Grenfell Tower, tragedia annunciata? Riflettere su pannelli e facciate | Ingegneri.info

Grenfell Tower, tragedia annunciata? Riflettere su pannelli e facciate

Una ristrutturazione che pare essere controversa: la diagnosi di una tragedia annunciata? Una breve analisi delle possibili cause tecniche alla base della tragedia che ha colpito il grattacielo a Londra a partire dal 14 giugno scorso

© FB London Fire Brigade
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La Grenfell Tower, North Kensington di Londra, è una torre residenziale di 24 piani suddivisi in 120 appartamenti, realizzata nel 1974, e nel 2016 oggetto di un lavoro di ristrutturazione contestato quanto controverso. Con questo articolo vogliamo provare a proporre una riflessione su di una vicenda tragica che ha scosso l’opinione pubblica inglese, rea di 79 morti o dispersi e di 37 individui ancora in ospedale.

Per condurre questa analisi viene fatto affidamento sulle affermazioni riportate nell’articolo “Grenfell Tower residents say managaers ‘brushed away’ fire safety concerns” apparso sull’autorevole The Guardian il 14 Giugno scorso, a firma di Robert Booth e Calla Wahlquist. In esso, i contenuti indicano molteplici perplessità legate, principalmente, alla progettazione, alla ignifugicità dei materiali adottati e all’esecuzione tecnica dei lavori, come si può leggere:
“I sopravvissuti del disastro avevano già sollevato timori circa il fatto che vi era solo una via di fuga” e “preoccupazioni per il posizionamento di caldaie e tubi del gas, l’assenza di un allarme antincendio in tutto l’edificio così come di un sistema di sprinkler, oltre per gli accumuli di spazzatura con conseguente rischio di incendio”. Oltre a questi, “i timori dei residenti” si concentrarono su “l’installazione, da parte del National Grid, di tubi del gas nella rampa delle scale principale.”
“Le indagini”, spiega sempre l’articolo, “si stanno concentrando sulla causa del fuoco e come esso sia divampato così rapidamente nei 24 piani della torre, a quanto pare a causa del nuovo sistema di rivestimento termico installato, lo scorso anno, quale parte di una ristrutturazione costata £ 10m.” Continua lo stesso, precisando: “i vigili del fuoco, gli esperti di sicurezza antincendio e gli architetti sono allarmati dalla velocità con cui il fuoco si è propagato nella nuova facciata, in alluminio verniciato a polvere di poliestere, installata quale parte della ristrutturazione per migliorare l’isolamento e l’aspetto dell’edificio.”

Dunque, l’evento tragico di Londra riporta l’attenzione su una serie di problemi di sicurezza che si possono riscontrare all’interno degli edifici alti. Tali temi erano già stati affrontati in “Edifici Alti e Grattacieli: le facciate”, il secondo e-book delle trilogia tecnica dedicata al tema dei tall buildings scritta da Fabrizio Aimar e pubblicata da Wolters Kluwer. Circa i materiali possibilmente utilizzabili nel cladding di facciata legato agli edifici alti, sono indagate questioni quali l’analisi relativa al Life Cycle Assessment, la progettazione e, soprattutto, le tematiche relative alla ristrutturazione/rifunzionalizzazione delle facciate di tali torri.

Per quanto riguarda il frame in alluminio, è possibile vagliare possibili alternative rispetto al citato materiale, il quale può essere sostituito da altri in acciaio, pultrusi o vetroresina, a cui si affiancano esperimenti condotti anche sul legno. Per quanto riguarda le superfici opache, le alternative invece sono molte: pacchetti sandwich di vari materiali, alluminio (tipo alucore o alucobond), acciaio inox ecc.

