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Il Bim è ‘radicale’: parola di Jim Lynch

Perche' il Bim sta cambiando in modo radicale il modo di 'fare' prodotti, compresi gli edifici? E quali sono le prospettive per l'Europa? Lo abbiamo chiesto a Jim Lynch, vice presidente per il settore Aec di Autodesk

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Un’immagine dalla Autodesk University 2014, svoltasi a Las Vegas dal 2 al 4 dicembre 2014. 

E’ probabile che la Autodesk University tenutasi a Las Vegas lo scorso dicembre 2014 sia stata una delle edizioni di maggior successo della storia di questo evento. Concepita come un ibrido tra un meeting di formazione professionale e un grande spettacolo dedicato all’innovazione e alle tecnologie, la University di quest’anno ha raccolto oltre 10mila presenze internazionali.

E insieme ai ‘tradizionali’ partecipanti, principalmente progettisti, ingegneri e architetti, mai come quest’anno l’evento si è ‘aperto’ all’universo dell’innovazione industriale, con i makers, la stampa 3d, la robotica, i droni, i sensori intelligenti, la biomedicina e molti altri nuovi campi di sviluppo tecnologico a prendersi gli spazi di attenzione principali.

Tutte realtà che negli Stati Uniti non appaiono più come puri ‘esperimenti’ estemporanei, strade difficilmente perseguibili a livello macro, ma che sembrano sempre più integrate nei processi produttivi, in particolare per quel che riguarda l’industria delle costruzioni. Non a caso l’enorme ombrello che riunisce tutti, dai contractors al 3d printing, è il Building information modeling (Bim), il rivoluzionario paradigma-guida della progettazione sul quale Autodesk ha scommesso già ormai da anni (ma che in Italia è ancora percepito come ‘il futuro’, anche da molti studi di progettazione rinomati).

A Las Vegas abbiamo parlato di quanto sia effettivo e ‘radicale’ il cambiamento imposto dal Bim e dai suoi strumenti nel processo del ‘fare edifici’ con Jim Lynch, ‘veterano’ dell’industria del Cad e oggi Vice president of the Building Line Group per l’Architecture, Engineering, & Construction Division (Aec) di Autodesk.

A Las Vegas si è parlato molto di cambiamenti radicali nel concetto stesso del ‘fare cose’, del ‘produrre prodotti’, che siano oggetti, edifici o infrastrutture. Come si posiziona il Bim in questo mutamento rivoluzionario e qual è la strategia di Autodesk?

Ciò che stiamo cercando di fare è ampliare il concetto di Building information modeling (Bim) rispetto alla situazione attuale, in cui esso è principalmente adottato dai progettisti e dal designer. Da un lato vogliamo espanderlo fino alla fase precedente, quella del ‘conceptual design’ e della pianificazione, dall’altro vogliamo farlo arrivare fino alla fase più operativa e fino ai makers veri e propri.

Stiamo cercando di far sì che il Bim caratterizzi il processo fin dal design concettuale passando verso la pianificazione e fino al cantiere stesso: immaginiamoci quali potrebbero essere i vantaggi del poter monitorare direttamente sul sito un problema della costruzione, immortalandolo ad esempio con un iPad e condividendolo immediatamente con il team di design, in modo da poterlo risolvere velocemente.

L’idea è estendere il Bim anche agli aspetti di gestione della struttura: stiamo presentando ad esempio un tool per il Building Asset Management, che funziona da dispositivo mobile e che ti permette di prendere segmenti di informazione dal processo costruttivo e gestirli nella loro unità.

Per far questo stiamo anche facendo partnership con aziende che sviluppano strumenti specifici: ad esempio con Panoramic Power, che ha sviluppato speciali sensori che vengono agganciati facilmente a cavi di qualsiasi tipo nella struttura e sono in grado di monitorare in tempo reale la presenza di picchi o vuoti o altri problemi, riportandoli rapidamente al proprietario o a chi gestisce l’edificio. Credo sia un’esemplificazione concreta di quel che viene chiamato Smart Building.

Jim Lynch, Vice president of the Building Line Group per l’Architecture, Engineering, & Construction Division (Aec) di Autodesk.


Questo processo tuttavia non può avvenire con tempi e modalità identiche ovunque. E in alcuni casi non è detto che sia una strada di successo.

Sappiamo che geografie e Paesi differenti hanno sviluppato una penetrazione del Bim piuttosto differente, ed è fondamentale per noi approcciare questo mercato in modo graduale, specie in quei Paesi che non hanno adottato ancora il Bim per tutto il processo.

Certamente alcuni dei processi che sperimentiamo sono scommesse non sicure, che contengono rischi. Anche se a volte tracciamo strade che si rivelano non essere delle idee di successo, c’è molto da imparare dallo stesso processo di sviluppo.

Gli strumenti Autodesk per l’architettura e l’industria hanno spesso mutuato processi e tecnologie dagli altri ‘rami d’azione’ aziendali, dall’intrattenimento e al gaming. Può farci un esempio efficace di come questi processi si influenzino a favore della building industry?

Va fatta una premessa. Credo che al momento ci siano due cose interessanti che stanno accadendo a livello construction. La prima è il cambiamento nel modo in cui gli edifici vengono realizzati: la prima è che i costruttori e i contractors tendono ad agire sempre più come industrie manifatturiere. Pensiamo alla tendenza a prefabbricare gli elementi degli edifici e assemblarli in situ, riuscendo a pianificare meglio le operazioni e a contenere in modo più preciso i costi, e questi sono comportamenti affini all’industria. La seconda è l’aumento di centralità della pianificazione della costruzione, e quindi della simulazione: oggi i contractors devono principalmente capire come contenere e ottimizzare i costi al meglio. Perciò diventa sempre più importante poter simulare esattamente come sarà il cantiere e ciò che dovrà accadere per ridurre al massimo gli imprevisti.

