Il crollo di Torre Annunziata e la sicurezza delle murature: l’opinione di Andrea Prota | Ingegneri.info

Il crollo di Torre Annunziata e la sicurezza delle murature: l’opinione di Andrea Prota

Dal tragico crollo della palazzina alle trasformazioni non monitorate, dalla monoliticità dei pannelli murari al sismabonus: la nostra intervista al prof. Andrea Prota, ordinario di Tecnica delle Costruzioni all'Università Federico II di Napoli

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Il crollo della palazzina di Torre Annunziata e le sue vittime hanno messo nuovamente in evidenza le criticità del costruito esistente e confermato l’importanza di tenere sotto controllo le trasformazioni che gli edifici esistenti subiscono negli anni. Proprio queste trasformazioni, se non monitorate, possono portare a quadri di dissesto via via crescenti che poi possono capitolare in lesioni o in gravi dissesti delle strutture portanti, mettendo a repentaglio l’incolumità di persone e beni.
L’edificio di Torre Annunziata era una struttura in muratura in tufo con solai laterocemento. Preliminarmente si può pensare ad interventi eseguiti negli anni che abbiano cambiato l’organismo strutturale.
Due i termini che balzano subito agli occhi: muratura ed interventi. Il primo è spesso associato, talvolta erroneamente, ad una cattiva tecnologia costruttiva, il secondo può inficiare sul comportamento meccanico e prestazionale del primo. A questo proposito abbiamo raggiunto telefonicamente il professore Andrea Prota, Ordinario di Tecnica delle Costruzioni, dell’Università Federico II di Napoli con cui si sono approfonditi temi direttamente correlabili agli edifici in muratura, con un’attenzione all’utilizzo intelligente del Sismabonus nonché dell’auspicato fascicolo del fabbricato.
Come noto”, spiega il prof. Prota, “l’edificio in muratura deve avere il cosiddetto comportamento scatolare ma per soddisfare tale requisito, vi sono aspetti che devono essere soddisfatti prima di guardare alla struttura nel suo complesso. Nelle attività di agibilità post-sisma che ho svolto negli anni, in particolare nell’ultima esperienza nel Centro Italia, le labilità riscontrate ancor prima dei meccanismi fuori piano riguardano la monoliticità del paramento murario che può venire a mancare in presenza di una malta avente una scadente qualità o conci lapidei di dimensioni o forma tali che non consentono l’ingranamento nello spessore murario. Queste situazioni fanno sì che il pannello murario non sia riconducibile ad un macroelemento, bensì sia il risultato dell’insieme non omogeneo di porzioni mal coese tra loro”.

Come rilevare preventivamente questa situazione e come agire?
La conoscenza è alla base dell’intervento: il semplice scrostamento murario non è un rilevatore esaustivo circa la composizione muraria nello spessore, deve essere accompagnato da indagini quali ad esempio la semplice endoscopia. Se la tessitura è regolare è possibile, ad esempio, prevedere iniezioni di malta, nel caso invece di una muratura non coesa è preferibile pensare ad un intervento che ristabilisca la connessione tra gli elementi, ad esempio l’intonaco armato”.
Una volta assodata la monoliticità dei pannelli murari è quindi possibile fare il passo successivo: lo studio dei meccanismi locali, ovvero il comportamento fuori piano degli elementi che anticipano la crisi della costruzione inducendo ad un collasso anticipato e non consentendo alla costruzione di sviluppare appieno la sua risposta. Si conclude, studiati e sanati i possibili meccanismi, con l’interpretazione della risposta meccanica della costruzione nel suo complesso”.

