Edilizia residenziale pubblica, il 40% è in Zona sismica 1: intervista all’ing. Andrea Barocci | Ingegneri.info

Edilizia residenziale pubblica, il 40% è in Zona sismica 1: intervista all’ing. Andrea Barocci

Abbiamo intervistato l’ing. Andrea Barocci, consigliere di Ingegneria Sismica Italiana (Isi). Un dialogo ampio, dal sisma bonus all’attesa revisione delle Ntc

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In occasione della Conferenza Stampa tenutasi lo scorso 25 luglio 2017 presso la Camera dei Deputati alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, il Presidente di Federcasa Luca Talluri ha presentato i risultati dello studio inerente il rischio sismico degli edifici gestiti dagli enti associati a Federcasa (scarica qui la sintesi del rapporto Federcasa – Isi).

A questo proposito abbiamo contattato l’ingegnere Andrea Barocci, intervenuto alla conferenza stampa, in qualità di Consigliere di Ingegneria Sismica Italiana (ISI) nonché coordinatore della sezione “Norme, Certificazioni, Controlli in cantiere” con cui si è discusso delle risultanze presentate nella conferenza, alla luce dell’introduzione del Sismabonus e con la pubblicazione, forse alle porte, dell’aggiornamento delle Norme Tecniche delle Costruzioni (NTC). La collaborazione di ISI con Federcasa è iniziata nel 2013: l’obbiettivo cardine corrisponde al miglioramento della sicurezza degli occupanti degli alloggi gestiti dagli Enti associati a Federcasa stessa.
“Lo studio, condotto da Federcasa di concerto con ISI Ingegneria Sismica Italiana, ha permesso di raccogliere informazioni su un campione di 190.357 alloggi, per un totale di 20.448 edifici, che rappresentano circa il 30% del totale gestito nelle zone sismiche di riferimento (1, 2 e 3). Sono state analizzate importanti informazioni, che influenzano fortemente la vulnerabilità sismica degli edifici considerati, ovvero le caratteristiche strutturali, geometriche e costruttive, la loro esposizione, nonché la pericolosità del sito di costruzione. Informazioni, queste, che hanno consentito di elaborare una provvisionale stima del rischio sismico dell’intero patrimonio, nonché del costo di miglioramento/adeguamento sismico.
L’analisi della vulnerabilità sismica condotta sul patrimonio ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) è stata poi integrata con uno strumento tecnico/operativo – Abaco degli interventi strutturali – che individua una trentina di tecnologie di intervento innovative per l’adeguamento e il miglioramento sismico degli edifici esistenti e per ciascuna di esse pone in evidenza le metodologie di calcolo, le voci di capitolato d’appalto, i controlli di qualità e in cantiere e la valutazione costi/benefici”.

Figura 1 - Distribuzione territoriale del campione rilevato (Fonte Federcasa)

Figura 1 – Distribuzione territoriale del campione rilevato (Fonte Federcasa)

Dal rapporto risulta che il 40 % dell’edilizia residenziale pubblica è sita in zona sismica 1, di cui il 52% in muratura ante 1980: il Sismabonus dovrebbe essere uno strumento incentivante al consolidamento, ma realisticamente una riparazione di un edificio esistente su quali basi può essere imperniato? Ovviamente tali considerazioni dovrebbero estendersi anche al costruito privato.
“Da parte mia ritengo che il Sismabonus debba essere visto prima di tutto come uno strumento incentivante la consapevolezza, non a caso infatti è possibile portare in detrazione anche le spese per la verifica e classificazione sismica dell’edificio.
Come tecnici conosciamo bene le difficoltà che ci sono nell’operare sull’esistente e, in primis, nel trovare un livello di sicurezza della costruzione che sia veritiero, che rappresenti quello che succederà se quella costruzione sarà effettivamente investita da un sisma. Queste pratiche esistono dal 2003, dall’emanazione dell’Ordinanza 3274; è da allora che i professionisti le svolgono sia su edifici pubblici che privati.
Con il Sismabonus e la conseguente classificazione sismica la committenza privata viene “investita” dalla responsabilità della conoscenza dello stato di salute del proprio edificio; gli viene consegnato un documento chiaro, poi messo agli atti, che non potrà più generare la frase “ah ma io non sapevo” oppure “la casa è sempre stata lì, non ha problemi”. E questo sia nel caso in cui faccia i lavori, sia che decida di non fare nulla.

