blanc, dettaglio raffigurante la successione stratigrafica © Eros Piovesan

Fig 100-9

Parigi, Musée du Quai Branly: Mur Vegetal di Patrick Blanc, sezione trasversale. In tale edificio la chiusura è vegetata sia sulla facciata esterna che su quella interna, mediante l’impiego della stessa successione tecnologico-stratigrafica © Eros Piovesan

Sottosistema di supporto
Il pacchetto sopra descritto è sorretto da un’intelaiatura metallica in acciaio inox che funge da sottosistema di supporto all’apparato vegetato, e forma un’intercapedine di retro-ventilazione. Vista la continuità superficiale creata dalla presenza del feltro e la possibilità di prevedere delle griglie alla base ed alla sommità della parete dove l’aria possa liberamente penetrare, il Mur Vegetal è assimilabile ad una facciata ventilata a giunti chiusi.

La continuativa presenza idrica nel substrato d’impianto richiede adeguati sistemi d’impermeabilizzazione, quindi, per accrescere la sicurezza della tenuta all’acqua, è consigliabile l’interposizione di una barriera impermeabile nello spazio retrostante al graticcio metallico.

Il sistema del Mur Vegetal, non prevedendo substrati organici, inerti o granulometrici, risulta abbastanza leggero, giungendo a pesare, allo stato di saturazione idrica e una volta che i vegetali abbiano raggiunto un completo sviluppo, circa 30 Kg/m2. Col trascorrere del tempo le piante tendono a prendere il sopravvento sugli strati inorganici della parete, colonizzando il sistema e giungendo ad una sorta di totale ibridazione fra natura e artificio, come in figura 5. Ciò è dovuto principalmente alla continuativa presenza di umidità, che porta l’intera superficie esterna verso un’evoluzione caratterizzata dalla colonizzazione da parte di muschi e microrganismi, o dalla prolificazione delle specie presenti in parete, fino al raggiungimento di uno stato di totale, o quasi, naturalizzazione superficiale del sistema.

Fig 100-10

Londra, Athenaeum Hotel, Mur Vegetal di Patrick Blanc, 2009. In seguito ad alcuni lavori di risanamento edilizio, fu chiesto a Blanc di intervenire sulle facciate esterne: l’installazione vegetale ha interessato la soluzione angolare dell’albergo e la pensilina d’ingresso, mediante l’utilizzo di 260 specie differenti © Valeria M. Rocco

Fig 100-11

Milano, Trussardi Café, carlorattiassociati, 2008. In seguito ai lavori di ristrutturazione dell’edificio, Blanc ha operato nella parte alta della volumetria in ampliamento

Il Mur Vegetal ha avuto risonanza a livello mondiale, e le opere di Blanc sono oggi richieste in ogni parte del mondo, sia alla piccola scala che a quelle maggiori. L’operato del francese è inoltre richiesto da architetti di fama internazionale e le sue installazioni, oltre ad aumentare nel numero e nella diffusione, accrescono anche dal punto di vista dimensionale: se fino a pochi anni fa i suoi muri vegetali si manifestavano come installazioni indoor o di piccolo taglio, da qualche anno a questa parte essi iniziano ad occupare intere facciate edilizie o addirittura quartieri…

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