Il bambu' come materiale strutturale, la ‘sfida' di Bambuseto | Ingegneri.info

Il bambu’ come materiale strutturale, la ‘sfida’ di Bambuseto

Giacomo Mencarini e' fondatore, insieme a Stefano Martinelli, di Bambuseto: realta' toscana che progetta e realizza interventi in bambu'. E' lui a raccontarci storia, proprieta' e diffusione del bambu' quale materiale da costruzione

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Installazione alla Triennale di Milano

Da dove trae origine l’impiego del bambù in architettura?

L’uso storico del bambù è strettamente legato alla sua diffusione botanica nel pianeta, per cui sostanzialmente possiamo annoverare da una parte la tradizione asiatica, dall’altra quella dell’America latina.

La sua caratteristica prolificità a fronte di uno sforzo praticamente nullo di coltivazione – si tratta, in altri termini, di una pianta spontanea e invasiva – ne ha inevitabilmente fatto uno dei materiali principe nelle tradizioni popolari, come la terra cruda – solo per citare un altro classico.

Ma indiscutibilmente il bambù batte tutti i materiali per una ragione fondamentale: la sua versatilità ad innumerevoli usi. Non a caso in Cina come in Giappone il bambù è sacro. In edilizia popolare, le canne di bambù sono da sempre utilizzate come struttura per le abitazioni; fatto in strisce e intrecciato va a costituirne le pareti, come pure stuoie a pavimento. Per edifici più grandi, quali anche grattacieli, il bambù è utilizzato per realizzare ponteggi super leggeri ed elastici.

Cloud & Table – Berlino

E oggi, quali sono i principali impieghi del bambù?

Restando in ambito architettonico ma avanzando nella tecnica e nel tempo, oggi con le canne di bambù sono realizzati ponti e strutture di dimensioni considerevoli; in Colombia, a Cuba e in altri paesi il bambù è usato come armatura nel cemento, per costruire pareti e solai di case; per non parlare del bambù lamellare, una realtà già esistente e prossima alla diffusione che potrebbe “spiazzare” il legno, la cui capacità riproduttiva è ridicola al cospetto del bambù.

E difatti proprio per questo anche in Occidente fanno sempre più apparizione oggetti in bambù di uso quotidiano, di produzione industriale, come ciotole, taglieri e altri attrezzi da cucina e per la casa, oppure caschi per motociclette, telai per bicicletta superleggeri, e molto altro.

E che dire di usi e trasformazioni ignote ai più, in parte già consolidate in parte in fase di sperimentazione persino in Italia, che ne fanno una fibra tessile o materiale per produrre carta. Tutto questo per non parlare della commestibilità dei germogli di alcune specie di bambù, un piatto tipico della cucina asiatica in voga anche in Occidente soprattutto tra i vegetariani.

Progetto per Missoni

Facciamo un passo indietro e torniamo alla pianta per comprendere bene le proprietà di questo materiale.

Cominciamo da ciò che non si vede: le radici. Il tessuto radicale del bambù è una fitta rete in cui corrono e si intrecciano i rizomi. Una tale connessione va a creare una “armatura” nel terreno ed è per questo che nella letteratura anche moderna e occidentale dell’ingegneria ambientale, si annovera  l’impianto di bambù come rimedio naturale ai fenomeni di smottamento ed erosione.

Ma se è ammissibile ignorare le radici, non altrettanto lo è per le foglie. Indipendentemente dalla specie di cui si tratti, se ne contano oltre 1.000, l’apparato foliare dei bambù possiede due proprietà che di per sé ne farebbero motivo se non di sacralità, quantomeno di profondo rispetto e venerazione. Innanzitutto la quantità, basti pensare che la superficie foliare di un bosco di bambù è nettamente superiore a quella di qualsiasi altro bosco. E qui veniamo all’altra caratteristica: la persistenza: la pianta di bambù è un sempreverde. Una pianta che non ha bisogno di cure per crescere, che si diffonde rapidamente senza alcun apporto artificiale, ricchissima di foglie sempreverdi…un polmone che rilascia ossigeno senza chiedere alcunché in cambio.

Mi piace citare un’applicazione che fa tesoro di queste caratteristiche “minori” appena elencate: la piantagione di bambù sopra le cosiddette colline di rifiuti, discariche a cielo aperto che non si sa mai come “tenere ferme” e “chiudere”. Anche in questo caso fa scuola la Cina, Shangai se ben ricordiamo, dove quella che era una discarica inizialmente periferica, diventata poi centrale data l’espansione metropolitana, è oggi un parco in cui i bambini giocano…in mezzo al bambù, naturalmente.

Scultura sul mare

E in Italia? Qual è la diffusione del bambù come materiale “alternativo”?

In modo quasi insospettabile molto di quanto sinora detto, si muove anche in Italia. A commercializzare capi di abbigliamento con fibra in bambù è un noto brand italiano di fama internazionale; la sperimentazione per farne carta è in corso presso una cartiera toscana; in Piemonte c’è un vivaio tutto di bambù che esporta foglie per tè e per la cosmetica, oltre a produrre germogli per l’alimentazione, campo questo in crescente espansione nel nostro paese. Nel campo dell’architettura in senso lato, comprendendo quindi design, artigianato ed edilizia, si fa strada in Italia, da qualche anno, Bambuseto, dovendo innanzitutto combattere con luoghi comuni, pregiudizi e tanta ignoranza in materia.

