Edilizia in balle di paglia: tecnologia e casi pratici | Ingegneri.info

Edilizia in balle di paglia: tecnologia e casi pratici

Gli edifici in balle di paglia presentano una elevata resistenza termica e concorrono all'ottenimento del confort termico. Vediamo un caso pratico

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La paglia utilizzata in balle mature per la realizzazione di edifici ha una conducibilità pari a 0,09 W/mK (con il termine “mature si intende che la materia organica che le compone deve avere perduto parte del proprio contenuto di acqua). L’assenza di discontinuità termiche, come ad esempio i giunti di malta nelle murature, permette, in generale, di utilizzare i dati di conducibilità del materiale senza coefficienti peggiorativi. Il tempo necessario al calore per attraversare un muro realizzato con balle di paglia (ritardo termico) è compreso tra le 12 e le 15 ore, che rappresenta un dato interessante anche per il comportamento estivo di un muro realizzato con questa tecnica.


Edifici in balle di paglia: struttura autoportante o con telaio in legno?

Le balle di paglia hanno una buona capacità portante ma che può essere difficile realizzare muri con corsi solidi e ben livellati. Nella maggior parte dei casi, è più facile operare utilizzando una struttura puntiforme in legno che servirà per sostenere gli eventuali solai e la copertura.

Esistono esempi di edifici in balle di paglia, a uno o due piani, realizzati senza struttura portante in legno. Tuttavia, è decisamente più semplice (e più vicino al modo di costruire tradizionale) utilizzare una struttura portante puntiforme a telaio e impiegare le balle di paglia come elementi collaboranti e di tamponamento, specialmente in presenza di solai interpiano. L’uso di una struttura portante in legno permette anche di arrivare rapidamente alla costruzione della copertura, proteggendo la paglia dalle intemperie. Questa soluzione facilita molto le operazioni di cantiere, specialmente nel caso in cui molto lavoro sia di tipo discontinuo come nel caso di cantieri con parziale o totale autocostruzione delle opere.

Le balle di paglia possono essere lavorate in maniera relativamente semplice ma è assolutamente necessario realizzare un progetto che si basi sulla dimensione del modulo della balla per ridurre al minimo le lavorazioni ed evitare di operare tagli inutili che rischino di procurare lo sfaldamento della balla, oltre a risultare particolarmente onerosi in termini di tempo.

Ogni taglio di una balla intacca la struttura di contenimento della paglia; prima del taglio è quindi necessario realizzare delle nuove legature (nuova struttura di contenimento) in sostituzione di quella che si andrà a eliminare per impedire lo sfaldamento del materiale a taglio avvenuto. Le legature potranno essere realizzate con una sorta di grosso “ago” (con dimensioni intorno ai 70-75 cm) e un filo in metallo o polipropilene.

Prima di realizzare il taglio, è anche necessario verificare il tipo di legatura della paglia. In caso di legatura metallica, la lama della sega rischia infatti di rovinarsi o, molto peggio, di rompersi con effetti molto pericolosi per l’operatore.

Nelle strutture in paglia con telaio portante in legno normalmente le balle non vengono tagliate e le discontinuità vengono riempite con paglia sfusa compressa.

Legatura delle balle di paglia alla struttura verticale mediante filo metallico

Gli edifici a struttura portante in legno sono generalmente più semplici da realizzare, in quanto le deformazioni e la risposta ai carichi è assorbita dalla struttura del telaio, ma più costosi in quanto il costo della struttura in legno è significativo. I blocchi di paglia devono essere solidamente fissati agli elementi lignei e tra di loro con collegamenti meccanici per rendere la struttura monolitica e poco deformabile.



Residenza e ufficio in balle di paglia

Il progetto di Sarah Wigglesworth, realizzato a Londra in Stock Orchard Street n. 9 nel 2000, rappresenta uno dei pochi esempi europei di edificio, realizzato con materiali alternativi, in cui il risultato formale non si discosta molto dall’immagine di un edificio terziario convenzionale.

In questo edificio, l’uso di materiali innovativi “gioca” molto sul concetto di trasferimento tecnologico da altri settori produttivi, ovvero sulla capacità di manipolare materiali o oggetti che già esistono, ma con usi diversi e specifici. Da una parte vi è un utilizzo legato alle prestazioni tecniche richieste all’edificio, che si trova a ridosso della ferrovia e deve quindi avere un buon comportamento acustico: i cassoni con la pietra permettono infatti di assorbire bene le vibrazioni. D’altra parte questo metodo, inizialmente di tipo funzionalistico, diventa una sorta di espressione linguistica e un modo di auto promozione dei progettisti, che utilizzano l’edificio come manifesto del proprio approccio al progetto.

Molti giovani studenti, clienti e progettisti vanno a visitare questo edificio perché risulta provocatorio; non solo usa le balle di paglia come soluzione costruttiva, ma decide anche di mostrarle, utilizzando sistemi di finitura superficiale trasparenti che mostrano la paglia promuovendo il materiale ma, ancora di più, la professionalità degli architetti-utenti che lo hanno realizzato.

Ufficio di Sarah Wigglesworth a Londra in balle di paglia

L’autore


Alessandro Rogora e Davide Lo Bartolo

Alessandro Rogora

Architetto e professore associato in Tecnologia dell’Architettura presso il Dipartimento Best del Politecnico di Milano, insegna alla Scuola di Architettura e Società. Da oltre vent’anni si occupa di temi relativi alla sostenibilità in architettura e all’uso di materiali innovativi. Rogora è autore di libri e saggi su questi argomenti e redattore della rivista “Il Progetto Sostenibile”.

Davide Lo Bartolo

Architetto e consulente energetico, si occupa professionalmente da anni del tema dell’uso di materiali di rifiuto e non convenzionali in ambito edilizio. È cultore della materia nel Laboratorio di Costruzione alla facoltà di Architettura presso il Politecnico di Milano, corso di laurea in Architettura Ambientale.

Riferimenti Editoriali


Costruire alternativo

Frutto di un’esperienza quasi trentennale nell’ambito della ricerca sui cosiddetti ‘materiali alternativi’, un volume dall’approccio inedito, che definisce il problema dell’uso di tecniche e materiali non convenzionali in edilizia e contiene un breve inquadramento storico del problema anche attraverso esempi, immagini e brevi note esplicative di questi interventi.

Autore:   •   Editore: Wolters Kluwer Italia   •   Anno:

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