Edifici alti e grattacieli: arriva l'e-book sugli aspetti strutturali | Ingegneri.info

Edifici alti e grattacieli: arriva l’e-book sugli aspetti strutturali

Abbiamo intervistato Fabrizio Aimar, autore di "Edifici alti e grattacieli - Aspetti strutturali". Un agile e-book che colma una lacuna importante nel panorama italiano di opere sull'edilizia 'in grande elevazione', dal Burj Khalifa in giù

Cantiere della Shanghai Tower (Foto: http://du.gensler.com/)
Cantiere della Shanghai Tower (Foto: http://du.gensler.com/)
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L’annuncio di nuovi grattacieli o edifici alti in costruzione è spesso carico di significati simbolici, sociali e persino politici che vanno ben oltre gli aspetti prettamente tecnici. Basti pensare a quanto accaduto negli ultimi anni in una città come Milano, il cui skyline è stato sensibilmente modificato dalla costruzione delle Torri dell’Unicredit, del Bosco Verticale (eletto grattacielo più bello del 2014), delle torri Solaria ed Aria. E se è vero che la città ha conosciuto una vasta serie di interventi che svettano, sul panorama nazionale, in termini di rigenerazione urbana, è anche vero che questi grattacieli sono ormai identificati come il simbolo più iconico di questo ampio processo. In un contesto come quello italiano dove, va detto, le torri e i grattacieli non sono una tipologia edilizia certo all’ordine del giorno, non almeno come i Paesi in rapido sviluppo economico dell’estrema Asia o del Medio Oriente, dove quasi ‘si compete’, a suon di dimostrazioni di potenza, per superare il primato attualmente detenuto dal Burj Khalifa di Dubai (persino nella stessa Dubai, dove Santiago Calatrava conta di realizzare un maxi progetto destinato a superare lo stesso Burj Khalifa).

A fronte di un’edilizia globale dei grandi numeri in cui gli edifici alti occupano un ruolo sempre più determinante, la bibliografia tecnica italiana rivela alcune lacune, forse anche a causa dei tempi rapidi dell’innovazione tecnologica alla base della costruzione di questi ‘giganti’ dell’architettura mondiale. A colmare un vuoto è l’e-book “Edifici alti e grattacieli – Aspetti strutturali“, una pubblicazione che per la prima volta analizza le conquiste tecniche alle spalle dei grattacieli più alti del mondo, dal Burj Khalifa in giù, spiegate in forma semplice ma correttamente analitica. Autore della pubblicazione è Fabrizio Aimar, una tra le nuove voci più attive nel panorama del giornalismo di architettura e costruzioni, che abbiamo intervistato.

Nota Bene: Sono disponibili i tre e-book della serie “Edifici alti e grattacieli” a uno speciale prezzo scontato. Clicca qui per scoprire l’offerta.

Perché scrivere nel 2016 di edifici alti e grattacieli? 

Penso sia un atto dovuto, per via dei sogni e delle aspirazioni che ognuno di essi incarna. Una sfida verso l’alto, un desiderio di verticalità come simbolo della società contemporanea, che è arrivato a noi nei secoli attraverso l’architettura religiosa e difensiva prima, commerciale e residenziale poi. Oggi, il grattacielo si presenta come uno status symbol, un monumento urbano in grado di accendere su di sé le luci della ribalta, con lodi e feroci critiche connesse. Basti pensare ai terribili attentati dell’11 settembre 2001 a New York, in cui vennero colpite proprio le Torri Gemelle, grattacieli ritenuti simboli per eccellenza del Paese statunitense, così come la conseguente ricostruzione. Negli USA, la disposizione della guglia di sommità del One World Trade Center fu addirittura oggetto di una diretta televisiva, a testimonianza dell’alto valore simbolico che questa costruzione gode nell’opinione pubblica. Dunque, simboli del potere, che diventano anche elementi sociali e identitari del Paese che li possiede.

Fatte salve le opere globali di taglio storico-accademico, non mi risulta che in Italia ci siano pubblicazioni dedicate ai grattacieli in via esclusiva, e con un tale approccio tecnico. E’ stato complesso reperire le informazioni?

Sul web si rincorrono una moltitudine di informazioni, ma troppo spesso generiche, frammentarie e anche contraddittorie tra di loro. Dunque, è importante esercitare un filtro che ti permetta di interpretare correttamente i contenuti, anche grazie a continue verifiche delle fonti, facendo riferimento solo a quelle autorevoli e in grado di argomentare le scelte in modo esaustivo. Un lavoro lento, quindi, di dettaglio, che si arricchisce di continui particolari nel corso della stesura del testo stesso. Complesso come la natura eccezionale di queste opere: basti pensare che, secondo il massimo organismo mondiale che analizza i grattacieli, il CTBUH, al mondo si ergono solo 104 edifici con un’altezza superiore a 300 m. Ciò fa immediatamente capire come questa non convenzionalità del costruito vada analizzata e riportata ai lettori nella sua complessità, ma resa anche di facile lettura e comprensione.

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La copertina dell’e-book “Edifici alti e grattacieli” di Fabrizio Aimar (compralo qui)

Per un progettista, architetto o ingegnere, di formazione italiana, il grattacielo è spesso visto come una tipologia edilizia distante anni luce dalla quotidianità della professione. Poi però si scopre che i grandi studi mondiali sono pieni di ingegneri e architetti ‘migranti’. Qual è stata la tua valutazione sul tema analizzando i casi per il libro?

