Costruire in legno oggi, oltre i limiti strutturali: intervista a Davide Giachino | Ingegneri.info

Costruire in legno oggi, oltre i limiti strutturali: intervista a Davide Giachino

In Italia l'edilizia in legno ha vissuto un cambio di paradigma importante. Ma in termini di formazione, siamo ancora (quasi) a zero. Ne parliamo con Davide Maria Giachino, autore di uno dei testi di riferimento sul legno strutturale e organizzatore del primo congresso nazionale sul tema

(fonte: XLAM.CO.NZ)
(fonte: XLAM.CO.NZ)
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Il 26 e 27 ottobre la Fiera di Rimini ospita il primo congresso nazionale dedicato all’edilizia in legno. Un evento atteso dagli operatori del settore, in qualche modo persino sorprendente rispetto al ritardo con cui si sta verificando. Un’iniziativa possibile grazie all’iniziativa di Gruppo Qualità legno, che ha organizzato l’evento, e che ha raccolto il patrocinio di Federlegno. Dedicato al tema ““Come prolungare l’aspettativa di vita delle costruzioni in legno”, il congresso può pregiarsi dell’intervento inaugurale dell’architetto Franco Laner, luminare del settore dell’edilizia in legno italiana.

Al di là dei temi del convegno, che descriviamo in questo articolo, a che punto siamo realmente con le costruzioni in legno in Italia? Lo abbiamo chiesto a Davide Giachino, autore di numerosi contributi sul tema, compreso il volume “Legno – Manuale per progettare in Italia” (Utet Scienze Tecniche), nonché uno degli organizzatori e relatori dell’evento.

Gli ultimi dieci anni hanno visto in Italia una rinnovata fiducia nel legno strutturale in architettura e ingegneria alla quale è seguita anche una fase di ‘riflusso’. Che cosa è successo? Quali sono stati gli eventi cruciali che hanno contribuito a rinnovare questo interesse e quali a causare una contrazione?

Dal 2008, anno di uscita delle Norme tecniche sulle Costruzioni  molto è cambiato, l’Italia è giunta al 4° posto nella classifica europea dei produttori di edifici prefabbricati in legno, un risultato impensabile prima di quella data. Eventi purtroppo nefasti come il terremoto dell’Abruzzo nel 2009 e poi dell’Emilia nel 2012 hanno contribuito a favorire l’impiego del legno, così come l’expo di Milano del 2015, dove padiglioni come quello della Francia o del Giappone hanno suscitato ampio interesse.

Non parlerei di una vera contrazione del mercato, tutto sommato secondo i dati forniti dal centro ricerche di Federlegno, al quale va un plauso per queste attività fondamentali di indagine, si registra un aumento di edifici in legno nel 2015 pari ad un 9,9 % rispetto al 2014, raggiungendo 704 milioni di euro, dato non affatto trascurabile se rapportato al resto del comparto edilizio italiano in notevole stagnazione. L’interesse dei consumatori resiste bene e al momento direi che non si può parlare di inversione della crescita ma semplicemente di fenomeni interni al mercato e al processo di rinnovamento/avvicendamento delle aziende del settore.

 

Qual è il ruolo dell’innovazione tecnologica in questo processo?

Ho avuto la fortuna per alcuni anni di insegnare nel Laboratorio di Innovazione Tecnologica al Politecnico di Torino e non posso che sostenere l’importanza e il ruolo fondamentale che questa deve avere per traghettare l’attuale industria del legno verso nuovi paradigmi. In questo decennio abbiamo assistito ad un mutamento radicale, dalla rigidità dei primi sistemi di prefabbricazione a pannelli finiti, alla quasi totale possibilità di espressione dei sistemi attuali, dagli edifici progettati totalmente in legno, a quelli con la sola struttura portante in legno e che si presentano con una “pelle” hightech che non fa trasparire l’anima lignea. Il cantiere che è passato da luogo di produzione a luogo di assemblaggio. Purtroppo si assiste ancora alla trasposizione di modelli strutturali tipici degli edifici in cemento armato a quella a setti in Cross Laminated Timber.  Stiamo assistendo alla nascita o importazione di nuovi sistemi costruttivi e brevetti, ma che necessitano di una sedimentazione per poterne testare la validità nel tempo, ricordiamo che per le NTC la struttura di un edificio di civile abitazione deve resistere almeno 50 anni.

Davide Maria Giachino, autore di "Legno - Manuale per progettare in Italia"

Davide Maria Giachino, autore di “Legno – Manuale per progettare in Italia”

Oggi l’ingegneria del legno strutturale si confronta con alcuni limiti evidenti che devono essere superati. Il suo intervento a Rimini, a tal proposito, verterà proprio sulla domanda: “Quali sono i materiali innovativi e le prestazioni proposte dall’industria del cemento armato, per la costruzione della fondazione e quali sono stati i passi avanti per porre un valido freno all’umidità di risalita verso le pareti portanti di legno?”. Può spiegare meglio di cosa parleremo?