Partendo da quanto sopra, che ritengo la base, tutto quanto segue non può che essere un miglioramento nei confronti dell’immenso debito che abbiamo accumulato in questi anni verso il rischio sismico. La detrazione fiscale deve essere vista come l’ulteriore incentivo per mettere in sicurezza il proprio edificio, una volta che il committente sia diventato consapevole delle carenze e dei conseguenti rischi.
Dal punto di vista operativo, come da domanda iniziale, ci sono inevitabilmente alcuni limiti che possono tradursi in ritrosia agli interventi.
Il primo aspetto è una corretta valutazione di sicurezza, che presuppone un’ottima conoscenza della costruzione; ovviamente per edifici con più di 40/50 anni d’età può risultare complicato il reperimento dei progetti originali, quindi è necessario sopperire con idonee prove in opera. Queste ultime, a loro volta, saranno tanto più invasive quanto meno materiale documentale si ha a disposizione.
Già in questa fase noi tecnici dobbiamo essere chiari nei confronti del committente: fare poche prove significa raggiungere un basso livello di conoscenza e, di conseguenza, un più alto coefficiente di sicurezza che si ripercuoterà sulla futura spesa per gli interventi. Tradotto: se vuoi fare poche prove perché credi che siano un disagio, quello che risparmi dovrai spenderlo in seguito, moltiplicato per dieci. E ancora, la classificazione sismica sarà “falsata” verso il basso da un livello di conoscenza basso, e questo potrebbe costituire un danno economico in caso di compravendita. Questi aspetti devono diventare patrimonio comune per il cittadino, per evitare che si crei il cosiddetto effetto Groupon già esistente per altri tipi di certificazione.
Il secondo aspetto sono poi gli interventi; generalmente operare su una costruzione per migliorarne la risposta strutturale implica invasività e disagi per gli occupanti. Tralascerò qui la domanda squisitamente provocatoria meglio avere qualche disagio oggi o essere senza una casa domani?
Partendo dal presupposto che le nuove soluzioni tecnologiche, oggi, ci permettono di raggiungere praticamente qualsiasi risultato, il discriminante rimane solo – per così dire…- i costi e l’invasività del cantiere.

Dal punto di vista economico, tutto questo come si traduce?
“Lo Stato consente di portare in detrazione una certa percentuale (dal 50% all’85%) su una cifra massima di 96.000 €, per ogni intervento (pratica edilizia terminata) e per ogni unità immobiliare (senza particolari restrizioni: ad esempio attività produttive, uffici, seconde case).
Per singole unità immobiliari, quali ad esempio casa di campagna, albergo e stabilimento produttivo, è evidente come tale cifra possa rivelarsi non sufficiente per effettuare gli interventi minimi tali da garantire un passaggio alla classe più favorevole. Ovviamente nessuno ci impedisce di spendere di più, ma il fatto che lo sgravio abbia comunque un tetto massimo rende in automatico quest’ultimo come “soglia invalicabile” per la committenza. Non solo; qualche tipologia di committenza potrebbe essere incapiente e, non avendo tasse da pagare, non avrebbe neppure la convenienza nel fare gli interventi.
Diventa invece molto più interessante il parametro economico se le unità sono molteplici, in quanto il tetto massimo sui cui calcolare lo sgravio viene moltiplicato per il numero di queste. Per intenderci, un piccolo condominio composto da 10 appartamenti si trova a poter usufruire di un piccolo tesoretto, sotto forma di detrazione, in quanto il tetto massimo è di 960.000 €. Senza considerare l’ulteriore agevolazione, per i condomini, in quanto scompare il problema dell’incapienza fiscale perchè è possibile attuare la cessione del credito.
Occorre poi anche valutare il caso in cui il nostro edificio sia un malato terminale, sul quale potrebbe non avere senso attuare dell’accanimento terapeutico. Nei casi in cui è consigliabile la demolizione e ricostruzione l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che è possibile usufruire della detrazione normale per la ristrutturazione.
Ad ogni modo, effettuare un intervento per migliorare il comportamento strutturale di un edificio implica molte volte lavorazioni invasive, che difficilmente permettono in contemporanea di continuare a fruire della propria abitazione. Questo implica prima di tutto disagi, perchè trasferire la propria vita per qualche giorno (o settimana, o mese) altrove non è mai facile; poi questi disagi si trasformano in una cifra, quantificabile ma difficilmente recuperabile perchè non è ancora stato chiarito se questi costi possano essere intesi come collegati all’intervento strutturale oppure no.
Resta il fatto che lo Stato ha messo in campo la più grande disponibilità economica nei confronti del rischio sismico mai attuata per i privati; di sicuro ci sono aspetti da migliorare e da far funzionare meglio, ma la macchina è partita e trovo difficile che si fermi proprio ora”.