Questo di fatto rappresenta il normale iter che il professionista dovrebbe seguire quando il suo incarico prevede l’intervento su una struttura muraria (adeguamento o miglioramento o intervento locale) ma spesso le risorse a sua disposizione sono limitate e le condizioni al contorno spesso gli sono sfavorevoli.
Da qui si apre un altro problema: la valorizzazione, non solo economica, del professionista unita alla sua formazione ma anche allo spirito critico della Committenza, che non sempre ha chiara l’entità dell’intervento che sta richiedendo. In qualità di Segretario dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli, e come altri Ordini nazionali, appoggiamo la reintroduzione dei minimi tariffari ma al contempo auspichiamo una seria e corretta informazione al cittadino per far comprendere le vulnerabilità del costruito dove abita, sensibilizzandolo sulla sicurezza propria e dei propri cari. Dobbiamo parlare non solo tra tecnici, ma aprirci, per far comprendere le mitigazioni dei rischi anche al profano della materia”.
Il problema però che si pone è che spesso il tecnico si interfaccia con un singolo condomino, il pensiero di interagire con un unico proprietario è una situazione remota, soprattutto nel caso degli aggregati edilizi sarebbe auspicabile un intervento sinergico, ma la disponibilità non sempre è coesa da parte di tutti i proprietari.
È proprio per questo che l’informazione al cittadino è fondamentale, i tecnici devono parlare un linguaggio comprensibile”.

Il passo successivo è il fascicolo del fabbricato?
Di fatto è un documento utile che però ritengo, non debba essere cogente, in quanto di fatto dovrebbe rientrare nella normale dinamica dell’intervento la redazione di una preliminare cronistoria sull’edificio e sulle sue trasformazioni strutturali nel tempo. Temo che l’obbligatorietà del fascicolo del fabbricato potrebbe rischiare di diventare altra carta da produrre senza che però gli venga attribuito il giusto valore. Si tratta di una carta di identità che deve accompagnare la costruzione e non il proprietario del momento”.

L’incentivo è quindi di responsabilizzare il tecnico ma anche il privato: il primo, nonostante gli studi seguiti e l’esperienza maturata, deve tenersi aggiornato ed erudito sulle strutture murarie al fine anche di consigliare il migliore intervento al suo committente. Il Sismabonus sembra aver aperto la strada ad una maggiore responsabilità e coscienza del costruito? Il metodo semplificato, previsto per le strutture murarie, non rischia di svilire e banalizzare l’intervento costruttivo?
Il metodo semplificato, di cui sono sostenitore, nonostante l’aggettivo che lo qualifica, presuppone comunque tutti gli aspetti conoscitivi per il riconoscimento della tecnologia muraria e dell’organizzazione della struttura, aspetti essenziali per progettare interventi locali che siano in grado di migliorare realmente la risposta in caso di azione tellurica. Da ingegnere dico che, se possibile, è sempre meglio procedere con un’analisi globale ante e post intervento; purtroppo però vi sono molti casi, specie riguardanti gli aggregati dei nostri centri storici, in cui credo che solo interventi locali ben progettati siano realizzabili, e per questi casi il metodo semplificato è un importante strumento”.

Cosa può dirci sui costi di interventi locali e di miglioramento?
Su questo tema un utile riferimento è il Libro Bianco ReLUIS-DPC “Libro bianco sulla ricostruzione privata fuori dai centri storici nei comuni colpiti dal sisma dell’Abruzzo del 6 aprile 2009” in cui sono contenute indicazioni sulle tipologie di intervento locale e globale in funzione del giudizio di agibilità attribuito alle costruzioni in occasione del terremoto de L’Aquila, nonché le analisi di costo degli interventi di riparazione e rinforzo” (download qui).

Soggetto intervistato

Prof. Prota Professore Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II dal 1° novembre 2015.
A partire dal sisma del 6 aprile 2009 fa parte del gruppo di lavoro del Consorzio InteruniversitarioRete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica (ReLUIS) che: ha coordinato, in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile, le verifiche di agibilità delle strutture pubbliche e strategiche di L’Aquila e di tutti i comuni del cratere, dei Comuni dell’Emilia Romagna dopo il sisma del 2012 nonché dei Comuni colpiti dal recente sisma del Centro Italia; ha collaborato con il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche di Lazio, Sardegna e Abruzzo allo sviluppo dei progetti ed alla direzione degli interventi sulle strutture scolastiche di L’Aquila e dei comuni del cratere; ha fornito supporto ai fini dell’istruttoria tecnica delle richieste di contributo ai comuni di L’Aquila e del cratere sismico.

Di seguito, l’intervista del Prof. Prota al Tgr Campania, rilasciata poche ore dopo la tragedia di Torre Annunziata.

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