In Italia l’attenzione sui grattacieli è molto alta, nonostante le realizzazioni degli stessi siano esigue, in termini numerici assoluti. L’Italia, come da statistiche, si colloca al 34° posto nella classifica mondiale relativa alla presenza di edifici con altezza superiore ai 150 m complessivi. Ma c’è grande curiosità in merito. Lo testimonia l’ampia copertura mediatica scatenatasi attorno ad ogni singolo progetto italiano proprio in questi ultimi anni, come per i casi torinesi e gli omologhi milanesi. Progetti tutti legati a studi di architettura importanti, come RPBW e Massimiliano Fuksas a Torino, Zaha Hadid Architects, Arata Isozaki e Daniel Libeskind nell’area City Life a Milano. E proprio un grattacielo italiano fu il vincitore di diversi premi internazionali per la qualità estetica e innovativa del progetto a livello mondiale: il Bosco Verticale di Stefano Boeri Architetti. Inoltre, l’Italia vanta anche l’unica sede distacca a livello mondiale dell’ufficio Ricerche del CTBUH, sita presso lo IUAV di Venezia. Dunque, vi è tanta vivacità che trova applicazione sia nei campi teorici che pratici.

One World Trade Center (Foto di Michael Mahesh, Port Authority of New York and New Jersey)

One World Trade Center (Foto di Michael Mahesh, Port Authority of New York and New Jersey)

La progettazione di un grattacielo richiede competenze specifiche e più legate all’innovazione?

Senza dubbio. Basti pensare che, in ogni grattacielo vengono studiate soluzioni ad hoc, appositamente ponderate per quella specifica costruzione. Si pensi al mix design del calcestruzzo del One World Trade Center a New York, o ai pannelli del curtain wall di facciata del Burj Khalifa e della Shanghai Tower. Ciascun Edificio Alto narra una propria storia, che viene influenzata dalla caratteristiche fisiche della propria forma specifica e da quelle naturali dettate dal contesto. Lavorare a tali strutture è prestigioso, e ogni operatore mette in campo le proprie abilità per una perfomance al di fuori dell’ordinario, con effetti indiretti che ricadono poi anche sulla progettazione ordinaria di altri edifici. Una su tutte, il Building Information Modelling (BIM) legato alla Shanghai Tower: il suo impiego permise di ottimizzare i costi di costruzione della torre (pari a circa 16 milioni di dollari), ma anche di aprire alla vasta diffusione dello stesso in Cina come importante tool di progetto.

È appena uscito il primo dei due volumi dedicati agli aspetti strutturali. Ma il tuo contributo prevede due pubblicazioni distinte. Perché?

I due volumi intendono esplorare 2 aspetti significativi dei grattacieli: le loro strutture e le loro facciate. Le strutture sono analizzate partendo dalle fondazioni e da una descrizione pedologica dei suoli alla base, passando a quelle in elevazione e di piano. Si sono presi in esame 4 casi studio noti a livello mondiale per portare alla luce aspetti significativi legati alle scelte tecnologiche adottate da team internazionali di ingegneri di comprovata eccellenza, come Dennis Poon di Thorton Tomasetti. Dunque, riflettori accesi sul Burj Khalifa, a Dubai, la Shanghai Tower, in Cina, il One World Trade Center a New York, U.S.A., e il Lotte World Tower a Seoul, Korea. Circa le facciate, anche su di esse c’è molto da riferire, preziosa “pelle” di questi edifici. Sottoposte a condizioni estreme quali tifoni, sismi, irraggiamento solare in climi desertici, cicli di gelo-disgelo ecc., devono garantire la vita dell’uomo negli ambienti interni, combinando efficienza e estetica. Un compito difficile, dove la sperimentazione gioca un ruolo primario e significativo. L’analisi di dettaglio rimanda ad altrettanti casi studio come nel primo volume, identici ai precedenti tre indicati a cui si aggiunge il Ping An Finance Center, in Cina, quest’ultimo prossimo a divenire il 4° grattacielo al mondo per altezza.

Lotte World Tower, in costruzione a Seoul (foto: Lotte World Tower & Mall)

Lotte World Tower, in costruzione a Seoul (foto: Lotte World Tower & Mall)

Infine, dei casi presentati nei volumi, puoi sceglierne uno che ti ha colpito particolarmente e spiegarci sinteticamente perché?

E’ difficile scegliere uno in particolare tra essi, perché tutti propongono risposte brillanti a domande straordinariamente complesse. Dovessi indicarne uno, probabilmente direi il Burj Khalifa, l’edificio più alto al mondo con i suoi 828 m. Vi dico questo dato: il megatall mediorientale raggiunse questa mirabolante altezza grazie all’aiuto di una cospicua “vanity height” pari al 29% di quella complessiva, ben 244 m non occupabili che ne determinano il profilo longitudinale. La “vanity height” è la distanza altimetrica che intercorre tra il piano occupabile più alto di un grattacielo e la sua sommità architettonica, spazio vuoto utile solo a fini estetici e dell’altezza totale. Ebbene, qualora questa parte venisse eliminata, l’edificio scenderebbe ad una altezza di 584 m. La guglia stessa potrebbe costituire da sola un grattacielo, che, se collocato in Italia, potrebbe attestarsi quale il più alto del Paese, battendo anche i 217,7 m della Unicredit Tower di Milano.

Fabrizio Aimar, autore di "Edifici Alti e Grattacieli - Aspetti Strutturali"

Fabrizio Aimar, autore di “Edifici Alti e Grattacieli – Aspetti Strutturali”

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