L’industria del cemento ha fatto molti passi in avanti per consentire la produzione di calcestruzzi di migliore qualità e più “ecologici”, ma a riguardo del tema ad esempio dell’impermeabilizzazione, molto è ancora da sviluppare e da diffondere nella cultura dei progettisti.  La norma UNI 7699 – Prova sul calcestruzzo indurito – Determinazione dell’assorbimento di acqua alla pressione atmosferica, è un importante punto di riferimento, così come la nuova  UNI 11104:2016 Calcestruzzo – Specificazione, prestazione, produzione e conformità – Specificazioni complementari per l’applicazione della EN 206. Si tratta di progettare dei calcestruzzi che prima di tutto devono assolvere alle caratteristiche di durabilità previste dalle NTC e che in più devono offrire un’adeguata impermeabilità ad esempio ricorrendo all’aggiunta di microsilicati o di agenti cristallizanti. Altre soluzione per impedire la migrazione dell’umidità dalla fondazione alle strutture in legno derivano da aziende che nulla hanno a che fare con l’industria del legno o del cemento, ma che fondano le proprie radice nei variegato mondo dei sistemi di fissaggio. Si tratta per lo più di sistemi che assolvono a più funzioni contemporaneamente: facilitare la posa nella fase iniziale post tracciamento delle strutture, l’ancoraggio alle fondazioni,  l’integrazione di staffe e holdown nel sistema, costituire una barriera nei confronti della risalita per capillarità dell’acqua, etc. Anche queste interessanti e significative innovazioni presentano però alcuni limitazioni, soprattutto in situazioni di cantiere fuori standard per le quali è richiesta sempre un’attenta analisi sia strutturale che tecnologica da parte del progettista.

Che cosa sono le Norme DIN tedesche e in che modo un’esperienza simile potrebbe giovare al settore in Italia?

Ricordiamo che le norme DIN hanno carattere nazionale e sono emanate dall’Istituto Tedesco per la Standardizzazione e come per le norme UNI italiane hanno normalmente carattere non cogente, ma possono rappresentare un importante punto di riferimento per la trasmissione di buone prassi tecniche. Nel caso specifico nel congresso di Rimini si farà riferimento alla DIN 68800-2:2012-02 “Holzschutz – Teil 2: Vorbeugende bauliche Maßnahmen im Hochbauv ” “Durabilità del legno – parte 2: misure costruttive preventive negli edifici”. Questa norma riporta diversi nodi tecnologici relativi all’attacco “a terra” e mette in evidenza alcune soluzioni per affrontare il progetto della durabilità di una struttura in legno. Al momento non esiste un’omologa norma italiana, ma credo che grazie al contributo di un team di esperti come quello rappresentato dal GQL (Gruppo Qualità Legno) insieme all’ente di normazione italiano, alle associazioni di categoria come Federlegno, alle università, sia non solo pensabile ma auspicabile per lo sviluppo di best practice sui temi della durabilità nel tempo delle strutture in legno.

Davide Maria Giachino è membro del GQL

Davide Maria Giachino è membro del GQL

Nell’evento di Rimini si porrà fortemente l’accento sul tema della formazione alle costruzioni in legno, un’attività pressoché intentata in Italia – fatta eccezione per qualche esperienza sporadica. Quanto l’assenza di formazione sul tema influisce sulla diffusione di competenze – dal punto di vista dei progettisti ma anche della committenza? Quali esperienze potrebbero fornirci un modello?

La mancanza di formazione è oggi un problema gravissimo per il settore del legno, che si ripercuote negativamente a cascata su tutta la filiera. Dalla formazione scaturisce il sapere necessario per evitare di commettere errori, ovviamente la formazione non basta, serve anche l’addestramento, come si evince per analogia nel settore della sicurezza dei cantieri dove il legislatore nel D.Lgs 81/08 prescrive che i lavoratori non basta che siano informati, che siano formati, ma che siano anche addestrati. Quindi non basta spiegare agli studenti (futuri progettisti) come si deve progettare e ai professionisti come si dovrà svolgere la Direzione lavori, ma bisognerà arrivare a formare nuove figure professionali che opereranno nel cantiere in modo qualificato avendo ricevuto uno specifico addestramento ad esempio come “montatori di pannelli X-LAM”. Sempre per fare un’analogia con altri settori, in Francia per la realizzazione di un cappotto termico è necessario avere un patentino ed essere iscritti ad un albo, in accordo con le compagnie di assicurazioni che ne garantiscono la copertura in caso di problematiche.

Nella nostra personale esperienza anche di progettisti, ci siamo imbattuti in impresari che subappaltano le opere in legno ai carpentieri che realizzano i cementi armati, perché nella filiera edilizia tradizionale, sono le figure più “affini” al tema legno, ma che evidentemente nulla hanno a che fare con il montaggio di un sistema cross laminated timber o a telaio. Queste distorsioni devono essere combattute anche grazie alla formazione di nuove figure professionali alle quali gli imprenditori possono finalmente attingere.

Oltre ad essere membro del Gruppo Qualità Legno, lei è autore di “Legno – Manuale per progettare in Italia” (UTET s.t.). Quali sono i punti di forza di questo testo e a chi raccomanderebbe oggi?

I manuali della collana progettazione come anche i cosiddetti atlanti, sono strumenti che non hanno tempo, nonostante il fluire continuo delle norme e del pensiero progettuale, perché rappresentano un punto fisso di riferimento a carattere scientifico. Oggi come non mai il mondo è asfissiato dall’informazione e come non mi stanco mai di ripetere ai miei studenti al Politecnico “internet non è cattivo”, il problema non è reperire le fonti, ma saperle filtrare. La difficoltà maggiore è quella di costruire dei criteri di rilevanza, che mi garantiscano la bontà della fonte, come ad esempio la presenza di un editor, di un team di autori selezionati, come è sempre avvenuto nella manualistica seria; non a caso questo tipo di opere sono in crisi perché i costi editoriali sono inevitabilmente elevati, questo è il prezzo da pagare se si desidera affidarsi ad un informazione neutrale e scientifica.

Estratti da “Legno – Manuale per progettare in Italia”:

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