Forse a breve, il professionista dovrà confrontarsi con la versione aggiornata delle NTC: in merito alle costruzioni esistenti, oggetto dell’incontro dello scorso 25 luglio, quali saranno i cambiamenti che dovranno attendersi?
“Le nuove NTC, ammesso che vengano pubblicate nella versione ritenuta “finale”, cioè quella inviata a Bruxelles, offrono a mio avviso alcune chiavi di lettura interessanti per quanto riguarda gli edifici esistenti. Le modifiche principali possono essere così riassunte:
– Si conferma che le verifiche sugli edifici esistenti vanno generalmente effettuate per i soli SLU, ma per edifici di classe IV sono richieste anche le verifiche agli SLE – potranno essere adottati livelli prestazionali ridotti.
– Viene precisato che nelle verifiche sismiche il livello di sicurezza della costruzione è quantificato attraverso il rapporto ζE tra l’azione sismica massima sopportabile dalla struttura e l’azione sismica massima che si utilizzerebbe nel progetto di una nuova costruzione; l’entità delle altre azioni contemporaneamente presenti è la stessa assunta per le nuove costruzioni.
– Per il miglioramento si è precisato che per la combinazione sismica delle azioni, il valore di ζE può essere minore dell’unità precisando però che a meno di specifiche situazioni relative ai beni culturali, per le costruzioni di classe III e IV il valore di ζE, a seguito degli interventi di miglioramento, deve essere comunque non minore di 0,4.
– Per i casi di adeguamento con variazioni di classe e/o di destinazione d’uso che comportino incrementi dei carichi globali verticali in fondazione, nella combinazione SLU, superiori al 10%, è stata introdotta la possibilità di assumere il coefficiente ζE =0,80 anziché ζE =1, cioè di conseguire un livello di sicurezza pari all’80% rispetto a quello delle nuove costruzioni.
In sostanza sebbene le formule possano essere considerate pressoché le stesse, vi è un nuovo approccio nell’osservare gli edifici esistenti, ammettendo che in certi casi le NTC, tarate sulle nuove costruzioni, possano essere troppo stringenti per essi. Non si tratta di scegliere una sicurezza minore, ma di accettare una consapevolezza legata all’eterogeneità del vastissimo patrimonio edilizio e infrastrutturale che caratterizza l’Italia”.

Ci sarà bisogno come per le precedenti dell’uscita della relativa circolare esplicativa?
“Per quanto riguarda la Circolare esplicativa, credo sarà necessaria proprio per capitoli come l’8; il tecnico deve infatti studiare con perizia le mille aleatorietà degli edifici esistenti e scegliere quell’unico valore da inserire nelle formule di verifica (p. es. caratterizzazione meccanica dei materiali). Ben venga quindi che la Circolare indichi un percorso da seguire, ma credo che in tal senso occorra fare maggiore chiarezza sul valore legale del documento stesso – è cogente? In parte? – e sulla possibilità di utilizzo di altri documenti, ancorché con approcci differenti. Alla fine la responsabilità è comunque di chi firma, sarebbe quindi auspicabile che, almeno dove le situazioni sono poco chiare anche per il normatore, il professionista possa scegliere la strada che lo fa stare maggiormente tranquillo”.

L’arrivederci è a Sismaexpo a Ferrara in cui verranno trattati e approfonditi i temi trattati nell’intervista.

Leggi anche: Casamicciola: l’accelerazione sismica che l’ha colpita lo scorso 21 agosto 2017

Soggetto intervistato

Ing. Andrea Barocci

Ing. Andrea Barocci

Libero professionista, titolare dello studio “Ingegneria delle Strutture. Analisi, Progettazioni, Consulenze“, in cui si occupa di strutture e rischio sismico.
Consigliere dell’Associazione INGEGNERIA SISMICA ITALIANA e coordinatore della sezione “Norme, Certificazioni, Controlli in Cantiere“.
Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Rimini.
Project Manager della manifestazione SISMOexpo.
Membro dell’OT UNI Ente Nazionale Italiano di Unificazione UNI/CT 021 Ingegneria Strutturale.
Membro del Comitato regionale per la riduzione del rischio sismico (CReRRS) Regione Emilia-Romagna.
Membro della Struttura Operativa I.P.E. (Associazione Nazionale Ingegneri per la Prevenzione e le Emergenze) presso l’Ordine degli Ingegneri di Rimini e abilitazione di Protezione Civile per il rilievo del danno e la valutazione dell’agibilità di edifici in seguito ad evento sismico.
Membro della Commissione Sismica della Federazione Ingegneri dell’Emilia-Romagna.
Autore di testi e articoli tecnici, docente, blogger.

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L'autore
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