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Dopo Expo 2015, quale futuro per le strutture in acciaio?

Chiusi i battenti dell'Esposizione Universale milanese, fil rouge dei dismantling saranno sostenibilità e riciclo. Vediamo il destino del materiale protagonista delle strutture di Expo

Palazzo Italia, foto di Luigi Filetici
Palazzo Italia, foto di Luigi Filetici
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Dei sei lunghi mesi di Expo 2015, vissuti intensamente, adesso rimane il rumore dei cantieri nel quartiere fieristico che ha ospitato l’Esposizione Universale milanese. L’auspicio generale è che quell’area anche in futuro continui a ricoprire un ruolo di eccellenza. Delle numerose strutture di Expo rimarranno soltanto Palazzo Italia, Cascina Triulza, Passerella Expo – Fiera, Passerella Expo-Merlata, l’Open Air Theatre, l’Albero della Vita, e, forse, Padiglione Zero.

Ma vediamo il futuro del materiale che ha avuto un ruolo da protagonista durante Expo 2015: l’acciaio, presente nella totalità delle opere permanenti fuori terra. Il 70% di esse, infatti, è stato realizzato interamente in carpenteria metallica e nel restante 30% l’acciaio da carpenteria metallica è comunque in abbinamento al cemento armato e al legno. Il compito delicato quasi quanto quello della costruzione che adesso spetta alle maestranze e alle gru, che hanno ripreso possesso dell’area, è quello di smantellare tutte le opere temporanee, entro il 30 giugno 2016.

L’80% del costruito a vista delle opere temporanee  di Expo è stato realizzato in acciaio. La scelta non è stata certo casuale, ma frutto di ben ponderate considerazioni: consapevoli della necessità di recuperare il materiale e in alcuni casi gli stessi padiglioni a fine evento, si è deciso di utilizzare un materiale sostenibile, che rispondesse alla riciclabilità e alla necessità di temporaneità, di rapida dismissione e di reversibilità delle opere. L’acciaio è infatti un materiale che si presta in modo eccellente al montaggio, smontaggio e successivo riutilizzo delle strutture: un percorso per il quale Expo ha offerto il palcoscenico ideale.

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Padiglione del Brasile, foto di MOSAE Studio Lorenzo De Simone

Sostenibilità e riciclo: filo conduttore del dismantling

Il cronoprogramma del piano di smantellamento delle strutture di Expo presenta tempistiche molto serrate e vincolanti, in quanto il 30 giugno 2016 scade il diritto di superficie, dunque: 1 e 2 novembre riconfigurazione del sito, dal 3 al 17 novembre trasloco, demolizione delle strutture fuori terra dal 18 novembre al 31 marzo 2016, demolizione delle fondazioni rinterri e rimozione impianti dal 1° aprile al 30 maggio. Tutto deve essere svolto nel pieno rispetto dei tempi programmati.

La sostenibilità dei materiali e delle procedure nella fase di smantellamento gioca un ruolo rilevante. Tra i criteri da osservare vi è il divieto di utilizzare impianti mobili di frantumazione e recupero in sito e aggregati riciclati per riempimenti. La necessità di ridurre al minimo l’impatto ambientale, recuperando e riciclando i rifiuti, contenendo le emissioni di polveri, le vibrazioni e l’inquinamento acustico è un diktat sul quale è stato posto particolarmente l’accento.

La demolizione deve avvenire infatti secondo un criterio selettivo in grado di garantire la tracciabilità e il recupero della massima quantità possibile di rifiuti, rigorosamente suddivisi per tipologia. E’ perciò necessario procedere con lo smontaggio preventivo delle componenti riutilizzabili e di tutti i materiali estranei agli inerti. Le opere realizzate in acciaio sono in grado di rispettare tutte queste prescrizioni.

Il ruolo dell’acciaio nel dismantling        

Riciclabile al 100% e riutilizzabile, l’acciaio è un materiale sostanzialmente “pulito“, che grazie ad una costruzione realizzata con montaggio a secco ha un impatto ambientale minimo rispetto ad altri materiali da costruzione. La stessa sostenibilità si rivela anche nelle procedure di smantellamento e quindi riguarda l’intero ciclo di vita del materiale.  E’ questo uno dei motivi che hanno concorso alla scelta dell’acciaio nella maggior parte dei padiglioni realizzati dai Paesi stranieri partecipanti: su 52 Paesi il 69% ha realizzato le strutture del proprio padiglione completamente in acciaio, il 4% in strutture composte acciaio – cls, il 6% in acciaio e altri materiali, il 4% in calcestruzzo prefabbricato e il 17% in legno. Procedendo allo smantellamento delle strutture in acciaio, inoltre, anche la produzione e l’immissione di polveri in atmosfera viene praticamente azzerata.

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Expo Centre foto Daniele Mascolo ExpoSpa

Ricordiamo che l’acciaio è il materiale più riciclato nel mondo: vengono riciclate 14 tonnellate al secondo.  L’Italia è il 1° paese europeo per riciclo di rottame ferroso con una media di circa 20 milioni di tonnellate annue di materiale che viene rifuso nelle acciaierie nazionali. Dopo aver esaurito le proprie funzioni strutturali, il 100% dell’acciaio rottamato viene riciclato (senza perdere alcuna proprietà) e il 99% dei profili (sia piani che lunghi) viene recuperato in quanto facilmente separabile dagli altri materiali. L’acciaio dunque contribuisce direttamente alla conservazione delle risorse naturali.

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Tende, Expo foto Daniele Mascolo

La second life delle opere in acciaio

Sul futuro dei padiglioni dismessi si aprono scenari molto vari. Alcuni Paesi, già in fase di progetto, hanno individuato con precisione l’uso futuro del padiglione, prevedendone il rimpatrio. Altri invece hanno preferito donare il proprio a Paesi in difficoltà, con un uso diverso da quello originale. Altre strutture, per le quali non è stata prevista una destinazione particolare, verranno smantellate e l’acciaio verrà interamente recuperato e riutilizzato con finalità diverse. Qualche esempio concreto:

  • Il padiglione degli Emirati Arabi, una volta smontato, verrà rimontato e riutilizzato in occasione della prossima edizione di Expo 2020, a Dubai.
  • Diverso il destino per New Holland: il padiglione sarà infatti ricostruito come showroom altamente innovativo, focalizzato intorno ai principi di riciclo e sostenibilità.
  • L’Ungheria riutilizzerà il 90% dell’edificio, che andrà ad ospitare il Centro Nazionale della Salute e dell’Informazione.
  • L‘Uruguay non ha previsto che il padiglione potesse essere rimontato in patria. Il manufatto resta contrattualmente di proprietà dell’impresa costruttrice. In particolare la struttura metallica sarà ritirata dal costruttore metallico.
  • Particolare, infine, il reimpiego previsto per la Svizzera: le torri saranno infatti recuperate e riutilizzate nelle città svizzere come serre urbane.
  • La maggior parte del materiale della Santa Sede, una volta dismesso il padiglione, verrà recuperato e verranno riciclati materiali e componenti, esattamente come per tutti i padiglioni per i quali non è prevista una nuova destinazione d’uso.

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