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Grattacieli: i segreti di Adrian Smith, padre degli edifici più alti del mondo

Abbiamo intervistato Adrian D. Smith, figura chiave per la realizzazione di grattacieli come il Burj Khalifa di Dubai e la Kingdom Tower in Arabia Saudita. Per parlare di aspetti strutturali, forma e 'performance'

Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo
Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo
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Dopo l’intervista a Dennis Poon, prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei segreti strutturali dei grattacieli e degli edifici più alti del mondo. Adrian Smith, statunitense, si può davvero considerare uno dei padri dei più alti grattacieli esistenti. Trentacinquennale capo-commessa dello studio Skidmore, Owing e Merrill (SOM), nel 2006 fonda lo studio Adrian Smith + Gordon Gill Architecture, insieme ai soci Gordon Gill e Robert Forest. Laureato in Architettura presso la University of Illinois a Chicago, al suo operare in SOM sono attribuibili edifici alti quali il Burj Khalifa a Dubai (828 m), la Zifeng Tower a Nanjing (450 m), la Trump International Hotel & Tower a Chicago (423,2 m), la Jin Mao Tower a Shanghai (420,5 m) e la Pearl River Tower a Guangzhou (309,4 m). Lo studio, che attualmente conta oltre 100 dipendenti tra Chicago e Pechino, si occupa della progettazione di megatall quali la Kingdom Tower a Jeddah, che, ultimata, sarà la più elevata al mondo con i suoi 1.000 m, il Wuhan Greenland Center (636 m) e il Chengdu Greenland Tower (468 m). L’obiettivo: migliorare le prestazioni di ogni singolo sistema tecnologico.

Clicca la gallery per vedere alcuni dei principali progetti a cui ha lavorato o sta lavorando Adrian Smith

Come è variata, negli ultimi 10/15 anni, la percezione architettonica legata al concept dei grattacieli asiatici rispetto, ad esempio, alla Jin Mao Tower e al Taipei 101, che occhieggiavano alle forme delle pagode dell’architettura tradizionale cinese?
Non posso esprimermi a riguardo del Taipei 101, se non introducendo, dapprima, il modo con cui la tecnologia ha permesso di comprendere al meglio le differenti forme attribuibili ai supertall (edifici alti compresi tra i 300 e i 600 m, come individuato dal CTBUH, ndr). Questa, insieme alle aspirazioni che ciascuna di queste torri dovrà incarnare all’interno del contesto fisico così come il rispettivo contesto sociale, ci consentirà di individuare nuove forme adeguatamente rispondenti alle esigenze degli utenti e della città in cui si andranno a collocare.
La Jin Mao Tower fu speciale al momento, poiché fu il primo edificio alto per eccellenza in Asia e, come tale, volli attribuirgli un senso di familiarità connettendolo alla cultura locale, così da essere intellettualmente accessibile ai propri utenti. Sono passati 23 anni da quando questo venne concepito e la nostra comprensione su come progettare e costruire queste torri è notevolmente avanzata, pur mantenendo fermo l’obiettivo di fornire il migliore apporto possibile alla società.

Jin Mao Tower © Nick Merrick - Hedrich Blessing

Jin Mao Tower © Nick Merrick – Hedrich Blessing

 

Come si combina la produzione di energia entro il perimetro dell’impronta dell’edificio (on-site) di tipo eolica, geotermica e solare nel processo di form-finding che avviene in ogni grattacielo? In che fase avviene questa ibridazione, definibile come una sorta di “contestualismo ambientale globale”?
La volontà progettuale di dotare torri di turbine eoliche e di generatori di energia che sfruttino quella solare discende dalle specificità del contesto ambientale in cui l’edificio andrà a calarsi. Ad esempio, come nel caso rappresentato dal disegno della Pearl Tower a Guangzhou, scoprimmo che il vento spirava prevalentemente dalla stessa direzione per quasi tutto il tempo e così, sin dall’inizio, orientammo la torre per sfruttare al massimo il vantaggio derivante da questa opportunità. In aggiunta, sagomammo ulteriormente l’edificio al fine di raccogliere le forze del vento per generare l’energia necessaria all’edificato. Le aperture nel tamponamento esterno vennero progettate per consentire alla turbine di originare energia anche in condizioni di velocità del vento piuttosto bassa. Scoprimmo che la presenza di tali zone nella struttura consentiva la riduzione dei fenomeni di “vortex shedding” gravanti sulla costruzione, accordando così il risparmio di materiale strutturale nella commessa.