Rivestimento di un edificio

Ci racconti di Bambuseto

Dietro al nome Bambuseto – il termine italiano per “bosco di bambù” – si celano due trentenni toscani, il cui percorso li ha fatti inciampare in un bosco di canne vicino casa. E da lì, dal bambuseto appunto, è nata una storia cominciata come un passatempo nel 2008, che prosegue tuttora come una sfida. Starsene nel bosco di bambù era troppo bello per rinunciarvi, e così dopo 3 anni i due decidono di provare a fare della loro attività una fonte di reddito. Attività che per anni è stata quasi esclusivamente quella di pulizia straordinaria del bosco; quindi la vendita delle prime canne, il taglio mirato, la stagionatura…e la costruzione delle prime strutture.

Paratia e struttura per rampicanti

Oggi Bambuseto vende canne provenienti dal proprio bosco, progetta e con queste realizza strutture funzionali come puramente estetiche, temporanee ma non solo. Io e l’altro fondatore di Bambuseto ci definiamo “artigiani del bambù” e le nostre opere sono realizzate con semplici strumenti a mano e le canne che utilizziamo le abbiamo viste crescere.

Nel nostro cammino abbiamo avuto clienti e instaurato collaborazioni di sempre maggiore livello in campi disparati. Tra i primi, solo per citarne alcuni: Poliform, ,Missoni, Vannucci Piante, tra i più grandi vivai in Italia. Tra le altre collaborazioni, citiamo quella con il “vegetal designer” Alexis Tricoire, che ha portato alla costruzione di 8 sfere di oltre 3 metri di diametro, che si trovano sospese in un centro commerciale di Parigi. Ancora in corso, invece, quella con lo studio berlinese ZRS, vincitore tra gli altri del premio Aga Kahn nel 2007 per la nota scuola in Bangladesh, tutta in bambù e terra cruda. Per lo studio, Bambuseto ha fornito il materiale con cui sono state realizzate opere presentate a Villa Massimo a Roma ed esposte poi al Walter Gropius Bauhaus di Berlino; con lo studio, è in corso la progettazione di una torre di 8 metri che sarà esposta a Milano in occasione dell’evento Green Utopia, durante il Fuorisalone.

Scultura per esterni

Siete impegnati anche in attività formative per far conoscere le proprietà del bambù come materiale da costruzione ai progettisti?

Mentre continua a promuovere e diffondere la conoscenza del bambù e delle sue potenzialità, tramite attività formative e informative, portando avanti tra l’altro la sfida di affrancare il bambù dall’immaginario collettivo – anche tra i progettisti – che lo vede legato prevalentemente quando non in modo esclusivo al gusto “etnico”, Bambuseto ha avviato l’ulteriore sfida di elevare la canna di bambù al rango di materiale ufficialmente strutturale, anche in Italia. Molteplici le strade percorse per raggiungere questo obiettivo: dalla realizzazione di strutture vere e proprie in scala 1:1, ai test di laboratorio, in corso presso l’Istituto ETH di Zurigo e presso la Facoltà di architettura di Firenze.

Quest’ultima testerà prossimamente anche gli archi di Canyaviva, gruppo con sede a Barcellona e  altra fresca collaborazione di Bambuseto: archi realizzati nella fattispecie con il bambù verde di bambuseto, rilegato in fasci, a creare strutture portanti dalle forme organiche.

Struttura-scultura per rampicanti

Copertura ombreggiante

Gazebo in spiaggia

Gazebo-separé

Lampada per esterni

Scultura arredo PER interni – Appartamento a Roma

Scultura guscio per matrimoni

Scultura in piazza

Scultura-arredo per esterni

Spheraerea – Parigi

Stella Cometa – presepe

Struttura-scultura

Martin Gropius Bau – Berlino

Green Utopia 2015

Il legno come materiale da costruzione sarà tra i protagonisti di Green Utopia 2015, seconda edizione della manifestazione dedicata alla cultura ‘verde’ e alla sostenibilità del costruire, che si svolgerà dal 14 aprile all’8 maggio 2015 alla Fabbrica del Vapore, in via Procaccini 4 a Milano.

L’edizione di 2014 di Green Utopia è stata considerata unanimemente la proposta più interessante di tutta la Milano Design Week 2014 e, quest’anno, oltre a inserirsi nel contesto della settimana milanese del design, composta da Salone del Mobile e Fuorisalone, Green Utopia “apre le porte” a Expo 2015, ospitata a Milano a partire dal 1° maggio 2015. L’architettura vegetale entra quindi di diritto nei temi portanti di Expo 2015. 

Green Utopia è uno degli eventi di Sharing Design, la manifestazione a cura di Milano Makers dedicata al design autoprodotto.

Il team di Green Utopia 2015

Ideazione e coordinamento: Arch. Maurizio Corrado.

Gruppo di progetto: Roberto Maci, Riccardo Rigolli, Andrea Facchi, Claudia Mendini, Francesco Poli, Giacomo Mencarini.

Installazioni aziendali a cura di: Luca Gnizio

In collaborazione con: Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza di Roma; Ziegert, Roswag, Seiler Architekten Ingenieure, Berlino; gruppo Caña Viva, Barcellona.

Visual marketing: Paolo Schianchi, Christiane Burklein, Francesco Cibati

Media partner: Wolters Kluwer Italia

Patrocini: Accademia di Belle Arti di Verona; Accademia di Belle Arti di Bologna; La Sapienza Università di Roma, Facoltà di Architettura, Dipartimento di architettura e progetto; DMC Design Management Consulting; ADI Associazione Design Industriale.

Con l’adesione di: Aiapp, Associazione italiana di architettura del paesaggio, sez. Lombardia.

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