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Il tetto retraibile più grande del mondo

Costato 1,5 miliardi di dollari, il tetto completato nel Mercedes-Benz Stadium ad Atlanta è composto da otto petali triangolari e semi trasparenti di EFTE lunghi 70 m, larghi 23 m e alti 12 m mossi da un complesso meccanismo in grado di chiudersi in meno di otto minuti

Mercedes_benz stadium
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Anche se con molti ritardi e svariati problemi, è in via di completamento ad Atlanta il nuovo Mercedes-Benz Stadium in cui, a partire da fine agosto, hanno iniziato a giocare le squadre cittadine di football, gli Atlanta Falcons, e di calcio, l’Atlanta United FC.

È stato realizzato su progetto di 360 Architecture per sostituire il Georgia Dome, impostato come una struttura chiusa che, ancora svettante sebbene non più funzionante accanto al nuovo stadio, è destinata a essere presto demolita nonostante sia operativa solo dal 1992. 360 Architecture, di Kansas City, è stato acquisito nel 2015 da HOK, gigante specializzato anche nella progettazione e realizzazione di strutture sportive (la cui sezione HOK Sport si è trasformata in Populous), per la costituzione della nuova divisione Sports + Recreation + Entertainment.

Il nuovo stadio ha una superficie di 186.000 mq e un numero di posti variabile dai 32.456 per le partite di calcio ai 71.000 per quelle di football e prende il suo nome, come ormai da tempo è consuetudine, dal main sponsor che ha sostenuto parte del costo della struttura, che si aggira sugli 1,5 miliardi di dollari (pari a 1,27 miliardi euro).

Mentre l’interno offre tutte le dotazioni più avanzate a servizio di giocatori e spettatori (tra cui il grande schermo continuo ovale che, quasi unico nel suo genere e nelle sue ragguardevoli dimensioni, abbraccia il campo dall’alto), la sua parte più caratteristica, sebbene non ancora funzionante all’apertura, è il tetto retraibile più grande del mondo.

Dichiaratamente ispirato all’oculo centrale della maestosa cupola del Pantheon di Roma e dal modo in cui la luce vi entra, è costituito da otto “petali” triangolari e semi trasparenti di EFTE (Etilene Tetrafluoroetilene) e impostato su una struttura metallica che, con un movimento e un effetto complessivi molto simili a quelli della chiusura dell’obiettivo di una macchina fotografica, a regime sono in grado di aprirsi e chiudersi in meno di otto minuti a un’altezza di 60 m sul campo.

Realizzati in quattro diverse dimensioni (basate su proporzioni di 70 m di lunghezza, 23 m di larghezza e 12 di altezza) per adattarsi alla forma ellittica dell’apertura, hanno complessivamente impiegato 21.000 tonnellate di metallo e si muovono lungo binari lunghi 90 m grazie a motori indipendenti che, movimentati da un singolo comando, devono funzionare perfettamente in sincronia per non perdere l’”effetto cerchio” all’apertura. L’interno dei petali è illuminato da luci LED che possono essere colorate quando la copertura è chiusa e di notte, mentre di giorno la trasparenza del materiale riesce a fare passare la luce esterna.

Diretta continuazione della copertura, il poliedrico involucro esterno è costituto da otto grandi strutture indipendenti e traslucide realizzate in EFTE che, contribuendo all’idea complessiva di movimento che avrebbe dovuto essere trasmessa dalla struttura, racchiudono un interno elevato per un’altezza pari a 16 piani e da cui è anche possibile avere viste sulla città.

Il nuovo Mercedes-Benz Stadium vuole essere una struttura anche consapevole della sostenibilità: sta infatti attendendo di essere certificato LEED platinum, alimentato da 4.000 pannelli solari, è dotato di una cisterna per la raccolta delle acque piovane e di spazi e strutture che possono essere messi al servizio della città.

Quella che chiude lo stadio di Atlanta non è che l’ultima, ma anche la più grande, finora la più complessa e ancora unica nel suo genere, copertura mobile in una lunga storia di tetti retraibili a copertura di strutture sportive (il primo venne realizzato nei primi anni sessanta a Pittsburgh), e che finora, nella varietà di volumi, forme e materiali, ha visto prevalere sistemi composti da due o più elementi che, traslando l’uno sull’altro o l’uno verso l’altro, chiudono l’apertura al di sopra del campo da gioco. Quelli architettonicamente finora più interessanti fanno uso di tensostrutture più o meno complesse, che, partendo dal centro dei campi, chiudono le parti centrali di stadi e arene muovendosi lungo un sistema di cavi: dal precursore, il plastico (e costosissimo) stadio olimpico di Montreal (Roger Taillibert, 1973), ai più recenti stadi nazionali di Varsavia e di Bucarest firmati entrambi dai tedeschi GMP Architekten e completati nel 2011.

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