Il problema di questi materiali risiede, però, nella relativa combustibilità, come dimostrato recentemente in vari incendi avvenuti a Dubai e dintorni, in cui il curtain wall di alcuni grattacieli è arso completamente. Diversi, infatti, sono gli incendi verificatisi in alcuni degli edifici alti negli Emirati Arabi, i quali hanno coinvolto anche i rivestimenti di facciata descritti nell’e-book sopra menzionato, da cui proponiamo un estratto:
“[…] Un caso significativo è dato dall’Address di Dubai (o The Address Downtown Burj Dubai), disegnato da Athinks nel 2008 e avvolto dalle fiamme nella notte di capodanno del 2016. Tale grattacielo, 94° al mondo per elevazione grazie ai suoi 302,2 m (ora è il 108°, ndr), si è reso protagonista di un rogo che ha interessato almeno 20 piani dell’edificio, domato dal sistema di sprinkler interno e da 4 squadre di vigili del fuoco.
Copiose le critiche mosse a riguardo, additando l’elevata quantità di materiale di rivestimento fissato all’esterno dell’edificio, aventi finalità di coibentazione, quale possibile veicolo alla diffusione del fuoco. Dunque, questo accadimento ha sollevato grossi interrogativi sulla sicurezza dei rivestimenti di facciata di tali colossi, rinfocolati dalle dichiarazioni di un quotidiano locale, il The National. Questi riporta come: “[…] Gli esperti riferiscono che la maggior parte dei circa 250 grattacieli di Dubai utilizzino pannelli di rivestimento con anime termoplastiche”, in cui tali “pannelli possono adottare materie plastiche o poliuretano interposta tra i fogli di alluminio”.

Dunque, pare trattarsi proprio di un pannello composito in alluminio con struttura a sandwich, composta da due lamine di alluminio esterne di basso spessore legate a caldo su uno strato centrale costituito da materiale sintetico (quale il Polietilene a bassa densità). Inoltre, l’alluminio presenta un basso punto di fusione (pari a 660,32 °C), tale da favorire la propagazione dell’incendio sia nel piano che in elevazione, rendendo necessarie l’installazione di una sorta di striscia tagliafuoco ad altezze prestabilite.

Probabilmente consci di questo, gli Emirati Arabi Uniti hanno rivisto il proprio codice di sicurezza relativo agli edifici nel 2013, con l’obiettivo di rendere più severi i requisiti prestazionali di resistenza al fuoco nel cladding di nuova posa oltre i 15 m di altezza. Ma, ovviamente, tali nuove disposizioni non possono essere applicate alle torri costruite prima di quell’anno; dunque, molti grattacieli del Paese non rientrano all’interno dei nuovi limiti imposti, proprio come il The Address Downtown, completato appunto nel 2008.
Quindi, c’è da augurarsi che scene apocalittiche come quelle del film del 1974 diretto da John Guillermin e da Irwin Allen ‘L’inferno di cristallo’ restino pura finzione cinematografica, tuttavia consci che possibili rischi alla vita umana possono avere luogo in edifici alti a livello globale.”
Un monito e un auspicio, disatteso però dai tristi fatti di cronaca. Come negli Emirati Arabi Uniti, anche il governo inglese pare stia mettendo in campo le prime strategie di verifica e salvaguardia, sempre riprendendo quanto cita il The Guardian: “Il disastro ha scatenato una revisione da parte di professionisti della costruzione di decine di progetti di ristrutturazione che coinvolgono simili re-cladding intrapresi in questi ultimi anni. Il Policing and Fire Minister, Nick Hurd, ha annunciato controlli sui progetti attualmente in corso.”

Tuttavia, le norme progettuali di sicurezza antincendio parrebbero essere state osservate, secondo quanto conferma un architetto implicato nei progetti di re-cladding. Egli, infatti, ha asserito che: “il rivestimento della torre è stato progettato per includere fasce tagliafuoco ad ogni piano e dietro ogni finestra”. Perciò, altre remore potrebbero sorgere sull’esecuzione dei lavori, in quanto “se il rivestimento fosse stato installato correttamente, le fiamme non sarebbero state in grado di divampare attraverso le intercapedini.”

Leggi anche sui grattacieli: Ping An Finance Center: rivestimento e curtain wall del grattacielo

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