Da qui l’idea di ‘simulare’ non solo il modello di funzionamento dell’edificio, ma lo stesso processo.

Esattamente. Tra le varie strade che stiamo tentando, c’è quella di un sistema che permetta di simulare il funzionamento del sito costruttivo prima dell’arrivo, ad esempio, dei camion, delle betoniere e persino degli operai. C’è anche un nostro cliente tedesco che si sta specializzando in design delle impalcature, riuscendo a comprendere in quale punto del cantiere servirà una determinata struttura del sostegno.

Penso che sia la combinazione di questi due aspetti – da un lato la preponderanza della simulazione, che permette ai contractors di fare previsioni sempre più precise, dall’altro all’aumento dell’aspetto manifatturiero e della prefabbricazione nei processi costruttivi – la più importante tendenza ‘distruttiva’ del modo tradizionale del costruire oggi.

E che avrà benefici importanti non solo in termini di costi, ma anche di sicurezza.

Certamente. La pianificazione del processo per ragioni di sicurezza gioca un ruolo centrale in questo processo. Molti dei nostri utenti che usano il sistema A360 dichiarano di utilizzarlo principalemente sia per gestire i problemi del processo, sia per pianificare e controllare gli aspetti della sicurezza. Poter pianificare e simulare le situazioni che potenzialmente creano all’interno di un cantiere un determinato rischio è cruciale.

Un’immagine dallo spazio espositivo della Autodesk University 2014, a Las Vegas.

Rispetto alla diffusione del Bim, il mondo ci appare diviso tra Paesi che lo stanno portando avanti come strategia di sviluppo, e altri dove ancora è ‘confuso’ con una semplice versione ‘avanzata’ del Cad.

Abbiamo molti clienti che stanno implementando il Bim. AutoCad può essere inteso come parte del processo Bim, ma è comunque più legato alla parte creativa del processo. Ciò che stiamo cercando di fare specialmente nei Paesi che adottano il Bim più lentamente è condividere le storie di successo di chi ha deciso di farlo, quali sono stati i benefici in termini di maggiore previsionalità, miglior gestione dei costi, miglior produttività del design, che tra l’altro era la ‘promessa originale’ di Revit, perché appunto grazie al software colleghiamo automaticamente il design al modello.

Allo stesso tempo vediamo che il Bim viene implementato e diventa uno standard dove c’è un obbligo, o da parte del privato o da parte dei governi. Quando il Gsa – l’agenzia statunitense governativa che gestisce le proprietà – decisero di rendere obbligatoria l’implementazione del Bim abbiamo visto una rapida crescita dell’adozione del modello Bim. E la stessa cosa sta accadendo nel Regno Unito, a Singapore, in Giappone e presto accadrà anche in Cina. E’ vero che quando ciò accade per gli studi di architettura, le società di ingegneria e i contractors non c’è altra scelta che ‘adattarsi’, ma allo stesso tempo sono loro stessi che presto sperimentano i vantaggi e i benefici dell’implementazione.

C’è anche un mutamento generazionale che sta promuovendo il paradigma del Bim?

Negli Stati Uniti e anche nel Regno Unito i percorsi di studio che fanno gli studenti di architettura stanno cambiando sensibilmente. In molti corsi gli architetti del futuro possono lavorare in grandi laboratori attrezzati per ‘fare’ direttamente, e imparare dallo stesso processo del ‘fare cose’, che è una deviazione forte da quello che sono stati i corsi di architettura fino ad oggi. Se mettiamo in relazione questo cambiamento con l’importanza crescente dei metodi manifatturieri/industriali all’interno del ‘fare edifici’ ci renderemo facilmente conto di come questi stessi studenti saranno i maggiori promotori del cambiamento. Un po’ come si parla della rivoluzione portata dai ‘nativi digitali’ nella società man mano che crescono, potremmo parlare di ‘nativi Bim’, che lavoreranno presto – e già lo fanno – secondo metodi totalmente inediti.

Conosco molti progettisti giovani formati secondo questo nuovo paradigma ed esperti Bim che lavorano in studi affermati, con architetti anagraficamente più grandi di loro, e che però già occupano ruoli centrali all’interno del processo, se non indispensabili.

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Infine, un pensiero sull’Italia. Qui una delle questioni più ‘delicate’ è legata al recupero del patrimonio edilizio esistenti.

Se progettare nuove costruzioni negli Stati emergenti è chiaramente più ‘semplice’, negli Stati che hanno un economia consolidata – come l’Italia – la maggioranza degli interventi si concentra sul retrofit dell’esistente. Perciò gli strumenti software devono essere pensati al meglio per soddisfare questa esigenza.

In questo senso negli ultimi due anni abbiamo investito molto nel reality capturing, quindi nella capacità di catturare le condizioni esistenti e trasferire quelle informazioni all’interno di un ambiente Revit (e quindi in un modello Revit). Un ambiente esistente richiede molto tempo per essere analizzato: per questo scopo abbiamo investito in particolare in strumenti come il laser scanning e la fotogrammetria. E man mano che questa tecnologia diventa sempre più potente vediamo un suo crescente uso.

Io sono fiducioso sull’Europa e anche sull’Italia. Del resto da voi si sta facendo un esperimento molto importante, proprio con gli edifici esistenti, quello del restauro del Teatro Lirico di Milano.

Rendering del progetto di restauro del Teatro Lirico di Milano, che ha raccolto la collaborazione gratuita di Autodesk.

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