Quanto è stata di ispirazione la “Mile High Tower” (nota anche come “The Illinois” o “Mile High Illinois”) di Frank Lloyd Wright per il concept della sua Jeddah Tower (o Kingdom Tower)?
Posso dire che la “Mile High Tower” non è stata una fonte di ispirazione per la progettazione Kingdom Tower, almeno non in modo consapevole. La forma della Kingdom Tower deriva, infatti, da criteri prestazionali guidati, e ispirati, dalla forma di un ramo di palma, simbolo di crescita e di vita nuova.

Kingdom Tower © Jeddah Economic Company-AS+GG Architecture

Kingdom Tower © Jeddah Economic Company-AS+GG Architecture

L’incremento delle quote altimetriche come influisce sul progetto, in termini di scelta della forma finale? Confrontando il Burj Khalifa con la Kingdom Tower, i 172 m in più di altezza sono assolti con uno forma differente, per ragioni legate per lo più al vento, immagino…
Poiché gli edifici si sforzano continuamente di crescere in altezza e divenire più compatti nella costante “lotta” per il titolo di più alto del mondo, è dunque prevedibile l’affermarsi di nuove sfide, in quanto questo rappresenta un campus naturale per la professione. Nel confronto tra il Burj Khalifa e la Kingdom Tower, questo fu in gran parte un processo evolutivo. Si trattava di perfezionare la forma al fine di migliorare la mitigazione delle azioni del vento, nonché svilupparne fattezze tali da consentire di essere più efficiente e facilmente costruibile, riducendo i transfer, ottimizzando la superficie esterna e i rapporti tra le differenti zone. Si verificò un interessante caso durante il processo di progettazione, proprio con il disegno dello sbalzo dell’eliporto. Quando si riscontrò che questi non avrebbe permesso l’ottimale atterraggio degli elicotteri sulla pista del pad, il committente lo ritenne comunque ideale circa le proprie esigenze di sosta nel percorso verso la guglia dell’edificio. Venne, dunque, mantenuta quella funzione e anche trasformato in un terrazzo per l’utilizzo dello stesso quale osservatorio pubblico.

“Nell’approccio costruttivo legato ai supertall, stiamo ancora scoprendo cose”, lei affermava in una intervista risalente al Marzo 2014. Ci può parlare delle recenti scoperte in tale campo e delle prospettive future nella realizzazione dei grattacieli di tipo megatall?
Sì, stiamo ancora scoprendo nuove possibilità legate al design e alle tecnologie impiegabili nei supertall. L’avanzamento tecnologico in questi campi sta favorendo la risoluzione di problematiche che ci permettono di perseguire torri più compatte. Ad esempio, l’introduzione del cavo piatto nel sistema ascensore riduce il peso dello stesso e permette di approdare a quote superiori come mai prima d’ora. Inoltre, la precisione dei test del vento e dei software per la simulazione fluidodinamica e termodinamica ci consente maggiore accuratezza nella comprensione dei carichi del vento sulle strutture alte. Materiali dotati di maggiore resistenza stanno contribuendo a rendere il monitoraggio della torre più efficiente e chiaro a struttura completata, al fine di predire al meglio il comportamento effettivo. Tutto ciò sta migliorando le nostre previsioni ingegneristiche nel processo di progettazione.

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