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Come riconoscere le murature dal comportamento non monolitico? Le indagini

Murature dal comportamento non monolitico: le indagini possibili per prevenire dissesti in caso di terremoto

Crollo di muratura con paramenti non ben collegati (Foto Carlo Blasi)
Crollo di muratura con paramenti non ben collegati (Foto Carlo Blasi)
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Per prevenire dissesti nelle murature, in particolare in caso di terremoti, è fondamentale riconoscere il tipo di muratura che abbiamo di fronte e se tale muratura può avere un comportamento di tipo monolitico o di tipo non monolitico durante un evento sismico. Come possiamo fare?
Le murature non hanno sempre un comportamento di tipo monolitico in caso di terremoti, anzi talvolta non presentano il requisito minimo per considerarsi pareti. Non si tratta di un “minimo” in termini di resistenza o di livello di connessione, quanto del requisito essenziale che una parete si comporti come tale e non come un insieme incoerente di pietre o mattoni. Per inciso è utile ricordare che tali requisiti minimi solitamente scarseggiano nelle zone caratterizzate da tempi di ritorno piuttosto lunghi per terremoti di livello distruttivo, luoghi dove, quindi, la sensibilità nei confronti del rischio sismico è modesta.

Spesso negli edifici ritroviamo strutture murarie del tipo descritto, ad esempio può essere il caso di murature nelle quali il legante è di scarsa qualità, o murature a sacco, o ancora murature costituite da paramenti non ben collegati tra loro… Si tratta di elementi che fanno parte delle cosiddette vulnerabilità non quantificabili, ma che è assolutamente necessario indagare e conoscere per la sicurezza dell’edificio.
Con un minimo di esperienza, prove anche molto semplici possono fornire indicazioni qualitative fondamentali per segnalare il rischio di sviluppo di crolli rovinosi di questo tipo.

Sia i difetti di malta sia i difetti di tessitura denunciano una assenza di sensibilità verso il rischio del collasso sismico, percepito evidentemente come remoto. Le indagini dovrebbero pertanto mirare in primo luogo ad approfondire questi due aspetti.
Le malte possono essere caratterizzate in modo qualitativo: in questo caso è sufficiente un banale test con un chiodo per una valutazione di massima della consistenza. Ma possono essere indagate anche in modo quantitativo: sono ormai diffusi penetrometri e sclerometri specifici per giunti di malta.
La tessitura muraria dovrà essere valutata sia frontalmente che attraverso lo spessore, selezionando tra le varie tecniche disponibili quelle più adatte in funzione delle caratteristiche peculiari (murature faccia a vista o intonacate, superfici più o meno di pregio ecc.).

Le murature a sacco solitamente sono murature di grosso spessore, ma a fronte di un’elevata sezione resistente, che apparirebbe garanzia sufficiente per sostenere sollecitazioni anche notevoli, in caso di eventi sismici spesso non sono in grado di rimanere compatte già alle prime vibrazioni. La tessitura dei paramenti superficiali talvolta appare anche molto curata, ma deve essere sempre indagata con cura la reale consistenza del “sacco” interno, che può, invece, nascondere materiali del tutto inconsistenti, che possono indurre ulteriori spinte laterali sui paramenti.
Per effettuare valutazioni di questo tipo, è possibile procedere con endoscopie o carotaggi. Mentre indagini non invasive, come ad esempio quelle ultrasoniche o radar, possono dare indicazioni sulle variazioni nella qualità muraria, ma non sul suo valore assoluto.

Anche le murature costituite da paramenti murari non adeguatamente collegati sono a rischio di dissesto in caso di terremoti.
I muri, sia antichi che contemporanei, realizzati con due paramenti non sufficientemente collegati sono particolarmente esposti al rischio di delaminazione o comunque di comportamenti non adeguati, essendo caratterizzati da un minore momento di inerzia fuori dal piano.
Per accertare la presenza di questa vulnerabilità, si può procedere con endoscopie e indagini soniche per identificare l’eventuale presenza di vuoti o distacchi già in atto.

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