Copertura Arena di Verona: e se fosse stata una nuvola pneumatica? | Ingegneri.info

Copertura Arena di Verona: e se fosse stata una nuvola pneumatica?

Un team di progettisti ha svelato la loro proposta (scartata) al concorso di idee per progettare la copertura estraibile all'Arena di Verona. Eccola

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Tiene banco da giorni – dentro e fuori l’opinione pubblica di settore – la pubblicazione dei risultati del concorso di idee bandito per individuare progetti di copertura estraibile per l’Arena di Verona, uno dei patrimoni architettonici più importanti del Paese. Come è noto, a vincere il concorso è stata una Rti tedesca, formata dallo studio SBP schlaich bergermann partner di Stoccarda e da GMP Architekten di Berlino, che hanno adattato una soluzione tecnologia già sperimentata in casi simili. Da segnalare anche le proposte del secondo classificato, Vincenzo Latina, e del terzo gruppo, capeggiato da Roberto Gianfranco Maria Ventura.

Mentre si moltiplicano le analisi, si osserva che al momento si conoscono soltanto i tre progetti vincitori. E se “la commissione giudicatrice ha sottolineato l’elevata qualità dei progetti, segnalando l’originalità di altre proposte oltre a quelle vincitrici”, come ha dichiarato il comune di Verona, promotore del concorso sostenuto economicamente dall’azienda privata Calzedonia, alcuni partecipanti ‘svelano’ in anteprima le proposte scartate, che nelle intenzioni comunali verranno documentate in una mostra di tutti i progetti (di cui però non si conosce la data).

Tra queste, è certamente eclatante quella avanzata da un team di progettisti con capogruppo l’architetto palermitano Emmanuele Lo Giudice, insieme agli architetti Sebastiano Lo Giudice, di Siracusa, Barbara Renzi, Floriana Orlandino e Gisella Giudice, dello studio romano p.r.o.g. arch_design, all’archeologo prof. Amedeo Tullio, e gli ingegneri Alfredo Fiorilla e Riccardo di Paola.

Mentre la proposta tedesca e vincitrice, come è evidente, privilegia un impatto visivo “zero”, la proposta del gruppo palermitano ribalta il concetto e visualizza un’imponente “struttura pneumatica”, dal forte carico simbolico e allo stesso tempo funzionale all’idea della movimentazione della copertura. Di seguito, la presentazione integrale del progetto. A voi il giudizio.

Il progetto presentato al concorso si può definire come un’utopia realizzabile, nella quale prende vita una nuvola bianca che si pone a protezione dell’antico monumento romano proteggendolo dal sole, dalla pioggia, della neve e della grandine.
Questa nuvola, conquistata una nuova materia densa, si compone di grandi atomi uniti tra loro, in un tappeto di sfere che galleggiano nel cielo della città, posta sopra l’antico anfiteatro, conservando il suo carattere di scenografia e copertura mobile nel cielo, diventa un’inattesa formula architettonica.
La NUVOLA, nel suo desiderio più nascosto, vuole togliere peso alla città, scenografia artificiale della vita dell’uomo. Se prima la nuvola aveva come teatro il cielo, ora nel nostro progetto il suo teatro diventa l’Arena, che imbrigliandola alla sua struttura con dei cavi sottili che ricordano quelli usati per sorreggere l’antico velario romano, non la lascia scappare.

E’ una grande struttura aerostatica, progettata e verificata tecnologicamente e staticamente, che, riempita con gas Elio, rimane sospesa sfruttando la spinta del principio di Archimede, essendo l’elio più leggero dell’aria, realizzando in tal modo una grande NUVOLA CHE VOLA sopra l’antico monumento romano.
L’intento del progetto, come richiede il bando, si pone nei confronti dell’Arena, con voluta delicatezza e rispetto, verso il quale interviene con un impatto strutturale irrisorio. In particolare il suo carattere completamente reversibile, senza creare alcun contatto fisico con l’antico monumento, garantisce la completa autonomia dell’Arena rispetto all’intervento architettonico contemporaneo, realizzando un progetto architettonico che dialoga con il preesistente valorizzandolo.

La Nuvola altro non è che un tappeto volante composto da un insieme di palloni, “sfere-atomi” di differenti forme, che insieme ad altri palloni raccolti in delle reti formano una copertura fluida dal profilo organico. Essa è trattenuta perimetralmente da tiranti ancorati in parte sul terreno, in corrispondenza dell’allineamento del prospetto originario, oggi perduto, ed in parte sulle strutture stesse dell’Arena in corrispondenza dell’ultimo anello.
Il nostro progetto propone inoltre l’uso di argani orizzontali, soluzione progettuale e tecnologica legata alla tradizione storica romana che usava degli argani (orizzontali o verticali) per tendere il velario utilizzato per riparare la cavea dal sole.

La scelta di questa soluzione progettuale è funzionale alla movimentazione della Nuvola in caso di particolari condizioni metereologiche avverse. Infatti, il sistema verrà monitorato da una stazione meteorologica che, in casi eccezionali di maltempo, azionerà elettronicamente gli argani che avranno la funzione di cambiare la forma della Nuvola. Essa passerà dalla sua posizione aerea, ad una distanza di circa 10 m sopra il livello più alto del monumento, fino ad essere appoggiata, lungo tutto il suo perimetro, alla quota dell’ultimo anello dell’Arena, garantendone una aderenza e chiusura totale, in modo da impedire che pioggia e grandine possano infiltrarsi all’interno. Una struttura pneumatica, agganciata nell’intradosso della Nuvola, sarà gonfiata con aria calda in concomitanza di tale movimentazione e permetterà alla copertura di conservare una forma organica a cupola.

La NUVOLA non è solo una protezione leggera e non invasiva dell’Arena, ma è soprattutto un complemento attivo alla sua principale funzione, ovvero quella teatrale.
Potrà essere infatti illuminata dallo stesso impianto luci del palco espandendolo di fatto al di sopra degli spettatori, vi si potrà proiettare sopra immagini, video, animazioni aggiungendo un ulteriore luogo scenico al palco.
Un nuovo “fondale”, una scena orizzontale che integra la narrazione del palco a 360 gradi e coinvolge emotivamente lo spettatore.

Il nostro progetto crea un’occasione per dare vita ad un’architettura simbolica, scenografica e poetica, messaggi propri dell’Arena, luogo simbolo di emozioni, arte e cultura.

Capogruppo architetto palermitano Emmanuele Lo Giudice, insieme agli architetti Sebastiano Lo Giudice, di Siracusa, Barbara Renzi, Floriana Orlandino e Gisella Giudice, dello studio romano p.r.o.g. arch_design, all’archeologo prof. Amedeo Tullio, e gli ingegneri Alfredo Fiorilla e Riccardo di Paola.

Emmanuele Lo Giudice/architetto
Sebastiano Lo Giudice/architetto
Floriana Orlandino, Barbara Renzi, Gisella Giudice/p.r.o.g. arch_design studio di architettura
Amedeo Tullio/archeologo
Alfredo Fiorilla/ingegnere
Riccardo Di Paola/ingegnere

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